Parla Putin e i mercati registrano immediatamente le turbolenze di una situazione di maggiore instabilità. E così si impenna il prezzo del petrolio con il Wti e il Brent che salgono di circa il 3%, rispettivamente, a 86,4 e a 93,4 dollari al barile. A far schizzare le quotazioni del greggio è stato il discorso del presidente russo, Vladimir Putin, che segna un’escalation nella guerra in Ucraina, con il rischio di nuove incertezze sulle forniture globali di energia.

Intanto il prezzo del gas ritorna sopra i 200 euro al megawatt/ora. I future al Ttf, l’hub europeo che stabilisce il prezzo del gas, salgono del 4,7% a 203,4 euro sul mercato di Amsterdam dopo aver segnato un massimo in avvio di contrattazioni a 207 euro (+6,6%).

Al crescere dei prezzi delle materie prime energetiche corrisponde un nuovo crollo della Borsa di Mosca dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato la mobilitazione parziale del Paese e ha promesso che userà tutti i mezzi necessari per difendere il Paese. L’indice Moex, che ieri aveva perso l’8,8%, oggi è sprofondato fino a un massimo del 9,6% in avvio di contrattazione per poi recuperare un po’ di terreno e limitare le perdite al 5,4%.

Qualche riflesso anche sulle Borse europee che partono deboli in ragione dei rimbalzi sui future del gas e i nuovi rialzi del costo del barile oltre che per l’attesa febbrile delle decisioni della Fed sui tassi per cercare di domare l’inflazione: Francoforte cede lo 0,6%, Parigi lo 0,5% mentre Londra e Milano riescono a tenere la parità.

A cura di Renato Lolli – Foto Imagoeconomica

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