Ringraziato Giorgio Chiellini che, con il suo libro in prossima uscita e le “sputtanate” verso questo e quell’altro ex compagno d’avventura, oltre al certificare l’odio nei confronti del nerazzurro meneghino, ci ha dato (per chi lo vuole) finalmente un novo argomento di discussione calcistica, non possiamo esimerci dal continuare sulla strada intrapresa due mesi fa, nel momento in cui anche il calcio si fermava e metteva la scritta “chiuso per Coronavirus” ovvero: “si riparte, non si riparte, ma quando si riparte”? Argomento che sembra finalmente arrivato ad un altro step, importantissimo, qual è la ripresa degli allenamenti collettivi.

Uniformandoci al resto del calcio europeo che conta ed alle sue disposizioni di comportamento, il Comitato governativo ha risposto al protocollo presentato dalla FIGC e, se i numeri (dei contagi) non tradiranno, il prossimo lunedì ci sarà il via agli allenamenti collettivi, sotto lo stretto controllo e la responsabilità dei medici sociali, cosa che pare ovvia visto che il busillis è sanitario, ma che bisognerà verificare e certificare, perché solo la settimana scorsa 17 su 20 dei medici della Serie A avevano sollevato in proposito più di un dubbio.

L’altro nodo fondamentale era cosa fare in caso di positività di un componente il gruppo, quindi non solo i calciatori, ed anche qui si è trovata una soluzione, che nello specifico mette in quarantena tutti per i canonici 14 giorni di isolamento; cosa identica a quanto deciso in Germania, dove nel fine settimana riprenderanno i Tornei di A e B, e dove non mancano i positivi, come alla Dinamo Dresda (Serie B, due calciatori positivi) che dovrà quindi recuperare le prossime due partite.

Qui il dubbio è che in caso di altre positività in formazioni diverse, cosa succede? Si continua a posticipare, e magari si finisce a Natale, o si chiude baracca e burattini per ricominciare se e quando con la nuova stagione? L’UEFA ha stabilito delle date limite alla chiusura dei vari Campionati, “volendo” arrivare all’assegnazione di Champions ed Europa League, anche perché pare ci sia già la data di ripartenza delle Coppe per la prossima stagione (ottobre), magari saltando o limitando i preliminari alle formazioni delle Nazioni principali e modificando i format dei gironi di qualificazione, con gare di sola andata.

Bisogna infatti non dimenticarsi che nell’estate prossima ci “sarebbero” da giocare gli Europei per Nazionali, già rinviati quest’anno, e non si può andare oltre maggio 2021 per la chiusura di Campionati e Coppe varie, pena un bailamme mai più finito.

Tutto ovviamente sempre mettendo la salute davanti a qualsivoglia altro argomento, compresi i soldi, anche se mai si tralascia di ricordare che il calcio, ovvero la Serie A, è la terza industria italiana per giro d’affari ed allora perché non si dovrebbe ricominciare a giocare, senza tirarla tanto per le lunghe e senza la tanto famigerata salute da mettere di mezzo? Se il calcio è così importante per l’economia del nostro Paese, che si riparta, magari persino aprendo gli stadi; se torna al lavoro chi mette in tasca poche centinaia di euro al mese, perché non deve farlo (e senza tanti accorgimenti) chi guadagna milioni?

In fondo ha ragione la Meloni, il tasso di coinvolgimento da Coronavirus per gli under 40 è bassissimo, 0,8%, e quanto hanno quindi da temere ragazzoni di venti/trent’anni in forma, allenati ed iper controllati giornalmente? Si fanno tante storie anche per gli operai e gli impiegati? E cosa dovrebbero dire medici, infermieri ed operatori sanitari in genere mandati allo sbaraglio senza protezione alcuna, come fossimo tornati a Cernobil, dove dopo il disastro nucleare i primi soccorritori scavavano con le mani?

I Presidenti spingono per ricominciare, visto che sono pieni di debiti? Che siano cattivi amministratori ormai lo sanno anche le pietre, ma per cosa si sono riempiti di debiti se non per questi pedatori capricciosi, per la maggior parte bisognosi della badante per apporre una firma e che quando sono culturalmente più “evoluti” scrivono libri sputtanando i loro simili, e lo raccontano in anticipo, per farci qualche soldino in più?

Il calcio è sempre lo stesso, anzi, peggiora di stagione in stagione, con dirigenti incapaci (e più lo sono più scalano i vertici) ed una piramide che più scendi più trovi ogni sorta di porcheria, senza che nessuno muova un dito per cambiarlo; ammesso e non concesso ci sia qualcuno in grado, anche con le idee, di farlo ed ancor di più sia lasciato lavorare.

Ma tralasciamo queste facezie, in fondo il calcio ci va bene così com’è, perché riformarlo, perché ridurre le formazioni professionistiche e che il resto sia veramente solo e soltanto dilettantismo? In fondo qualche miliardo di debiti cosa volete che sia? Si, qualche piccola modifica qua e la va fatta, ma sono piccolezze, cosette sistemabili, basta un’assemblea di Lega, mica serve chissà cosa, basta eliminare qualche formazione di piccole città, riportare su quelle di capoluoghi ben più adatti per pubblico ed incassi, il gioco è fatto, senza tante complicazioni ed amenità.

Qualcuno scenderà sul piede di guerra e presenterà ricorso, come si minaccia oggi in caso di chiusura anticipata della stagione, con retrocessioni e promozioni stabilite dalle attuali classifiche o da metodi tutti da decidere? Basterà modificare i regolamenti e tutti zitti a casa, tanto vogliamo discutere e mettere il Castel di Sangro di turno in confronto ad un Bari o ad un Palermo?

Dimenticavo l’ultimo particolare del protocollo per riprendere: il gruppo, tutti inclusi, dovrà essere blindato da infiltrazioni esterne, andare in clausura in pratica, ciascuno nei rispettivi centri sportivi, per chi ce l’ha, mentre gli altri che faranno, dove andranno? Mi viene in mente dove potrà “rifugiarsi” il Torino, ad esempio, ovvero in una delle tante caserme dismesse esistenti sul territorio piemontese, o magari al forte di Bard o quello di Fenestrelle, anche lì lo spazio non manca e la clausura sarebbe perfetta, senza dover ricorrere ad un qualche monastero abbandonato o dove, che forse è peggio, ci si debba alzare all’alba per pregare ed occuparsi dell’orto e di ristrutturare il campanile.

Sono andato come al solito troppo in là? Mi sa di sì, ma sempre molto, ma molto distante da dov’è ormai arrivato il pallone!

Il Direttore Maurizio Vigliani – Foto Marco Iorio

Redazione IL POPOLANO

La Cesenate

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