Come tutte le persone che vivono nelle frazioni o nelle campagne adiacenti alle città, prima di andare alla Fiorita e poi con il tempo andante al Dino Manuzzi, guardavo nel periodo della “Primavera”, oltre ai fiori, alle piantine aromatiche, la mia maglia numero 10 e gli scarpini sempre lucidi che luccicavano al sole.

Adesso che ho già compiuto 60 anni, nel giardino di casa mi vengono alla mente tanti flash per piacere e per necessità: mio padre faceva il tipografo, aveva fondato il primo club del Cesena calcio, intorno a lui giravano tanti giornalisti e amici che si sentivano legati alla maglia bianconera. Il suo sogno negli anni sessanta ero quello di dare alla luce un giornale sportivo legato ad una società di calcio come sodalizio per i tifosi, unico in quel periodo, che parlasse di Dino Manuzzi, Luciano Manuzzi, Ezio Manuzzi, Vittorio Casali, Edmeo Lugaresi. Il foglio a 4 pagine tutto in bianconero come voleva la tradizione della stampa di allora, presa forma e iniziò il suo percorso sotto la direzione di Dionigio Dionigi, Ettore Pasini, Lidio Rocchi, coadiuvati da Renzo Navacchia, Libero Lucchi, Renzo Baiardi, Salvatore Gioiello. Negli a seguire con la prima promozione in serie A si affiancarono giornalisti di fama come Enzo Biagi, Gianni Brera, Italo Cucci, Marino Bartoletti, Adalberto Bortolotti, Bruno Pizzul, Giorgio Martino, Gianfranco De Laurentis e via dicendo. Ma anche giornalisti locali come il Generale Antonino Principato, il Commissario Ugo Vandelli,

Ma nei dintorni della tipografia a due passi dallo stadio, molti erano i frequentatori, gli amici, che trascorrevano alcune volte interi pomeriggi a parlare del Cesena di Ceccarelli, Ammoniaci, e soprattutto Gigi Radice che non solo legò il suo nome al Torino per il primo scudetto dopo la tragedia di Superga, ma seppe regalare un SOGNO a tutta la ROMAGNA BIANCONERA, la prima serie A nella stagione 1972/1973 e l’ampiamento delle tribune.

Ma nel campo dei ricordi bianconeri ho ancora ben presente gli amici di allora rimasti legatissimi al Cesena Spa, durante le retrocessioni, le nuove promozioni di Bagnoli, Bolchi e l’ingresso in coppa Uefa con Marchioro. Amici veri, persone imperterrite con le quali, ho vissuto affettivamente i successi del cavalluccio fino ai tempi di Igor Campedelli che con Pierpaolo Bisoli riuscì a battere lo storico record in due annate, dalla serie C, alla APOTEOSI dopo 20 anni, ancora nella massima categoria.

E questi amici che erano sempre presenti al Manuzzi in tribuna VIP sono Marco Netti, il Dott. Bruno Tomasetta (che era solito sedere nella poltroncina a lui assegnata al fianco dell’allora presidente Edmeo Lugaresi e l’ex presidente del Tribunale di Forlì Antonio Stanzione.

Oggi in tempo di pandemia il tempo pare essersi fermato. Lo stadio dai mille ricordi, dai tanti risvolti è vuoto e sospeso. Nessuno è in grado di dirci quando potremo tornare a bloccare un pallone nelle tribune dopo una svirgolata del portiere, di un difensore, di un centrocampista o di un bomber che sbaglia la mira; o di rivedere sotto gli spalti, quasi a toccarli, le esultanze, i segni della croce, quelli di zorro, le capriole, i salti sopra i leed pubblicitari.

Se un giorno torneremo allo stadio, sarebbe davvero magnifico, dopo tante respinte sugli avversari, rivedere ancora il campo dei ricordi stracolmo di gente, dove sopra le passerelle in red, sfilano i nuovi campioni del Cesena per un ennesimo miracolo calcistico. E si perchè se Italo Cucci disse: “Anche la Romagna ha il suo piccolo Brasile”, personalmente e spontaneamente mi viene da scrivere questa rima di Garcia Lorca: “Che cosa racchiudo in me in questi momenti di tristezza? Ahi, chi taglia i miei boschi dorati e fioriti! Che cosa leggo nello specchio d’argento commosso che l’aurora mi offre sull’acqua del fiume?”.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Valerio Casadei

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