Toscano il nuovo allenatore del Cesena
Essere distante non aiuta di certo, ma non bisogna essere Mago Merlino per “leggere” tra le righe del calcio, vicino o distante che sia; così come non serve essere un veggente per credere a tutto ciò che gira intorno ad una Società calcistica, qualunque essa sia.

Il Cesena non fa dunque eccezione in un contesto ben più semplice di quello che alcuni vorrebbero farci credere; già abbiamo maestri e professori tra gli allenatori, docenti universitari tra i direttori e vogliamo aggiungerci pure i giornalisti, senza escludere i presidenti?
Tutti sanno, tutti chiacchierano, tutti scrivono, cambiando versione a seconda di come tira il vento; tanto il giorno dopo chi se lo ricorda e cambiare versione è più facile di bere un caffè, dato che viviamo nell’era della superficialità, abituati a leggere il titolo senza andare oltre, senza capire/sapere che la vetrina non sempre rispecchia il negozio.
Così che dire di un Cesena che decide per una pulizia simile a quella pasquale, con allenatore e direttore che ricevono il benservito dopo un’annata positiva nella sua parte regolare, ma pessima nel naufragio playoff?
Se il terzo posto non necessariamente aveva un significato esplicito, o poteva esprimere illusioni di un certo tipo (ma dopo tutti lo avevano previsto ….), c’è da ricordare come Monopoli fa tristemente rima con Matelica e quindi sarebbe stato giusto confermare un allenatore “ripetitivo” nella sua capacità di perdere male?
Naturalmente l’allenatore fa con quello che gli mettono a disposizione, specie in Serie C, ma con tutto il rispetto, Viali non è esattamente Mourinho, e non credo lo si sarebbe preferito, potendo, ad “eroi” come il prode Fabrizio, oppure il Bisolone!
Così come il direttore Zebi, non certo il “figlioccio” di Rino Foschi, rispetto al quale ha più capelli, che però sono inversamente proporzionali ad esperienza e scaltrezza del buon Rinone, uno che ha fatto la storia e non solo a Cesena.
Poi ci sono i vecchi consiglieri, quelli che hanno fatto “resuscitare” il Cavalluccio, e gli americani, che fino ad ora di segnali decisivi non è che ne abbiano dati chissà quanti.
Tutto questo che significati ha, se non dividere una tifoseria sempre più delusa e sconcertata, che sogna il passato più o meno recente senza rendersi davvero conto che il passato non sempre è come la moda, dove prima o poi tutto si ripete?
Quante volte ed in quanti posti ho sentito ripetere “noi siamo …. “, che in realtà dovrebbe essere …. noi eravamo …. incapaci di vivere presente e futuro senza paragoni con un passato che non c’è più.
Non so dove andrà il Cesena, quello di Stefanelli, di Toscano, quello degli americani; so però che il calcio vive troppo di illusioni e troppo poco di realtà, considerando che anche nel pallone ci sono quelli bravi e quelli che dovrebbero cambiare mestiere da …. ieri.
Il Cesena avrà un futuro come il passato? Speriamolo, però restando lontano dalle facili illusioni, perché i tempi non sono più quelli di Dino Manuzzi, di Edmeo Lugaresi, che magari coniugava male i verbi in italiano, ma sapeva certamente far di conto, in romagnolo, meglio che in americano, dato che il calcio si gioca con un pallone da spingere in rete, altro che cheerleaders e pubblicità a tutto volume.
Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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