L’edizione numero centootto del Tour de France ha da subito regalato spettacolo, ma è anche subito iniziato male relativamente alle tante cadute che hanno funestato le prime tre tappe; almeno un paio di brutti ruzzoloni di gruppo non sono sino ad ora mancati e, considerando che si è solo all’inizio, la speranza è che tutti si diano una bella (e salutare) calmata.

Gli spettatori, ma anche i corridori, perché la posta in palio (per chi corre) è alta, ma vale la pena buttare tutto via quando ancora i giochi non sono praticamente iniziati? Certo, le strade strette, tutti che vogliono stare davanti, i velocisti per giocarsi la tappa, i capitani per giocarsi la maglia gialla finale, però …. e se poi ci mettiamo qualche cretino/a che deve mettersi in mostra in tv o via selfie, ecco che vedi mucchi di bici e corpi aggrovigliati e doloranti, che a districarli ci vogliono minuti ed i medici e le ambulanze che non bastano per curare tutti velocemente.

Tanti, troppi sono i ruzzoloni già visti, gente che vola improvvisamente in curve pericolose, magari in discesa e con l’asfalto umido, arrotamenti che non stupiscono, dato che basta un attimo fuggente di distrazione e, vedendoli dalle riprese dell’elicottero, stretti come sardine, viene da chiedersi come facciano a stare in piedi, andare a sessanta all’ora in quelle situazioni.

Abitudine, bravura, anche fortuna, pur se quello è il loro mestiere e ci si abitua e determinate situazioni; però certo è pericoloso, e lo dico anche per l’esperienza di questi anni in cui ho spesso seguito il Giro d’Italia o altre corse in linea …. mi sono trovato più volte sulla strada ad attendere il passaggio dei corridori e, davvero, ci sono situazioni in cui c’è da avere paura.

Certo in salita le velocità sono ridotte, ma non sempre e non sempre i corridori arrivano alla spicciolata, al massimo in piccoli gruppetti e quando passano i velocisti la velocità è quasi da scampagnata, tanto basta rispettare il tempo massimo ….

A volte invece le situazioni sono ben diverse e …. non solo in discesa! Quasi duecento corridori che vanno a cinquanta/sessanta all’ora sono una massa che crea uno spostamento d’aria inimmaginabile e basta un piccolo spostamento di uno spettatore per combinare un “casino” e, ripeto a costo di essere noioso, lo dico per essermici trovato.
Giro d’Italia 2019, Cuneo-Pinerolo, un gruppetto in fuga ed il grosso dei corridori ad inseguire; al primo passaggio da Pinerolo, Nibali non è nelle prime posizioni del gruppo, così scatta di lato per portarsi più avanti; io sono dalla stessa parte della strada, ben coperto alla fine di un muro di terrapieno …. Vincenzo mi passa ad un metro (la foto lo testimonia), ma “sento” il suo passaggio come ci fosse stato un colpo di vento improvviso …. ed al passaggio successivo sono dalla parte opposta della strada, sul marciapiedi ….

Giorno successivo, si va da Pinerolo a Ceresole-Lago Serrù, ho promesso ad un amico di Frossasco di immortalare il passaggio della corsa in paese e così mi apposto in un punto strategico ad aspettare …. c’è una curva a novanta gradi, con la strada che esce dividendosi in due, con una parte che passa sotto un arco …. qui il gruppo arriva compatto e ad una velocità che …. manco in macchina …. sono sul marciapiedi (non larghissimo) ma …. è come stare alla stazione quando passa un treno in corsa e l’istinto vi fa fare un passo di lato per allontanarvi ….

Ecco, questo giusto per raccontare qualche piccola esperienza, con un gruppo lanciato in velocità, tralasciando i “soliti cretini” che in salita si mettono a correre affiancati ai corridori che stanno compiendo un grande sforzo, o quelli che accendono fumogeni come fossero in curva allo stadio, dimentichi che l’aria è già poca e non serve certamente tutta quella porcheria da respirare.

Ci pensano già i corridori a correre dei grossi rischi, se poi ci si aggiungono anche i tifosi …. che per fortuna non sono tutti imbecilli e vogliosi di mettersi in mostra, qualche volta in modo simpatico, senza trascendere o piazzarsi in mezzo alla strada, come la cretina che doveva salutare i nonni con un bel cartello che avrebbe dovuto mettersi su per …. scappando poi come nulla fosse successo!

Il ciclismo è bello come pochi altri sport, ma a volte è meglio seguirlo in tv, specie se non si è capaci di rispettare la fatica e l’impegno di chi ne è il vero protagonista; si attende per ore un passaggio che dura un attimo, ma la passione non deve mai degenerare o, peggio, diventare pericolosa per se stessi e gli altri.
Il Tour è solo alla terza tappa e già ci sono state cadute e ritiri in quantità abnorme, sarebbe bello che lo spettacolo fosse quello in bici e non a terra.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Vigliani

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