Fu definita l’assassina che bolliva le vittime nel pentolone. La sua storia è talmente incredibile da essere ancora, a distanza di molti anni dagli eventi, oggetto di studio. Leonarda Vincenza Giuseppa Cianciulli, nacque da uno stupro a Montella, in provincia di Avellino, il 18 aprile 1894.

Dopo l’adolescenza, tra alchimie e pregiudizi, è passata alla storia come la saponificatrice di Correggio, a causa della profezia di una chiromante. Isolata per via dell’aspetto fisico, è cresciuta con la madre in manicomio tra paure, maledizioni e ossessioni. Dopo il terremoto in Irpinia del 1930 si è trasferita nel paesino emiliano di Correggio (Reggio Emilia), che fece da cornice ai suoi delitti.

A vent’anni decide di consultare una chiromante che le predice il matrimonio e la morte dei suoi figli. Dopo di allora, una volta sposata, ebbe tredici gravidanze sfortunate, poi, finalmente, diede alla luce quattro figli, dopodiché lasciò il marito. Questi quattro bambini diventarono per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo. Da quel momento la sua vita ebbe una svolta. Compra e vende abiti usati, combina matrimoni, insomma, diventa una persona agiata.

Tutto cambia quando scoppia la seconda guerra mondiale. Si convince che Giuseppe, il figlio maggiore, non deve andare al fronte. Essendo molto superstiziosa, memore della profezia della chiromante, per impedirlo, decide di compiere sacrifici umani così da proteggere la vita del figlio prediletto. Per questo inizia a uccidere usando vari tipi di armi bianche (coltelli, ascia, ecc.).

Abile negli affari e accattivante nei comportamenti, tra la vigilia di Natale del 1939 e la fine del 1940, la serial killer adesca tre donne conoscenti, rispettivamente di 73, 55 e 59 anni. Le attrae con la promessa di ricchezze e di un futuro migliore in una trappola mortale, non prima, però, di essersi fatta dare i risparmi e intestare i loro beni patrimoniali. Le uccide, poi le taglia a pezzi, inserendo le parti del corpo in grandi pentoloni che mette a bollire con acqua e soda caustica, così come avviene nel processo per la produzione del sapone. Dopo una lunga bollitura vennero fuori delle saponette cremose accettabili che diede in omaggio a vicine e conoscenti. Con alcuni resti preparò anche dei dolcetti per le amiche, invitate al the del pomeriggio.

Dopo l’arresto – senza mostrare nessun pentimento – confessò di avere ucciso non per avidità ma per amore di madre. A suo dire riuscì a impedire che la “Morte” le portasse via il figlio inviato al fronte. Vita per vita. I sospetti degli inquirenti ipotizzarono che la Cianciulli, in passato, avesse compiuto altri sette omicidi. Al processo la condannarono all’ergastolo per omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere, cannibalismo. Giudicata semi inferma di mente, così come certificato dai medici che la presero in cura, fu rinchiusa a vita nel manicomio di Aversa, dove morì il 15 ottobre 1970, all’età di 76 anni.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Repertorio

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