Gigi Riva "Rombo di Tuono"

È difficile parlare di una persona che, al fanciullo che alberga in me, ha sempre trasmesso forza, determinazione e libertà, tre componenti che, uniti alla classe e al sacrificio, creavano il mio calciatore perfetto. Nel 1970 ero poco più che un bambinello, ma i 52 giorni che distanziavano l’ultima partita di campionato vinta il 26 aprile dal Cagliari 4 a 0 contro il Torino di Cadè, alla “Partita del Secolo, Italia – Germania Ovest 4 a 3, giocata il 17 giugno, resteranno per sempre impressi nella mia memoria”.

A scuola finita e con l’album “Calciatori Panini 1969-70” completato, mi accingevo a godermi il meritato riposo, rincorrendo i sogni tra campi spelacchiati in pomeriggi eternamente assolati, in attesa di ascoltare le partite di “Mexico ‘70”, momento storico, per noi bambini, perché per la prima volta la Panini realizzò l’album dedicato ai Mondiali di Calcio, 50 pagine per 288 figurine di cartoncino adesive di dimensioni 54×76 mm. La notte lo tenevo sotto al cuscino per timore che potesse sparire nel nulla e naturalmente, la figurina di “Rombo di Tuono” era quella a me più preziosa. Mio padre, era un tifoso sfegatato della “Vecchia Signora” e tifava per il trasferimento di Riva alla corte dell’Avvocato, ma anche con la proposta “monstre” di 1 miliardo di lire, “Rombo di tuono” continuò a preferire Pecorino e Cannonau a Castelmagno e Bonarda, rifiutando cortesemente le avances dei grandi club del nord.

I soldi non sempre fanno la felicità, non tutto si può comprare e non sempre chi è ricco è felice. Seneca sosteneva che l’uomo fosse in grado di raggiungere la felicità e la libertà interiore se riusciva a dominare le proprie passioni e la propria ira e la vera felicità non era data dagli agi o dalla ricchezza, ma dalla virtù. Il 22 gennaio 2024 erano passati 48 anni e 2 giorni dall’ultima partita giocata contro il Milan e dall’ennesimo infortunio, che lo costrinse a svuotare per sempre il suo armadietto, e il suo cuore, dopo aver combattuto mille battaglie in mille diversi palcoscenici, ha deciso che era tempo di riposare.

Era il 22.01.24. (22 + 1 + 24 = 47) (4 + 7 = 11) Mi piace chiudere questo ricordo di un prode combattente, un eroe senza macchia e senza paura, moderno Davide il quale chiuse le porte in faccia ai Golia ricchi e opulenti, con una frase che Tarcisio Burgnich, terzino vecchio stampo della “Grande Inter” di Helenio Herrera e avversario di mille battaglie disse parlando di “Rombo di Tuono”: «Quando Riva scendeva verso l’area avversaria, assomigliava alla migrazione di un popolo. Ti sembrava di sentire il rumore dei carri e la polvere alzarsi tutt’intorno».

A cura di Marco Benazzi – Foto Repertorio

Editorialista Marco Benazzi

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