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IL “MITICO” JUKEBOX

Se, come ci ha ricordato il collega Franco Buttaro, il 21 giugno 1948 è ricordato per la nascita dei dischi a 33 giri, il giorno successivo, il 22, ma del 1927 ricorda invece la messa in vendita dei primi Jukebox, ovvero quegli “scatoloni” inizialmente in legno, dove introducendo una moneta per ascoltare un brano musicale e magari ballare.

In realtà quella non era una novità, dato che sin dalla fine del secolo precedente erano stati messi in vendita quelli che venivano definiti “fonografi a moneta“, versione a più dischi del fonografo classico; dieci o dodici vinili che potevano essere scelti introducendo appunto una moneta dentro l’apposita fessura, girando poi una manovella che permetteva di scegliere uno dei dischi contenuti in una vetrina rettangolare.
Alla fine degli anni venti, negli Stati Uniti prosperavano i bar in cui si ballava (Juke-joint), magari anche con esibizioni di gruppi (juke-bands) e da lì nacque il nome del jukebox.

Il nuovo apparecchio diede il via ad una corsa tra produttori, specie negli Stati Uniti, dove Ami, Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola, si diedero battaglia senza esclusione di colpi, migliorando e perfezionando quello “scatolone” che dal legno passò ad essere costruito in plastica e che, quando iniziò la produzione di 45 giri, vide crescere la possibilità di scegliere tra almeno cinquanta brani. Dagli Usa, la moda arrivò ben presto in Europa e dopo i locali dove si ballava, la diffusione toccò bar e locali di ogni dove, con le spiagge dove non c’era bagno senza un jukebox a suonare ininterrottamente dal mattino sino alla chiusura.

I giovani furono i principali fruitori della musica da jukebox, che spesso venivano ceduti dalle case costruttrici ai noleggiatori, che provvedevano a fornirli ai locali; ovviamente era un discorso ininterrotto, grazie a modelli sempre più sofisticati nei materiali ed alla possibilità del numero di dischi contenuti, ma bastava anche solo aggiungere un pezzo di plastica trasparente e qualche luce per muovere il mercato.

Vogliamo ricordare i film di Happy Days ed il jukebox che il “mitico” Fonzie azionava con un pugno ben assestato? Beh, diciamo che la realtà degli anni cinquanta/sessanta era quella e non solo oltre Oceano; dato che specie sulle spiagge della Riviera Romagnola, antesignana in tutto, si viveva pressappoco la medesima realtà.
Gli anni settanta furono probabilmente il periodo di massimo splendore del jukebox e la “corsa” dei gestori di locali pubblici, era ad aggiornare continuamente i dischi, secondo le mode che in quegli anni imperavano; era il periodo del consumismo e c’erano cantanti che sfornavano più brani anche nel corso della stessa estate, tutti ascoltatissimi, tutti amatissimi.

Come succede immancabilmente, anche per i jukebox arrivò il momento del declino, superati da nuovi prodotti e tecnologie, magari dalla diffusione di musica, sulle spiagge, uguale per tutti i bagni ma che non costava e cambiò la moda ed il modo di ascoltare i brani di maggior successo.

Il jukebox è oggi un cult e non è difficile trovare pezzi da collezione, proprio degli anni cinquanta/sessanta, rimessi a nuovo e funzionanti, con quei brani che ci portano alla nostra gioventù, ai ricordi ormai un tantino obsoleti; ma che bello potersene permettere uno, non solo per il costo ma anche relativamente al posto in casa e pazienza se la qualità sonora non è paragonabile a quella dell’oggi …. e non è solamente nostalgia.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Adnkronos

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