Il 30 luglio 1999 segnò una data molto importante per la cinematografia grazie al film prodotto in America “The Blair Witch Project”. Questo film fu uno dei più redditizi della storia del cinema, nel quale si ipotizza vennero spesi inizialmente 60.000 dollari per un incasso finale di circa 248.000.000 di dollari.

Fu un film o per meglio dire un docu-film che fece davvero scalpore grazie anche alla campagna pubblicitaria messa in atto prima dell’uscita del documentario, accompagnata dalla notizia, vera o meno, che i tre protagonisti (Heather Donahue, Joshua Leonard e Micheal Williams), studenti di cinematografia, mentre stavano preparando un documentario per l’Università di Cinema del Maryland, fossero “spariti” all’improvviso durante le riprese. Nella trama del film i tre studenti si recano nei boschi del Maryland per girare un documentario sulla leggenda della “Strega di Blair”.

Qualche giorno dopo la misteriosa sparizione uscì la notizia che nel bosco furono ritrovati dei nastri con le registrazioni di alcuni filmati e video amatoriali dei tre studenti. In realtà dopo l’uscita del film e il relativo successo mondiale, si scoprì invece che i due registi Daniel Myrick e Eduardo Sanchez avevano utilizzato la strategia del “found footage”, ovvero della “ripresa ritrovata” solamente per avvalorare ancora di più l’uscita del film. Dal successo ottenuto infatti, i registi, avendo guadagnato centinaia di milioni di dollari, decisero di andare subito dopo in pensione.

La trama del film però si ispira a una serie di vicende realmente accadute. La cittadina di Blair che successivamente divenne Burkittsville, era formata da 2 strade e al massimo da una dozzina di abitazioni; per circa 14 anni la cittadina visse serenamente, fino al 1785, quando una donna del luogo, Elly Kedward, venne accusata di stregoneria. Questo avvenne poiché alcuni bambini informarono le autorità che lei li avesse condotti in casa sua per prelevare il loro sangue con una strana strumentazione. Dopo essere stata giudicata colpevole di stregoneria, Elly, venne espulsa dal paese e lasciata nuda nella foresta vicino alla cittadina, ciò causò quasi sicuramente la sua morte considerando che l’episodio avvenne in pieno inverno. Con ogni probabilità morì congelata, anche se alcune persone sostennero che il suo corpo fosse stato ritrovato in una pozza ghiacciata e probabilmente la donna sarebbe annegata in cerca di rifugio nella foresta.

Dopo un anno però successero strani eventi: nel 1786 i bambini e i cittadini che avevano accusato Elly di stregoneria scomparvero senza lasciare alcuna traccia, gli altri cittadini intimoriti dall’accaduto non menzionarono più il suo nome per paura che la scomparsa fosse imputabile a lei.
Nel 1809 in una vecchia abitazione abbandonata venne rinvenuto un libro intitolato “Il culto della strega di Blair”, nonostante il testo fosse notevolmente danneggiato, esso narrava la storia di una strega che nel XVI secolo venne abbandonata nel bosco fino alla morte, una strana analogia con la storia di Elly.

Nel 1825 la cittadina di Blair cambiò il suo nome in Burkittsville e nello stesso anno accaddero altri eventi terrificanti: un bimbo venne trovato annegato nel torrente Tappy Orientale, nel mese di agosto dello stesso anno una decina di persone raccontarono di aver visto una bambina di 10 anni annegare nello stesso torrente. I testimoni dell’accaduto giurarono di aver visto una mano pallida uscire dall’acqua e tirare la ragazzina nel torrente, nonostante le varie ricerche effettuate dalle autorità, il corpo della ragazzina non venne mai rinvenuto.

Nel 1886 un bambino di 8 anni Robin Weaver di Burkittsville andò nel bosco in compagnia della madre per raccogliere le castagne, stanco di camminare il ragazzino si fermò a sedersi sopra una roccia mentre la madre continuò la raccolta, al suo ritorno la mamma non trovò più il piccolo. Iniziarono subito le ricerche, sia da parte dei cittadini che dalle autorità, lo sceriffo addirittura indisse una squadra per velocizzare il ritrovamento del ragazzo ma dopo due giorni la squadra non aveva ancora fatto ritorno. A quel punto lo sceriffo formò una seconda squadra composta da persone addestrate e armate, dopo alcune ore la seconda squadra si trovò di fronte ad uno scenario agghiacciante: riuscirono a ritrovare la prima squadra ma del gruppo c’erano solo alcuni pezzi, i loro corpi erano stati sventrati e sparsi in mezzo al bosco, con le mani legate e i volti deformati con espressioni terrificanti. Di fronte a questa tragica visione il gruppo di ricercatori tornò a fare rapporto allo sceriffo, rifiutandosi di recarsi nuovamente nel bosco per recuperare i cadaveri.

