La Polizia italiana è meravigliosa e l’azione per liberarmi è stata stupenda”. Questo il commento a caldo del generale statunitense James Lee Dozier (Fort Myers, 10 aprile 1931), rilasciato dopo la liberazione avvenuta il 29 gennaio 1982. Per quarantadue giorni Dozier è stato prigioniero delle Brigate Rosse, in quello che all’epoca è stato definito il più grande rapimento in campo militare avvenuto dal dopoguerra in Italia. Segno della capacità delle Br di alzare il tiro, perché furono in grado di rapire l’ufficiale americano con il grado più alto presente in Italia, comandante NATO dell’Europa Meridionale, privo di scorta o protezione. Il rapimento avvenne a Verona la sera del 17 dicembre 1981.

Un commando composto da quattro uomini e una donna si presentò a casa del generale americano e lo sequestrarono fingendosi idraulici. Oltre all’ufficiale, i brigatisti portano via anche dei documenti segreti. La moglie del militare fu trovata legata alla sedia, mentre cercava di liberarsi per dare l’allarme. Al rapimento, seguì la classica rivendicazione delle Br, con la foto dell’ostaggio scattata davanti alla bandiera con l’usuale stella a cinque punte. A gennaio, le Brigate Rosse apparvero anche sulla copertina di Newsweek, in America, con la scritta “Terror Italian Style”, che sicuramente non ha bisogno di traduzione. Sembrava che l’Italia non fosse in grado da sola di liberare il generale Dozier, nonostante Verona fosse diventata una città militarizzata con le forze dell’ordine a presidiare ogni angolo.

Purtroppo l’ostaggio non si trovava più a Verona. Infatti, era già stato spostato a Padova in un appartamento dove poi faranno irruzione gli uomini del reparto speciale dei Nocs. Dozier fu così liberato e i suoi carcerieri tutti arrestati. Le indagini sul sequestro del generale furono condotte dalle forze di polizia; mentre la politica si teneva in costante contatto con gli Stati Uniti, allora guidati dal presidente Ronald Reagan. Tra gli arrestati, Giovanni Senzani, uno dei più importanti capi delle Brigate Rosse; Massimiliano Corsi, tra gli ideatori del sequestro e Ruggero Volinia che guidò il pulmino da Verona a Padova.

Fu questo l’avvio di una serie di azioni da parte delle agenzie addette alla sicurezza che porteranno alla successiva sconfitta “militare” delle Brigate Rosse. In quegli anni la struttura appariva ancora fortissima. In realtà il sequestro Dozier rappresentò il punto di arrivo del lungo processo di decomposizione delle BR, che si divisero al loro interno in diversi gruppi relativamente autonomi e in dissenso tra loro. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Getty Image

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