Il Grande Torino non è stato solo l’orgoglio di una città granata e dei suoi tifosi sparsi nel Mondo, è patrimonio solidale calcistico di un Paese, l’Italia, e di chiunque ami il calcio a livello internazionale.

Dal 2015 la FIFA, la Federazione internazionale che dirige questo sport, ha proclamato il 4 maggio “Giornata mondiale del gioco del calcio'”. Inizia così la nota del Torino in ricordo degli Invincibili.
“Dalla Tragedia di Superga del 1949, che spense 31 vite e cancellò una delle squadre più forti del Mondo, ogni successivo 4 maggio centinaia di migliaia di persone di tutte le fedi calcistiche sono salite al Colle per omaggiare e ricordare il Grande Torino.”

“Superga, il 4 maggio, è divenuto così un luogo di culto, di aggregazione e di meditazione per molte persone che non hanno oggi nel cuore la maglia granata, con la Santa Messa celebrata nella Basilica. E a seguire la tradizionale preghiera laica, con lo scandire dei cognomi delle vittime di quella terribile sciagura – ricorda il club granata – Anche quest’anno, come già avvenuto nel 2020, non potremo purtroppo rendere omaggio tutti insieme al Grande Torino al Colle di Superga.

Tuttavia anche stavolta onoreremo i nostri Invincibili con l’affetto, con la gratitudine e con il rispetto che meritano”.

Quel Torino era una squadra che aveva vinto tre campionati di fila, dal 1946 al 1948, macinando record e fornendo l’ossatura alla Nazionale italiana, valorizzando campioni come Virgilio Maroso, Guglielmo Gabetto, Mario Rigamonti, Franco Ossola, e il capitano Mazzola.

La loro storia è quella dei ragazzi degli anni ‘40, giovani uomini simbolo dell’Italia che si risollevava dopo la guerra, rimboccandosi le maniche alla ricerca di normalità. La tragedia distrugge i sogni di migliaia di ragazzini e apre le porte della leggenda ai 17 giocatori, periti con tre allenatori, tre dirigenti, tre giornalisti e quattro uomini dell’equipaggio.

Superga diventa il primo lutto collettivo dell’Italia moderna, l’anno zero del calcio italiano, la pietra d’inciampo della memoria condivisa del Paese. E, Covid o meno, quel ricordo non potrà mai essere cancellato per il bene comune e per quel calcio pulito che oggi fatica ad emergere dopo innumerevoli scandali.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Ansa

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui