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I BEATLES ULTIMO PERIODO

LA STORIA DEI BEATLES, L’ULTIMO PERIODO. PARTE SECONDA

Sono arrivato alla parte seconda a parlarvi della storia del gruppo britannico nel periodo che va dal 1968 allo scioglimento avvenuto nel 1970.
Il 1968 si aprì per i Beatles con un viaggio in India a Rishikesh, presso Moharishi Mahesh Yogi, alla scuola di pensiero della “Rigenerazione Spirituale” di cui il gruppo britannico erano nel frattempo diventati adepti. Al ritorno dall’India, John e Paul volarono a New York per il lancio della loro società di promozione ribattezzata Apple e che aveva per simbolo una mela verde.
Con la loro società, volevano offrire la possibilità a tutti gli artisti che avevano qualcosa da dire, fossero essi musicisti, scrittori, cineasti, di potersi esprimere senza passare dalla dura gavetta e dalla spasmodica ricerca di qualcuno che gli desse fiducia come era capitato a loro.
Paul disse in una conferenza stampa che l’idea era quella di un “Comunismo” Occidentale.

Di fatto l’attività principale della Società Apple fu la produzione di dischi, che dal White Album in poi iniziarono ad apparire con l’etichetta della mela verde, intera su un lato del disco e tagliata a metà sull’altro. Si trattò di un’impresa velleitaria che portò molto denaro e dette risultati assai modesti rispetto alle aspettative artistiche, anche se alla fine uscirono per la Apple fiocchi di autori di talento, come il cantante James Taylor.
Con il contributo anche di molti brani composti dai quattro di Liverpool durante il loro soggiorno presso l’ashram Himalayano del Maharishi, in questa occasione nacque il doppio album dal titolo The Beatles, soprannominato White Album, per la copertina completamente bianca, uscito nel novembre del 1968. Nel disco è evidente che il gruppo stesse perdendo la propria coesione, in quanto ogni brano riporta l’indentificabile cifra stilistica del suo autore, ma anche in positivo il prepotente emergere come il compositore George Harrison, suo infatti il brano While my Guitar Gently Weeps, che si segnalò anche per l’inedita presenza alla chitarra solista di Eric Clapton. Alcuni brani Revution 9, Piggies, Blackbird e soprattutto Helter Skelter, furono distorti dalla mente ossessionata di Charles Manson, che lì interpretò come un messaggio inviatogli dai Beatles in cui veniva sollecitato a prepararsi a un prossimo incontro razziale e fu proprio Helter Skelter il nome che Mandon diede al futuro conflitto fra bianchi e neri. L’album presentava particolarismi spunti innovativi psichedelici di musica alternativa come Revolution 9 e alcune sonorità di contaminazione Jazz, Blues e Musica Etnica. In quel periodo i percorsi della musica di livello eccelso videro nascere vari progetti, come Suite, Opere sempre più avveniristiche con il passare del tempo.

Il disco ebbe uno strepitoso successo di vendite, tuttavia, nonostante il trionfo, i quattro musicisti britannici si accorsero di non avere più tra loro quella sintonia dei primi tempi.
Per questi motivi e per rimediare ai sempre più frequenti contrasti interni dovuti anche alla presenza ingombrante della nuova compagna di John Lennon, Yoko Ono musicista e cantautrice giapponese. Conosciuta nel mondo dell’arte, raggiunse la fama internazionale con il matrimonio e la successiva carriera artistica con il musicista dei Beatles; nacque l’idea di “tornare alle origini” con un’opera discografica spontanea e meno ricercata, registrata in diretta senza le ricercatezze e le elaborazioni in studio di registrazione dei loro ultimi lavori. Il progetto, dal nome Get Back, prevedeva anche un film sulla sua realizzazione e il ritorno di una esibizione dal vivo.

Le riprese furono affidate al regista Michael Lindsay Hogg. Venne così immortalato un litigio tra Paul e George a proposito del modo in qui il chitarrista interpretava la musica di McCartney: un episodio che ben rifletteva le tensioni latenti nel gruppo. Le riprese, iniziate negli inospitali studi cinematografici di Twickenham a Londra, poi abbandonati per uno studio casalingo alla Apple Records in Street Savile Row, sarebbero diventate un film uscito con lo stesso titolo dell’album, Let it Be – Un Giorno con i Beatles, destinato a restare e a farli rimanere nella storia della Musica Rock. Dopo molte ipotesi tra cui quelle di tenere un concerto di chiusura su una nave, in un anfiteatro in Tunisia o nella cattedrale di Liverpool il palcoscenico, divenne infine l’ultimo stage, la terrazza del loro quartier generale londinese, la Apple al n°3 Saville Row Street dove il 30 gennaio 1969, ebbe luogo il famoso e ultimo concerto sul tetto.

Il pubblico era costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche, da un gruppo di fortunati curiosi, dello stesso stabile, che scalando comignoli e tetti, mai potevano immaginare che sarebbero stati fortunati testimoni di questo evento. Tra gli spettatori sul tetto, era presente un giovane ed ancora sconosciuto Alan Person, che diverrà col tempo l’ingegnere del suono del gruppo rock musicale britannico dei Pink Floyd, formatosi nella seconda metà degli anni Sessanta; nel corso della loro lunga carriera, è riuscito a riscrivere le tendenze musicali della propria epoca, diventando uno dei gruppi più importanti della storia della Musica Rock mondiale.
Decine decine di poliziotti faticavano a tenere ancora una volta la massa di fan che avevano appreso in qualche modo la notizia dell’esibizione dei Beatles.

Tuttavia, già dopo le incisioni di gennaio del 1969, il gruppo britannico perse l’entusiasmo per il film Get Back e per l’omonimo long playing. Perciò lasciarono i nastri al tecnico del suono Glyn Johns, che fu incaricato di mixare il materiale. Johns si mise al lavoro, preparando in varie sedi e in tempi diversi alcune varianti di acetati che potevano costituire altrettante versioni dell’album; i risultati del lavoro dell’ingegnere del suono non ricevettero però grande attenzione ne videro nascere la luce, almeno nella discografia ufficiale della formazione.

Con la scusa dei ritardi nella confezione del prodotto e nella post produzione della pellicola, Get Back venne più volte rimandato. I problemi erano effettivamente altri:i piccoli rancori personali e i grandi disastri finanziari scaturiti dalla società di promozione Apple. L’ingresso del manager Allen Klein, un imprenditore statunitense, destinato a risanare il grave deficit, fu osteggiato dal solo Paul McCartney, il quale diede la sua idea di risolvere la criticità della Casa di Produzione Apple, proponendo il nome dello studio dell’avvocato Eastman, il padre di Linda McCartney Eastman, la signora di Paul, fotografa, pianista, cantante, attivista e imprenditrice statunitense, con lei ex Beatles fondò il gruppo dei Wings. Su quella disputa, importante eppure in altri tempi probabilmente superabile, i quattro ruppero del tutto i rapporti e dopo anche il controllo sulla Northern Songs, che controllava i diritti editoriali di quasi tutto il catalogo dei lavori dei Beatles. L’unica che premeva per avere un’opera discografica da commercializzare nei negozi specializzati entro la fine dell’anno era la Casa Discografica EMI, che riuscì a mandare in porto una tregua temporanea: tra luglio e agosto, negli studi di Abbey Road, richiamato George Martin che lì aveva abbandonati dopo il lavoro discografico dal titolo White Album, il nono Long Playing del quartetto britannico pubblicato nel 1968 dalla label Apple Records e prodotto da George Martin; venne messo in commercio nel Regno Unito il 27 novembre del 1968.

La rivista musicale Rolling Stone lo ha inserito nel 2012 al decimo posto della lista dei cinquecento migliori album, mentre la rivista New Musical Express lo posiziona al nono posto della sua analoga classifica dei migliori cinquecento album; compare anche nel volume 1001Albums You Must Hear Before You Die, Martin se ne andò dopo avere prodotto questa opera discografica perché stanco dei troppi continui litigi tra il quartetto di Liverpool, i Beatles scrissero, e provarono e registrarono le ultime canzoni della loro storia artistica. Neppure un mese dopo fu pronto Abbey Road, il testamento artistico che conteneva i capolavori quali, Come Together, Here Comes the Sun e Somerthing.

Nell’opera Abbey Road i Beatles utilizzarono il mogg nei brani Because e Maxwell’s Sillver Hammer.
Il disco, ultima opera del quartetto britannico, a parere unanime risultò essere un lavoro di eccellente levatura tecnica di arrangiamenti, canzoni e di composizione nella costruzione dei brani musicali.
Mentre McCartney stava registrando i brani del suo album da solista, Lennon aveva da poco esordito in concerto con il suo nuovo gruppo, la Plastic Ono Band. Il 3 gennaio 1970 Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr effettuarono l’ultima seduta a nome dei Beatles e registrarono un canzone scritta da Harrison, dal titolo I Me Mine, ultimo brano aggiunto all’opera discografica. Poche settimane dopo Paul comunicò ai compagni l’intenzione di abbandonare in gruppo. Dopo l’uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon, all’insaputa di McCartney, chiamarono l’affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: nastri che Spector in alcuni casi rielaborò appesantendoli con gli effetti del muro del suono, tecnica di produzione musicale utilizzata nelle registrazioni di musica leggera e rock, sviluppata durante i primi anni Sessanta da egli stesso presso la Gold Star Studios di Los Angeles in California.

Il prodotto che ne derivò è stato l’album Let it Be, che sarebbe uscito un mese dopo l’intervista con cui McCartney annunciò l’abbandono del gruppo, dopo aver ascoltato le modifiche apportate dal produttore e ingegnere del suono Spector, alla sua The Long and Winding Road; fu l’atto finale. Sarebbero seguite diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro, e difficilmente accostarsi a quella del complesso britannico unito a un’eternità pesantissima. A distanza di più di trent’anni, nel 2003 fu pubblicata la versione originale dell’opera discografica senza nessun ritocco e artificio, Let it Be… Naked. Il film documentario diretto da Michael Linsay Hogg, Let it Be, Un Giorno con I Beatles mette in scena l’ultimo concerto tenuto dal gruppo britannico, poco dopo il mezzogiorno del 30 gennaio 1969 sul tetto della Apple Records, al n°3 di Saville Row a Londra.

