TOP Header adv (728×90)
TOP Header adv (728×90)

IL LOCKDOWN NELLE GRANDI CITTA’

All’orizzonte ci sono diverse zone rosse. Se i contagi dovessero aumentare ai ritmi di queste ultime settimane è probabile che si arrivi a istituire dei mini lockdown nelle zone ad alto tasso di contagio. Sorvegliati speciali in questi giorni sono le aree metropolitane di Milano, Genova Napoli e Roma.

E i governatori regionali si preparano: chiedono il consenso al ministro della Salute Roberto Speranza, per “tutelarsi” su ulteriori strette, coprifuoco o provvedimenti di zone rosse. Contatti in corso anche con il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, che nonostante il suo stato di isolamento fiduciario (l’ex ministra De Girolamo è positiva) ha sentito al telefono quasi tutti presidenti fornendo il proprio sostegno: l’obiettivo resta “tutelare al massimo lavoro e scuola, ma intervenire territorialmente dove ci sono criticità”.

Uno degli allarmi viene dalla Campania, dove il vicepresidente dell’Ordine dei medici di Napoli avverte: “le notizie che arrivano dagli ospedali mi preoccupano molto. Per questo è bene dircelo fuori dai denti, la Campania è malata. Napoli è malata”. E il governatore De Luca corre ai ripari con un coprifuoco fotocopia dell’ordinanza della Lombardia, ma fa un passo di lato sulla scuola, autorizzando da lunedì anche le attività delle elementari. Restano chiuse nella regione solo medie e superiori. Dopo un colloquio con il ministrod ell’Interno, Luciana Lamorgese, il governatore ha incassato l’invio immediato di cento militari a supporto dei controlli sul territorio e per il rispetto delle ordinanze anti-Covid. Ma con la possibilità di limitazioni di spostamenti tra province. Sembra alle spalle anche la polemica del governo con i sindaci, che avevano contestato la stretta sulla movida e le chiusure delle strade “a carico loro”.

Altra città sotto osservazione è Milano. A prevedere un lockdown imminente è Antonio Giampiero Russo, responsabile Epidemiologia dell’Agenzia di tutela della salute del capoluogo lombardo. Magari, ipotizza, uno stop di due settimane “proseguendo con eventuali altri brevi lockdown a ‘fisarmonica’”. Secondo l’esperto “è inevitabile con un Rt a2,35. È chiaro che questa volta siamo più consapevoli, le restrizioni potrebbero durare per un tempo minore. La verità è che occorre agire sulla coscienza sociale. I casi a Milano ci dicono che il virus si è riattivato questa estate, con le persone che sono andate ovunque in Spagna, Grecia e Croazia e hanno riportato il virus in casa. Oggi Milano è come era Lodi a marzo”. “Certamente – dice ancora Russo – si fanno più tamponi, cerchiamo meglio il virus, ma è anche vero che il virus è cresciuto di più, soprattutto nelle fasce giovani, quelle che hanno figli a scuola e contatti professionali. Se Milano è veloce, è veloce anche il virus”. Rispetto all’impatto sul sistema sanitario “tutte le epidemie corrispondono storicamente a momenti in cui le società hanno dovuto rivedere la propria organizzazione. Ma in questo momento va detto che non è pensabile lasciare stabilmente aperte tante terapie intensive, troppo costose, perché stabilmente abbiamo bisogno di altri tipi di interventi. Dobbiamo piuttosto diventare capaci ad aprire e chiudere rapidamente, come hanno fatto in Cina”. Inoltre “sono diventati troppi i tracing: ogni caso porta a 50 interviste, della durata di due o tre ore ciascuna. Occorre una forza lavoro che non abbiamo. Però va detto che la coscienza sociale sta aumentando”.

A cura di Sefano Severini – Foto Imagoeconomica

Nella foto in alto: Nunzia De Girolamo

Articoli correlati

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *