Abbiamo l’abitudine, quando un atleta professionista chiude la propria carriera, di dire che appende al chiodo il simbolo dello sport praticato, gli scarpini per un calciatore, la bicicletta per un ciclista e così via, senza pensare che non sempre scegliamo l’oggetto giusto.
Così, quando lo scorso 28 novembre ho partecipato alla festa di Matteo Montaguti, mi sono un tantino stupito nel veder appendere al chiodo …. il numero! La cosa però è stata immediatamente spiegata dato che il ciclista romagnolo ha deciso di abbandonare la carriera professionistica, ma la bicicletta resta una grandissima passione, da condividere con gli amici di sempre (che lo chiamano Motoguzzi) e quindi come poter pensare di appendere al chiodo l’amore di una vita?

Matteo, che il prossimo 6 gennaio compirà 36 anni, ha così chiuso un capitolo che lo ha “accompagnato” per trent’anni della propria vita, da quando cioè è salito per la prima volta su di una bicicletta e non ci è più sceso; naturalmente la bici è la bici ed un futuro nel ciclismo è più che auspicabile, perché questo ragazzo schietto, simpatico, appassionato (e modesto, probabilmente troppo), mai rinunciatario, ha certamente molto da dare a questo difficilissimo e faticosissimo sport del pedale.
Non vederlo, e non vedersi più, in mezzo al gruppo sarà certamente dura per tutti, per lui certamente, ma lo sarà per i suoi genitori che lo hanno accompagnato praticamente in ogni dove, per i suoi tantissimi estimatori, per tutti quelli che ne hanno apprezzato le doti in mezzo al gruppo, per gli addetti ai lavori, perché Matteo è davvero una persona a cui non puoi voler bene, uno per cui non puoi non fare il tifo!

Certo che del ritiro ci sarà anche chi è contento, la moglie in primis, perché al di là di quello che qualcuno pensa, la vita del corridore è davvero dura, faticosa, piena di rinunce e smettere vuol sicuramente dire tornare “a vivere”, al poter fare una vacanza, a mangiare senza dover seguire una particolare alimentazione, a non dover sottostare a tutta una serie di obblighi che, se trasferiti a qualche altro sport, avrebbero sollevato scandali e malumori a non finire.
Non è stato un vincente Matteo, anche perché non sempre ha saputo o potuto sfruttare le occasioni, ma certamente si è tolto belle soddisfazioni, come quella di correre dal 2011 al 2018 in Francia, alla AG2r, formazione con la quale ha partecipato alle più importanti gare al mondo, mettendosi sempre al servizio della squadra, di chi ne era il capitano, con quella volontà che gli ha fatto chiudere ogni corsa certo di aver adempiuto al proprio dovere, qualche volta anche di più, cosa che gli ha impedito di vincere più spesso, senza le furbate ed i mezzucci di chi poi gli finiva regolarmente davanti.

Però se il carattere è quello, quella la voglia e la volontà, come fai a cambiare, a non seguire il tuo istinto ed il tuo modo di essere? Una vittoria in più o in meno contano davvero tanto quando sei a posto con te stesso, quando sai di avere dato tutto?
L’ultima stagione Matteo l’ha vissuta con l’Androni Giocattoli-Sidermec, con un Giro d’Italia corso spesso in prima fila, quando non in fuga, e se alla fine il rapporto si è interrotto, certo non si può dargliene colpa, ma come lui stesso ha ammesso, probabilmente ha “pesato” la carta d’identità e, certamente, la politica dell’U.C.I. volta a penalizzare le formazioni che non fanno parte dell’elenco World Tour, nonostante la formazione di Gianni Savio sia la migliore formazione italiana Professional ed abbia lanciato fior fiore di atleti, Egan Bernal (il colombiano vincitore del Tour 2019) per tutti, ma abbia necessità di avere delle Wild Card per partecipare alle corse del calendario World Tour.
Così, certamente a malincuore, Matteo ha deciso che era venuto il tempo di smettere, pur se il fisico è assolutamente integro e la sua esperienza sarebbe servita anche a qualcuno dei grandi campioni d’oggi; è venuto il tempo dell’ultima festa del suo fan club, e peccato che proprio nel 2020, quando il Giro d’Italia passerà per la “sua” Meldola, lui non sarà in mezzo al gruppo!

Per parte mia, per una volta, mi permetto di salutare Matteo con grande simpatia, ricordando le foto scattategli e trovate in archivio, oltre a quelle dell’ultima Milano-Sanremo, del Giro d’Italia, di quella piccolissima intervista alla partenza di Saint Vincent, intervista che ci siamo ripromessi di continuare appena possibile, perché la mia curiosità è tanta, nel voler fare più di quattro chiacchiere con questo ragazzo che è molto più “interessante” di tanti personaggi o presunti tali, magari vincenti, non sempre pieni però di qualcosa dentro come Matteo Montaguti!

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani

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