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IL PUNTO SUL TOUR DE FRANCE

E’ finita la seconda settimana della Grande Boucle e si è andati al secondo riposo della corsa dopo un vero terremoto, causato dalle ultime salite, che hanno squassato la classifica generale sin dalle fondamenta, mandando praticamente fuori corsa outsider e favoriti, compreso il vincitore dello scorso anno, il colombiano Egan Bernal, partito naturalmente con i favori del del pronostico.

Chi non ha deluso il ruolo di favorito è stato, sino ad ora, lo sloveno Roglic, che affiancato da uno squadrone fortissimo, ha comandato la corsa con il solo connazionale Pogacar, bravissimo a resistere ed addirittura precederlo sui due traguardi più difficili; Pogacar è andato al di là delle previsioni, pur avendo perso tempo in quella che era stata la tappa più ventosa del Tour e considerando che corre praticamente senza squadra, come già evidenziato nel nostro precedente appuntamento.

E’ stato l’arrivo dell’ultima tappa, a Grand Colombier, a “chiudere” invece il Tour di Bernal e della Ineos; sia il colombiano, che la propria formazione, sono stati distantissimi dalle attese e da quello che si ricordava relativamente alla corsa dello scorso anno, palesatesi già nel corso della tredicesima tappa, quando però il distacco da Roglic era stato contenuto.

Ben diversa l’ascesa su verso Grand Colombier, un vero e proprio calvario, supportato poco e male da una Ineos parsa nella maggior parte dei propri effettivi del tutto inadeguata; in più effettivamente Bernal ha probabilmente pagato il ruolo di favorito, dato che un conto è poter gareggiare da scudiero, più o meno libero di fare la propria gara, e un’altra è dover affrontare il peso di capitano unico.

Ieri si parlava di un Bernal vittima di problemi respiratori, o di una qualche allergia, ma siamo alle solite, quando non si va avanti c’è sempre un motivo che giustifica la debacle e non è mai il fatto di aver magari sbagliato la preparazione, il vero motivo; d’altra parte solo un mese fa, al Delfinato, la Ineos aveva deciso di non far gareggiare in Francia né Froome, né Thomas, mentre Bernal si era ritirato (a corsa ormai persa) per problemi alla schiena, il che qualche preoccupazione avrebbe dovuto evidenziarla.

Evidentemente, anche se la struttura portante è rimasta la medesima, i tempi della Sky sono distanti e la grande coesione del Team non sembra più così ferrea, così come non paiono più pagare i metodi scientifici usati, specie in preparazione e durante i grandi giri; questo non significa che gli Ineos non torneranno a vincere, ma oggi è diventata la Jumbo la formazione da battere, quella in grado di controllare e determinare la corsa.

Impossibile oggi fare previsioni su cosa ci attende nella terza settimana, anche perché se è vero che Roglic tende a rendere meno, è altrettanto vero che mai aveva avuto al proprio servizio una formazione così forte, in grado di tenere in mano la corsa anche se il capitano vuole solamente “controllare”, senza dare grandi scossoni alla classifica.

Di chi insegue in classifica, tolto Pogacar, nessuno pare in grado di scalzare il detentore della maglia gialla, salvo clamorose sorprese, specie nell’unica cronometro, quella che porterà in altura, alla Planches des Belles Filles, ultima difficoltà unitamente all’arrivo in salita a Méribel, dopo un’altra tappa piena di montagne.

Gli inseguitori di Roglic possono unicamente sperare in una crisi dello sloveno, perché visto il ritmo impresso alla corsa dalla Jumbo, nessuno appare in grado di fare di più dello stare al “gancio”, ovvero seguire chi tira, cercando di non farsi staccare, ma senza mai accennare ad uno scatto, un tentativo di mettere in difficoltà la maglia gialla e la propria formazione.

Sino ad ora questa è stata la tattica di tutti, ma per vincere il Tour 2020 occorrerà qualcosa di più, persino degli scatti di Pogacar nelle ultime centinaia di metri, e ritengo abbia perfettamente ragione chi, in merito al minuto ed oltre perso a causa del vento, esprima la considerazione che con lui in maglia gialla la corsa non sarebbe stata la stessa e gli attacchi, dalla Jumbo ma non solo, lo avrebbero certamente messo in seria difficoltà.

Con la Sky a fare la corsa, si erano tutti abituati a correre per il secondo posto, incapaci di tentare di far saltare il banco a rischio di saltare loro stessi; si stava o si tentava di stare a ruota, si guardava il frullare di Froome e si raggiungeva il traguardo raggianti per un podio faticato ma di quale valore reale? Oggi la Sky non c’è più, la Ineos ne è solo lontana parente, ma si corre comunque per il secondo posto, dato che (pare) sia cambiato il nome ma un re ci sia sempre, all’apparenza troppo forte per fargli la guerra.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Getty

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