C’è chi si è suicidato a Ferragosto a Torino con un sacchetto annodato in testa e c’è la storia di un 25enne che si è tolto la vita nei primi giorni dell’anno. In cella si muore soprattutto quando per quelli che stanno fuori è festa – ha ricordato il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, tornando ad accendere i fari sui suicidi fra i reclusi in Italia, che non sono mai stati tanti come quest’anno (79).

ll Garante, in un anticipazione dello studio sui suicidi in carcere, pubblicata oggi sul sito del Garante nazionale, ha precisato che “si tratta del numero più alto di suicidi mai registrato negli ultimi dieci anni”. Con il tasso che è letteralmente esploso se si considera che nel 2012 la popolazione detenuta contava quasi 12mila persone in più di oggi ma 23 suicidi in meno.

Le morti per mano propria sono state quasi la metà del totale dei decessi avvenuti dietro le sbarre quest’anno: 194 nei primi undici mesi del 2022, di cui 82 per cause naturali, 30 per cause da accertare e 3 per incidenti.

Dal 2012 583 suicidi in carcere
È una strage che dal 2012 a oggi ha mietuto 583 vittime. Un dato su tutti ci fa capire come il problema dei suicidi sia interno all’istituzione carceraria: nel confronto con altri Paese europei, l’Italia non ha un’alta percentuale di suicidi sulla popolazione generale mentre su quella detenuta cresce di 15 volte.

L’anticipazione dello studio sui suicidi in carcere, pubblicata oggi sul sito del Garante nazionale, oltre a uno spaccato del fenomeno nel 2022 contiene un’analisi diacronica sugli ultimi dieci anni.

La prima parte, dedicata all’anno in corso, prende in esame una serie di variabili: alcune relative alla persona, come l’età, il genere, la nazionalità, la tipologia di reato ascritto, la durata della permanenza nell’Istituto in cui si è verificato il suicidio, la posizione giuridica, la data del fine pena, eventuali condizioni di particolare vulnerabilità. Si pensi che dei 79 casi di suicidio registrati 33 hanno riguardato persone riconosciute con fragilità personali o sociali (senza fissa dimora, persone con disagio psichico, ecc.).

I suicidi avvengono nel periodo delle festività – scrive il Garante dei detenuti nell’introduzione allo studio sul fenomeno – durante le quali “verosimilmente, diminuisce negli Istituti la presenza di personale e di soggetti della comunità esterna e si riducono le attività, a cominciare da quella scolastica”.

Delle vittime 2022, 74 erano uomini e 5 donne, 46 italiane e 33 straniere di cui 18 senza dimora e provenienti da 16 paesi diversi con in testa Albania, Tunisia e Marocco. Tra i 26-39 anni la fascia più colpita (33) davanti ai 40-54enne (28) e i 18-25enne (9). Il più anziano dei reclusi suicidi aveva 83 anni e un fine pena fissato nel 2030 per un reato definito dall’amministrazione penitenziaria come ‘riprovazione sociale’. È morto mentre si trovava in isolamento per il Covid.

31 detenuti erano in attesa di giudizio
L’89% di loro sceglie l’impiccagione. A livello di posizione giuridica il 64,6% era dentro per reati contro il patrimonio e il 59,5% per reati contro la persona o in famiglia. Trentasei erano state condannate in via definitiva, 5 avevano una posizione cosiddetta ‘mista con definitivo’, cioè almeno una condanna definitiva e altri procedimenti penali in corso ma tra loro ben 39 dovevano scontare pene inferiori ai 3-5 anni; 31 persone erano in attesa di primo giudizio e 7 appellanti.

Dettagli che possono servire a tracciare profili e statistiche ma non spiegano come mai il 62% dei suicidi in carcere avvengono nei primi sei mesi di detenzioni, un quarto nei primi tre e uno su cinque nei primi dieci giorni dall’ingresso. “La durata della pena ancora da scontare o della carcerazione preventiva spesso non sembrano risultare determinanti nella scelta di una persona detenuta di togliersi la vita. In questi casi – conclude il Garante – sembra piuttosto che lo stigma percepito dell’essere approdati in carcere costituisca l’elemento cruciale che spinga al gesto estremo”.

A cura di Elisabetta Turci – Foto Imagoeconomica

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