TOP Header adv (728×90)
TOP Header adv (728×90)

IL CANTO DELLE BALENE

IL CANTO DELLE BALENE

Il viaggio e’ anche un movimento, a tratti tenero e indeciso, tra la consapevolezza, e il lasciarsi andare.
Fluttuano le foglie nel vento, e fluttuano le nostre esistenze, disancorate da progetti e certezze, nella penombra che abbiamo appena attraversato, in cui anche il concetto di tempo si e’ manifestato in tutta la sua relativita’, liquido e plasmabile.

Ma “ fluttuante” non e’ un verbo negativo, non e’ sinonimo di “galleggiare”, ne’ di andare alla deriva, bensi’ sottintende la possibilita’ di spostarsi, e accostarsi dolcemente a cio’ che piace, per scelta, non per necessita’.
Questa metafora l’ho usata deliberatamente, per spostarmi col cuore e immaginare le balene che, come saprete tutti, sono famose per i loro canti, e che in ottobre partono per la loro lunga migrazione: si spostano dalle zone di riproduzione dell’Oceano Pacifico meridionale verso le aree di alimentazione dell’Oceano Atlantico.
I loro lunghissimi viaggi sono oggetto di studio di esperti scienziati che applicano alle balene, nei loro lunghi viaggi trasmettitori satellitari che ne permettono di seguire il percorso.

A che,scopo, direte voi.
Ma, la tesi piu’ accreditata e’ che la migrazione stagionale delle balene sia sempre stata un mistero, si sa da dove partono, ma non si conosce cosa succede durante il tragitto.
Esiste un progetto che si chiama Great Whale Trail ( il grande sentiero delle balene) che e’ stato pensato per dimostrare che e’ possibile studiare le balene senza ucciderle.
Infatti, negli ultimi trent’anni, le navi baleniere giapponesi hanno ucciso migliaia di balene per motivi scientifici, dicono, ma si sa che il vero scopo e’ il commercio della carne di balena, molto apprezzata in Giappone.

Le balene sono giocherellone: si lanciano in aria, si rituffano con mille evoluzioni, battono le pinne sull’acqua, fanno la verticale con mezzo corpo fuori dall’acqua, si rotolano, lo fanno perche’ giocano, si corteggiano, comunicano… e si divertono!
Il grande Luis Sepulveda ha scritto un libro che si intitola “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” che e’ una storia d’amore per la natura, raccontata dalla voce della Balena Bianca.

E’ una magica favola, adatta ai lettori di tutte le eta’, e narra di una conchiglia che un bambino raccoglie su una spiaggia cilena, a sud, molto a sud del mondo, e da li’ una voce si leva, carica di memorie e di saggezza.
E’ la voce della balena bianca, l’animale mitico, che, per decenni ha presidiato le acque che separano la costa da un’isola sacra per la gente nativa di quel luogo, la Gente del Mare.

Quella balena ha conosciuto l’immensa solitudine, e l’immensa profondita’ degli abissi, e ha dovuto proteggere quel tratto di mare da altri uomini, i forestieri ,che con le loro navi portano via ogni cosa, anche senza averne bisogno, senza riconoscenza e senza rispetto.
Fino ad allora sono stati i balenieri gli unici depositari della storia della temutissima balena bianca, ma ora e’ venuto il momento che sia lei a prendere la parola, e a far giungere a noi la sua voce antica come l’idioma del mare.

Ebbene, io non sono Sepulveda, ma mi piace pensare alla balena come metafora della vita, mi piace immaginare che gli eventi si possano raccontare da un punto di vista nuovo, quello della balena: un immenso cetaceo bianco e solitario, che narra il suo continuo muoversi, nelle profondita’ del mare in totale solitudine, accorrendo ai richiami del suo simile e osservando, dal pelo dell’acqua, il comportamento degli uomini!

Ho anch’io una mia balena immaginaria a cui dare voce: e’ quella che ha scoperto che gli uomini sono gli unici animali ad attaccare i loro simili, a combattersi e ad uccidersi tra loro, e nel momento in cui la violenza dilaga, la balena e’ costretta a diventare crudele, e vendicativa, nel tentativo di proteggersi.
Quello che importa, allora, e’ che rimanga sempre l’idea di un altro luogo, un’altra forma di esistenza, un’altra forma di confronto con la vita, senza la violenza, senza l’egoismo, senza la paura di vivere.

In una parola, l’importante e’ non perdere la SPERANZA!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Fotolia

scrivi a editoriali.costantinieditore@gmail.com

Articoli correlati

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *