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IL CAPOLAVORO DISTOPICO

L’8 giugno 1949 George Orwell pubblica 1984.
Il titolo del romanzo e’ ottenuto dallo scambio delle ultime due cifre dell’anno in cui e’ stato realizzato, cioe’ il 1948.
L’autore decide di ambientare nel 1984 le vicende del libro, e racconta di un futuro distopico, di un mondo diviso in tre grandi superpotenze: Eurasia, Oceania ed Estasia.

Periodicamente, questi Paesi si alleano e si combattono a vicenda, ovviamente i cittadini non possono avere voce, perche’ vivono sotto regimi totalitari.
In particolare, il libro si concentra sugli eventi sperimentati dal protagonista Winston Smith, a Londra.
Questo signore ha trentanove anni, lavora presso il Ministero della Verità, apparato che si occupa di censurare i libri e gli articoli gia’ pubblicati, Il governo, che si chiama Grande Fratello , impone ai suoi sudditi di adeguarsi totalmente alle norme e persino ai pensieri stabiliti, ed e’ cosi’ che Winston vive reprimendo ogni impulso che vada contro il sistema sociale, ma il rancore diventa insopprimibile e alla fine comincia a scrivere un diario.
La sua vita, infine, subirà una svolta nel momento in cui incontrerà Julia, una ragazza che decide di sfidare insieme a lui le regole del Grande Fratello.
E’ importante collocare quest’opera nel contesto storico: infatti, dopo l’esperienza del fascismo e del nazismo, Orwell ha immaginato un futuro in cui la dittatura torna protagonista.

Il suo pessimismo caratterizza in quel periodo anche altri autori e Orwell, negli anni post bellici mette in luce la profonda crisi di valori che colpisce la fiducia della borghesia e degli intellettuali nel positivismo, e nelle ideologie da esso derivanti.
Da qui la nascita di una nuova corrente filosofica e letteraria, la distopia, che si oppone ai romanzi utopici rinascimentali .
Orwell poi passo’ dall’anarchia al socialismo, combattendo in Spagna col POUM e subendo le persecuzioni staliniste durante la guerra civile spagnola.
Nessuna meraviglia , dunque, se il cinismo e la fiducia nei confronti delle istituzioni mise in lui radici profonde.
Visse il periodo della guerra civile come un vero e proprio tradimento tra fratelli, esperienza che fece nascere nel suo animo la forte volonta’ di lottare contro ogni forma di totalitarismo.

L’intuizione di Orwell che nel futuro vedeva un’apocalisse nucleare, il mondo diviso da tre superpotenze impegnate a farsi la guerra e a controllare con il pugno di ferro i propri cittadini, non si è verificata.
Il 1984 però è stato un anno cruciale per diversi aspetti: Steve Jobs lancia sul mercato Macintosh128k, aprendo l’era del Mac.
Ormai diventato un accessorio tecnologico alla moda e un acquisto simbolo di benessere sociale. Il Mac e’ immancabile nei carrelli degli affannati compratori del Black Friday. Orwell non aveva previsto certo il consumismo sfrenato e la globalizzazione economica: il socialismo estremo di 1984, basato sui lavaggi del cervello e controllo della personalita’ e’ alquanto lontano dal capitalismo spregiudicato su cui si fonda la nostra società. Ma possiamo con certezza affermare che gli effetti condizionanti sulla mente umana si assomigliano in modo inquietante.

E poi, il 1984, come non bastasse e’ pure l’anno di nascita di Marc Zuckerberg: quanto di piu’ simile al Grande Fratello orwelliano possiamo immaginare oggi, pronto a vendere i dati personali che con tanta, toppa facilita’, gli cediamo.
Sul fronte culturale Bruce Springsteen pubblica Born in the USA, album scaturito dalla riflessione sull’amaro destino dei reduci di guerra, e come non bastasse, sempre in quell’anno viene lanciato Tetris e muore Enrico Berlinguer, segretario del PCI.
Il grande Umberto Eco sintetizzo’ con lucidita’ l’eredita’ culturale e politica di George Orwell e del suo 1984, sostenendo che in qualche modo avesse previsto l’avvento della societa’ della comunicazione mediata e mediatica.
“Il Grande Fratello serve, perchè bisogna pur avere un oggetto d’amore, ma basta che egli sia un’immagine televisiva”
L’avatar del grande Fratello non è passibile di giudizio o di errore, perchè il medium diventa inscindibile dall’essenza del concetto comunicato, e dal suo soggetto comunicatore.

Tanta roba!

Ed è così che anche la paura, come leva psichica per condizionare l’individuo, l’atrocità del bispensiero, di tutto e del suo contrario, diventa il pilastro della società distopica orwelliana.
Il tutto al servizio di un agghiacciante conformismo.
Ortodossia che finisce per voler dire “ non pensare”, di più, non avere bisogno di pensare.”
Ortodossia e INCONSAPEVOLEZZA sono la stessa cosa.”
Ma tutto ciò, che dire, non ha il sapore di un astuta “manipolazione”?
Mi taccio, ma ahimè, questo rischio, a me pare, che aleggi anche nella società odierna!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Getty Image

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