Dopo la visita al M.A.P., Perfugas regala ai visitatori altre meraviglie e basta spostarsi di poche centinaia di metri, sino al centro del paese, per ammirarle.
Accompagnati dalla Signora Vittoria, un’archeologa del posto che con le sue esaustive descrizioni renderà ancora più interessante la visita, ecco la Parrocchiale di Santa Maria degli Angeli, al cui interno, nel Museo Diocesano di arte sacra, è custodito il Retablo di San Giorgio, una pala d’altare dell’arte gotico sarda del XVI secolo.
Retablo è in realtà il termine spagnolo che indica una pala d’altare e proprio in Spagna, allargata poi ai suoi domini, ne ha inizio la diffusione, con quello più famoso e grande (20 metri x 18) conservato nella Cattedrale di Siviglia; in Sardegna ne sono ancora esistenti alcuni, da Cagliari ad Iglesias, Castelsardo, Ardara, Lunamatrona ed appunto Perfugas.
Di grandi dimensioni (8,40 x 6,60 metri), il Retablo di San Giorgio, era in origine situato presso l’omonima chiesa, pochissimi chilometri fuori dell’abitato di Perfugas, poi durante l’ultimo restauro, negli anni 80 del secolo scorso, è stato trasferito a Santa Maria degli Angeli, soprattutto per ragioni di sicurezza e conservazione, considerando che le 54 tavole, in 14 pale separabili, sono soggette non solo al degrado del tempo.
Rappresentante il Vangelo ed il tema dei Misteri del Rosario, nelle varie tavole contornate con cornici bagnate in oro, sono inoltre raffigurate figure di Santi ed Evangelisti, mentre nella nicchia centrale ritroviamo la statua di San Giorgio che sconfigge il drago, aggiunta in seguito (e con dimensioni non corrette) al posto della statua della Madonna, probabilmente trafugata nel corso dei secoli, così come l’enorme e preziosissimo drappo in seta che celava il Retablo e veniva scostato solo in occasione delle Sacre celebrazioni.
Sconosciuto è l’autore dell’opera, attribuita inizialmente ad un Maestro di Ozieri ed in seguito al pittore sassarese Ambrogio Calvano, mentre in seguito, proprio per l’impossibilità di risalire alle sue origini, l’opera è più semplicemente attribuita ad un Maestro di Perfugas, anche se in realtà nessun artista del luogo aveva nozioni così importanti per tale opera.
Si dice invece che a commissionare il Retablo sia stato un signore del luogo, divenuto Vescovo (ma acquistando il titolo ecclesiastico, come spesso avveniva al tempo) e ricco anche grazia alla pratica dell’usura, tanto che per “recuperare” la benevolenza terrena e …. celeste, ordinò l’opera, il cui costo potrebbe essere stimato nella cifra odierna di circa cinque milioni di euro.
Sia quel che sia, il Retablo di San Giorgio è un’opera di rara bellezza ed intensità, sconosciuta ai più proprio perché non così diffusa, se non nelle zone che furono sotto l’influenza spagnola e la cui conservazione è stata curata e custodita preziosamente, anche considerandone l’enorme valore commerciale.
Un’opera che vale davvero la pena di visitare, ma non l’ultima che Perfugas ci “regala” ….
Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui