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IL SIMBOLO DELLA PACE

Ogni giorno senza saperlo ci imbattiamo in immagini evocative e simboli che da sempre sono una costante nella cultura umana, alcuni di questi non li conosciamo nemmeno o per meglio dire non abbiamo una conoscenza così profonda e precisa del loro vero significato originale, anche se fanno parte da tempi antichi del nostro vissuto collettivo.

A tal proposito potremo pensare semplicemente ai simboli religiosi e storici come ad esempio: la croce e la colomba (simboli cristiani), l’Om (simbolo sanscrito induista), il Tao (immagine cinese che simboleggia la Via o il Sentiero), l’Ankh (la croce ansata egizia o chiave della vita), la mano di Fatima (immagine sacra ai musulmani e agli ebrei che indica forza, potere e benedizione) o a simboli ancestrali (il sole, la luna, le stelle), e potremo così continuare all’infinito.

Ogni simbolo in genere è gremito di significato e ancora più importante, possiede e trasmette una particolare energia, per meglio dire riesce nel tempo ad influenzarci sia in maniera conscia che inconscia.

Una di queste rappresentazioni, peraltro molto discussa, fu il simbolo della Pace. Questa immagine fu ideata dal disegnatore pacifista Gerald Holtom nel 1958 e raggiunse il massimo successo nel decennio successivo a sostegno della Campagna per il disarmo nucleare (CND: organizzazione che si batte contro la costruzione di centrali nucleari, l’uso di armi nucleari, chimiche e biologiche) e dell’antimilitarismo, cioè l’opposizione alle istituzioni militari e alle guerre in genere; a tal proposito il simbolo fu adottato a livello mondiale dalle generazioni degli anni ’70, in quel periodo infatti si professava l’amore al posto della guerra con il famosissimo slogan “Fate l’amore, non fate la guerra”.

Holtom diede una spiegazione alla collettività dicendo che per tracciare il disegno venne attirato dall’alfabeto semaforico e utilizzò i simboli nautici, traendo ispirazione dalle lettere N e D, connesse con il significato delle parole Nuclear Disarmament cioè disarmo nucleare.

In realtà sembrerebbe invece che questo simbolo avesse per lui una connotazione più personale, questa deduzione si può comprendere dalla lettera che Holtom inviò direttamente a Hugh Brock, redattore del giornale Peace News, nella quale scrisse:
“Ero in uno stato di disperazione. Profonda disperazione.

Ho disegnato me stesso: la rappresentazione di un individuo disperato, con le palme delle mani allargate all’infuori e verso il basso, alla maniera del contadino di Goya davanti al plotone di esecuzione. Ho dato al disegno la forma di una linea e ci ho fatto un cerchio attorno”.

Si narra che inizialmente Holtom avesse pensato di disegnare nel simbolo la croce cristiana inserita all’interno di un cerchio, ma alcuni sacerdoti del tempo non videro di buon occhio la sua idea di utilizzare la croce come marcia di protesta.
Alcuni studiosi di simbolismo addirittura arrivarono all’estrema supposizione che l’immagine di Holtom riconducesse ad un simbolo occultista.

Una delle ipotesi più accreditate fu però quella che il simbolo sia stato ricavato dall’antico alfabeto Runico, più precisamente dalla runa ALGIZ che rappresenta l’alce, un animale sacro che simboleggia l’eterno ritorno, la resurrezione, il risveglio (delle Coscienze in tal senso) la difesa, la protezione, l’aiuto che viene dal Divino. Inoltre in ambito celtico il Dio Cernunnos veniva rappresentato con corna di cervo e aveva correlazione con la fertilità e la ricchezza.

Una similitudine morfologica e semantica con la runa in questione viene dal greco “alké” che il linguista e accademico francese Benveniste tradusse con: “far fronte al pericolo senza mai indietreggiare, non cedere all’assalto, resistere validamente nel corpo a corpo..”

Di particolare rilievo è la spiegazione dello storico, antropologo, etnografo e archeologo italiano Mario Polia nel suo libro “Le rune e gli dei del nord”, il quale enuncia che in una serie breve di rune è presenta la runa YR che appare opposta alla runa ALGIZ e rappresenterebbe l’uomo rovesciato, in preda alla disperazione, con le palme delle mani rivolte verso il basso in segno di resa, colui che non riuscirà a far fronte ai pericoli di nessun genere, come aveva precedentemente enunciato lo stesso Holtom nella spiegazione del suo stato d’animo nella lettera inviata al giornale Peace News.

Ecco quindi che il simbolismo in genere si riaggancia alla Coscienza collettiva, sia essa conscia o meno del significato profondo ed intrinseco delle immagini. Si spiega quindi uno dei motivi dell’utilizzo talvolta anche occulto di queste raffigurazioni, appunto perché ogni simbolo emana un influsso particolare secondo il significato che gli viene attribuito.
Vien da sé pensare dopo queste semplici deduzioni, che questo simbolo cosi in voga negli anni ‘70 a livello mondiale attraverso la Beat Generation, non potesse avere molto seguito.

L’utilizzo dell’immagine schematizzata di un uomo inerme, come spiega anche il suo ideatore, nel suo stato d’animo più profondo in quel periodo, non poteva far altro che presagire che il simbolo della pace rimanesse solo un’icona nell’infinito quadro cosmico del simbolismo.

A cura di Barbera Comelato – Foto Imagoeconomica

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