Sapevo dentro di me che sarebbe stato un Natale diverso sotto la naia, senza la mia famiglia, la neve della mia terra che al sorgere del sole illuminava le colline e la luce aveva la forza di entrare dentro Cesena, una città ricca di buoni propositi, con i presepi meccanici, allora e oggi tra i più grandi d’Europa.

Il 25 dicembre del 1982 non sarebbe stato un giorno come quelli vissuti prima, con l’albero e i regali al centro della sala da pranzo, con il camino ardente al profumo di bucce d’arancio e agrifoglio.

Mi trovavo a Salerno al CAR, è ricordo ancora che alla vigilia, con i miei compagni mimetizzati, in una mattina triste per tutti ci trovavamo al poligono di Amalfi a sparare sulla spiaggia contro un bersaglio che non spargeva sangue, ma era pur sempre una esercitazione in caso di guerra.

Comprovai dentro la mia anima un senso di ribellione, di recrudescenza, di un male sociale, fino al punto che non presi la baionetta in mano, per protesta; e, così venni richiamato dal sergente che di “ferro” aveva solo il cervello, nemmeno i muscoli, meno ancora gli anticorpi tanto era anemico e pure antipatico.
Venni richiamato all’ordine e per punizione mi portò all’interno di uno spazio delimitato da un nastro adesivo dove sopra vi era stampato esplosivo…. Lì, ti insegnavano a prendere le bombe a mano e a nasconderle sotto l’arena. Dovetti sottostare agli ordini per non peggiorare la mia situazione che sarebbe stata quella di vivere una settimana in branda completamente da solo.

Eppure a Natale, mancava solo un giorno, ma per le forze armate poco contava, i conflitti, le rivolte civili, le guerre interne, le tirannie nel Mondo continuavano ad esplodere, soprattutto in Medio-Oriente, dove la stella Cometa ha nei secoli portato l’annunciazione di Gesù.

Finita l’esercitazione tornammo nella grande caserma, eravamo attesi da una doccia tiepida e da una divisa rossastra, poi il pranzo. Sulla bacheca, posta all’ingresso del salone, per mano del capitano, la scritta con il compito di allestire entro le 19,00 un albero di NATALE nel piazzale.

L’albero di Natale!… Pensai subito a casa mia, a mia madre a mio papà, agli zii, ai tanti cugini, eravamo una famiglia molto numerosa, ma sempre affiatata e figuriamoci sotto le festività natalizie, con le nonne ancora vive.
Ma, il mio era solo uno sguardo rivolto ai valori familiari, non il tatto, l’abbraccio, lo scambio dei doni.
Come cantava Domenico Modugno: LA LONTANANZA E’ COME IL VENTO CHE FA DIMENTICARE CHI NON S’AMA. E’ GIA’ PASSATO UN ANNO ED E’ UN INCENDIO… Ero lontano da tutti e sulle spine, malinconico.

Ma poi, la divina provvidenza, mi fece cambiare umore. Mentre aprivo all’aperto gli scatoloni pieni di palline colorate e specchiate, non distante da un cespuglio, si avvicinò un usignolo ilare, dal canto gentile. Iniziammo una specie di dialogo, tra un fischio e l’altro a suon di risposte sempre più acute. E, poi, fantasticando gli chiesi se sarebbe stato in grado di portare un bigliettino di Natale a casa, nella lontana Romagna. Chiusi gli occhi per un istante e, l’usignolo, era volato via, chissà dove?. La mia speranza era appunto quella che le correnti d’aria lo avessero accompagnato sotto il Monte di Cesena, dove si abitava per cinguettare UN BUON NATALE A TUTTI!.

Le ore, per la prima volta, in caserma passarono veloci e l’abete venne adornato al meglio sotto lo sguardo vigile del nostro generale che vista la chioma avevo soprannominato penna bianca. La sera, dopo la cena, prima di andare in branda assistemmo al Messa di Papa Giovanni Paolo II; in molti di noi scattò una e vera propria commozione.

DOMANI sarebbe stato Natale, quello del 25 dicembre 1982. Per chiudere, questo mio ricordo passato, scrivo con gratitudine, oggi a distanza di 38 anni fa, che anche per me fu NATALE… Arrivò da parte di mia zia Marisa, un regalo inaspettato.
Un paio di anfibi bellissimi… che però calzavano tre numeri in più rispetto al mio piede. Allora per amicizia li regalai a Pietro di Acireale compagno del letto a castello, che indossava la taglia giusta.

Anche per questo gesto, avevo capito che era NATALE, quello vero e non quello delle bombe a mano!

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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