Il titolo del documentario è tratta dalla omonima canzone, il concerto durò circa una quarantina di minuti e la sua registrazione cinematografica integrale venne impiegata per realizzare il film il quartetto britannico suonò con l’aggiunta del pianista Billy Preston, George Harrison porto il pianista a suonare con loro come musicista aggiuntivo, nella speranza che un talento come Preston, estraneo al gruppo avrebbe incoraggiato i compagni a dare il massimo in termini di
concentrazione. Ringo Starr il batterista dei Fab Four ricorda: “C’era l’idea di suonare dal vivo in qualche posto. Ci stavamo domandando dove saremmo potuti andare – magari al Palladium o nel deserto del Shara.
Ma avremmo dovuto portarci dietro la roba, così decidemmo: “Salimmo sul tetto!”.

Nella sua autobiografia intitolata Sound Man, poi l’ingegnere del suono Glyn Johns dichiarò che l’idea del concerto sul tetto era stata sua. Racconta: “che ad assistervi vi furono poche decine di persone, le quali, approfittando della pausa pranzo, lasciarono il posto di lavoro e di insinuarono sul tetto attirati dalla musica. Alla base dello stabile, intanto, andava radunandosi una folla di fan che in qualche modo erano venuti a conoscenza dell’evento”.
I Beatles avevano registrato da poco le ultime canzoni: Let it Be, The Long and Winding Road, For you Blue, I me Mine, Get Back, I’ve Got a Feeling e Dig a Pony. Soltanto alcuni giorni prima, il 17 gennaio, era uscito il loro album, Yallow Submarine. Sul terrazzo della label Apple Records tutto fu filmato, dai preparativi alle prove suono, al concerto vero e proprio, fino all’epilogo; il concerto venne interrotto dal sopraggiungere dei poliziotti londinesi, chiamati a contenere gli schiamazzi provocati nella zona dai numerosi fan presenti lungo le vie di accesso a Saville Row Street.
La riproposizione del brano Get Back, venne interrotta nella parte finale all’arrivo dei poliziotti.

Mal Evan, amico di gioventù tecnico roadie, che viaggiava insieme ai favolosi quattro musicisti durante le loro tournée, di solito dormendo nel camper e occupandosi dei vari aspetti della realizzazione del concerto esclusa l’esibizione dei musicisti. Evans inizia a confabulare con Harrison, che smette di suonare, mentre Paul McCartney incita i compagni a continuare almeno per finire il brano Get Back già in parte interrotto. Sul finire dalla canzone esclama: “Bene, grazie a tutti da parte mia e del gruppo, e speriamo proprio di aver passato l’audizione!”.

Secondo il critico Luigi Saitta: “Potrà forse deludere chi si attendeva una grossa produzione, ma per il suo stile documentaristico rimane indubbiamente una delle testimonianze più genuine affidate alla celluloide del celebre quartetto di Liverpool. I riconoscimenti che i quattro musicisti hanno avuto è il premio Oscar alla migliore colonna sonora, per l’adattamento alle canzoni nel 1971 e il premio Grammy come migliore colonna sonora.
Il film venne pubblicato in due edizioni ufficiali: la prima nel 1981 in Gran Bretagna dalla Magnet Video su VHS, e negli Stati Uniti dalla RCA Video, sul fallimentare supporto video disco, non da confondersi con il laser disc. I due supporti però vennero rapidamente ritirati dal commercio. Da allora non c’è più stata nessun altra edizione ufficiale.
Da Rock and Roll News – R3M.

“Nel 1970 i Beatles arrivano infine al punto di rottura. I contrasti e le dinamiche di potere – ormai chiaramente evidenti – distruggono l’equilibrio dei Fab Four. La storiografia musicale ha sempre tirato in ballo molti fattori che potrebbero aver condotto – più o meno congiuntamente – allo stesso risultato. Ma uno, più degli altri potrebbe avere accelerato il processo di involuzione dei Beatles. Questo motivo è strettamente collegato a John Lennon”.
“La formazione è minata da contrasti e dissidi interni che duravano da molti anni. Tante sono le cause prese in considerazione per spiegare tale esito. Tutte ugualmente probabili, ma nessuna decisiva in sé.
Sicuramente il rapporto turbolento è antagonistico tra Paul McCartney e John Lennon è stata la crepa che ha distrutto l’equilibrio dei Fab Four”. “Ma – oltre a questo – anche l’emergere del talento eclatante di George Harrison come compositore, che diventa sempre più evidente. Così tanto che il chitarrista vorrebbe vedersi riconoscere i giusti meriti dai suoi compagni di band. L’approccio del consumo di sostanze stupefacenti a metà anni Sessanta – contribuiscono a modificare le dinamiche esistenti. E in fine ovviamente, il fatidico incontro tra John Lennon e Yoko Ono nel 1966”.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Getty Image

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