Lo sceriffo stesso assieme ai suoi subordinati si diressero nel posto per rimuovere ciò che restava dei corpi ma sorprendentemente non trovarono più i resti ma solamente un po’ di sangue secco. Le ricerche vennero sospese perché nessuno ebbe più il coraggio di entrare nella foresta maledetta e ai genitori del piccolo Robin non fu mai restituito il suo corpo.

Dopo parecchi anni, nel 1925, Rustin Parr cittadino di Burkittsville decise di costruire una casa nel bosco dopo la morte dei suoi zii, presso i quali egli lavorava nel loro negozio di generi alimentari; Rustin era una persona molto conosciuta in città e in molti pensarono che potesse essere impazzito per tale decisione. Egli infatti non fu più visto in città dopo il suo trasferimento nel bosco.

Il 13 novembre 1941 una bambina di 7 anni di nome Emily Hollands uscì per strada a giocare con i suoi coetanei senza far più ritorno a casa. Dopo varie ricerche nelle vie della città senza risultato, le indagini delle autorità si spostarono direttamente nel bosco e precisamente nell’abitazione di Rustin, dove trovarono infatti il corpo della bambina. Emily tu trovata con mani e piedi legati, il corpo tagliato in più punti con un coltello, presentava strani simboli disegnati sul corpo e il cranio schiacciato con forza; la bambina era stata vittima di un lugubre rituale.

Episodio simile capitò a Kyle Brody qualche settimana dopo, il piccolo era ospite dalla zia a Burkittsville mentre i genitori erano occupati nella ristrutturazione della loro casa. Il ragazzino uscì un pomeriggio per andare a pescare senza far più ritorno. In quel frangente temporale la città fu colpita da un forte uragano, creando scompiglio fra i cittadini oltre a procurare la morte ad alcuni abitanti. Le ricerche del ragazzo iniziarono dopo alcuni giorni e anche lui venne ritrovato nella casa di Rustin Parr, fortunatamente vivo ma incappucciato con un telo di un sacco di patate e gravemente ferito dalla lama di un coltello. Oltre ad Emily altri sei ragazzini vennero rapiti e uccisi con rituali macabri e Kyle dovette assistere a tutto; il ragazzo non riuscì mai a superare il trauma.

Kyle raccontò di essere stato costretto a restare in un angolo della stanza ad assistere ai crimini di quell’uomo senza parlare, raccontò inoltre che Rustin commetteva i suoi omicidi assieme ad una donna dalla carnagione pallidissima, con occhi neri e voce stridula. La sua testimonianza fu fondamentale per far arrestare l’uomo, indicando anche la posizione esatta dove erano stati seppelliti i cadaveri dei ragazzini, proprio sotto le assi di legno della casa di Rustin.
Rustin Parr fu catturato e poi impiccato nella speranza che la maledizione della strega fosse finita.

Kyle, l’unico sopravvissuto alla morte, ebbe però una vita tristissima: fu arrestato più volte per vagabondaggio, venne spostato in vari istituti mentali e psichiatrici a causa di esplosioni di rabbia incontrollata. Nel 1957 venne ricoverato in un ospizio, nel 1961 dopo aver pranzato si procurò la morte per dissanguamento utilizzando un pezzo a punta del cucchiaio di legno, infilandoselo in profondità nel polso fino ad estrarsi la carne e le vene.
Ad oggi alcune persone curiose si recano a visitare la foresta di Blair nel vano tentativo di poter vedere la strega, ma secondo gli abitanti di Burkittsville lei ovviamente appare a suo piacimento, uccidendo tutti coloro che si recano nella foresta, senza distinzione di sesso o età. Alcuni cittadini inoltre sostengono che la maledizione non si sia ancora conclusa.

A cura di Barbara Comelato – Foto Dirkise

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