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IL DIAVOLO CHE LAVORAVA PER LA PACE

L’Italia democratica e la Resistenza!

Un uomo, Diavolo, un partigiano che lavorava per la pace ,e che fu condannato per un crimine mai commesso.
E’ morto a 101 anni, nel suo paese di Correggio, Germano Nicolini, detto il “ Diavolo”, comandante di una brigata partigiana , che svolse un ruolo importante nella Resistenza reggiana, divenendo sindaco della sua citta’ nel primo dopoguerra.
Qui venne condannato ingiustamente per l’omicidio di don Umberto Pessina, per cui sconto’ dieci anni di carcere. Solo negli anni 90 venne scagionato.
Quel soprannome se l’era guadagnato fuggendo dai tedeschi, in bicicletta, percorrendo una strada che credeva sgombra di ogni pericolo, se li era visti sbucare davanti, armi in pugno.

Mollata la bicicletta, aveva preso a correre nel bosco, zigzgando, per evitare di essere preso da una delle pallottole sparate e tra i sibili dei proiettili, dei testimoni avevano esclamato, in dialetto reggiano “ L’e’ propria al dievel” ( E’ proprio il diavolo).
“Diavolo”, questo il suo nome di battaglia!
Nelle lunghe storie di guerra che amavo ascoltare dalla voce di mio padre, che era stato anche lui partigiano comunista, mi viene in mente che e’ proprio nella cosiddetta “Lunga liberazione” che si consuma uno degli episodi che segnano la vita di questo comandante partigiano comunista, tanto attento agli equilibri prima delle forze interne al Cln e poi di quelle stesse forze che si misuravano nella contesa democratica.
Era il giugno 1946 quando don Umberto Pessina, presbitero di San Martino di Correggio, veniva ucciso sulla porta della canonica con 2 colpi di pistola.

A commettere l’omicidio, dei partigiani.
Germano Nicolini, il “Diavolo”, era sindaco di Correggio quando venne accusato di essere il mandante dell’omicidio.
A Perugia dove si tenne il processo, venne condannato assieme ad altri due partigiani , Ello Ferretti e Antonio Prodi, a 22 anni di carcere. Ne scontera’ 10 prima di uscire per un indulto, e solo 45 anni dopo, con la riapertura del processo, ottenne finalmente giustizia, e fu assolto per non aver commesso il fatto.
La sua vita l’ha trascorsa a raccontare ai giovani l’importanza della propria esperienza e i valori della Costituzione, Nicolini svolse per decenni il ruolo di segretario dell’Anpi corregese.

Dal Csi a Ligabue, passando per i Modena City Ramblers , la sua esperienza divenne epos, cantata e raccontata sui palchi come in televisione.
Con lui, a 101 anni, si spegne uno dei testimoni piu’ importanti della Resistenza, e della sua difficile eredita’, della sua grandezza e della sua complessita’.
Il 25 Aprile scorso, in pieno lockdown , in una lunga intervista all’ANSA, “AL DIEVEL” parlo’ anche dell’emergenza Covid: “…l’importante- disse- e’ che, anche da una tragica vicenda come questa, impariamo a migliorarci, come persone, come comunita’,e come nazioni.
“la Democrazia, concludeva Nicolini, non e’ una conquista certa per sempre, va coltivata e devono essere sostenuti i principi, giorno dopo giorno, non solo negli enunciati, ma anche e soprattutto nei comportamenti e nel rispetto di quei valori che ci hanno consentito di conquistarla 75 anni fa”…”
Parole che fanno tremare.

Il coronavirus e’ peggio della guerra, perche’ e’ un nemico subdolo, senza volto.
I partigiani potevano difendersi, ora il Covid attualizza piu’ che mai il concetto di Resistenza perche’ il fascismo, come ha sottolineato spesso Andrea Camilleri e’ un virus mutante.

Gli uomini e le donne partigiane che hanno fatto la Resistenza l’hanno conosciuto sotto forma di dittatura, hanno conosciuto il carcere la violenza.
Nel corso del tempo l’abbiamo visto cambiato in razzismo, sopraffazione delle minoranze e dei piu’ deboli. L’abbiamo visto teorizzato e praticato nelle cosiddette democrazie liberali, esercitato nel controllo sociale, e nella riduzione dei diritti.
Con altri nomi, ma sempre di fascismo si tratta.
L’emergenza sanitaria, e pure quella economica, e anche quella sociale, ci stanno sempre piu’ dimostrando cosa significa essere privati della liberta’e ,come dice bene il Diavolo, quanto questa vada costantemente custodita e tutelata!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Ansa

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