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HARRY CONNICK JR. IL CANTANTE CONFIDENZIALE

“Agli inizi della musica jazz, i colori pungenti dell’idioma, i ritmi contorti e i suoni confidenziali dei collettivi avevano per protagonisti gli strumenti.
Mentre i cantanti eseguivano i blues più ritualizzati o le novelty song, le canzoni alla moda del vaudeville.
Negli anni ’20 questi filoni cominciarono a intrecciarsi per divenire inseparabili dopo una decade.
Con il mercato dei race disc i blues più espressivi incisero dischi di successo.

Tutta la musica afroamericana  influenzò sempre più la canzone popolare bianca e il legame fra Tin Pan Alley e il jazz si approfondì.
Arrivando agli anni ’30 le voci dei solisti ebbero un forte successo. Tra i tanti artisti Billie Holiday, creò  la prima e più perfetta realizzazione di un nuovo stile di canto.
Dopo un trentennio, negli anni successivi, il repertorio divenne più leggero ed emersero star come Frank Sinatra diventate poi leggende. Con la sua flessibilità vocale aveva il potere di intrattenere diverse platee. Ciò capitò ad un altro “mostro sacro”, Ella Fitzgerald, dal fraseggio spiritoso, sofisticato.
Ma, come già in passato, l’essenza dei cantanti jazz di quell’epoca non risiedeva nell’imitazione dei fiati, ma nell’interpretazione personale e spontanea, nella trasformazione talvolta curiosa delle canzoni e nella valorizzazione delle qualità sottili, espressive e del tutto uniche della voce umana.

Oltre a Sinatra e Fitzgeral nel post guerra, sull’onda dell’ammirazione popolare salirono: Bing Crosby, Sheila Jordan, Anita O’Day, Sarah Vaughan, Bettie Carter, Carmen McRae, il Trio Lambert, Hendricks & Ross. Nate King Cole, Mel Tormè, Tony Bennett, Sammy Davis Jr e l’italo-americano Dean Martin.
Questi talenti sopravvissero fino ai tempi moderni per merito di un imprenditore e produttore discografico Norman Granz.

Tra i tanti artisti musicali, venne alla ribalta un giovane che iniziò a studiare musica all’età di tre anni e a farsi notare appena compiuto i cinque anni fino a collaborare con una jazz band a dieci anni. Sto parlando di Harry  Connick in gradi di eseguire in un Concerto per Pianoforte la n°3 Opus di Beethoven, con la New Orleans Symphony Orchestra, poi divenuta la Louisiana Philharmonic. Successivamente si cimentò con il pianista Eubie Black al Royal Orleans Esplanade Lounge di New Orleans, con il brano I’m Just Wild About Harry, le liriche di questa canzone furono scritte da Noble Sissle con la musica di Eubie Black.

Connick, lo ricordiamo, come fatto anacronistico aveva sin da ragazzi frequentato i migliori istituti di musica;  dalla Jusuit Hight School,  alla Isidare Newman School e poi la La Keview School e il New Orleans for Creative Arts, nella città di New Orleans,  tutte scuole di alto perfezionamento identiche alle università europee.
Connick, durante gli studi  si trasferì alla 92nd Street YMHA di New York per approfondire le sue capacità artistiche presso l’Hunter College e alla Manhattan  School of Music. Lì incontrò il dirigente della Columbia Records, George Butler, che lo convinse a firmare con la Columbia e a incidere Il suo primo disco, Harry Connick Jr.
Ben presto acquisì una notevole reputazione nel jazz grazie anche alle sua apparizioni prolungate in locali di alto profilo di New York.
Con la sua crescente popolarità,  il regista Rob Reiner gli chiese di comporre una colonna sonora per la commedia romantica, Harry ti presento Sally film del 1989, interpretato da Meg Ryan e Billy Crystal.
Harry Connick Jr.,vinse il doppio disco di platino negli Stati Uniti inserendo nel film brani straordinari, ma il premio venne indetto per il pezzo: It Had to Be You, Let’s call the Whole Thing Off. Non fu l’unico premio, il cantante americano strappò il suo primo Grammy Award per la migliore performance vocal maschile, per la categoria Musica Jazz, per il suo lavoro sulla colonna sonora.

Connick dalla musica al cinema – Debuttò sullo schermo nel 1990 in Menphis Belle, un lungometraggio basato su una storia vera di un equipaggio di bombardieri B-17 Flyng- Fortress nella Seconda Guerra Mondiale.

I tre Album –  Nel 1990 durante l’estate pubblica due album, quello del trio con brani strumentali Lofty’s Roach Soufflé e l’altro con un big band We Are in Love. Nell’ottobre dello stesso anno, arriva il terzo album vincitore del Multiplatino, Blue Light, Red Light.

Il Disco di Platino –  Nel 1991 – 1993  Connick pubblica la sua opera discografica numero 25 Eleven una raccolta di standards per pianoforte e con il brano My Heart Finds Christmas arriva il platino perchè sarà il long playing più venduto al mondo. Connick poi pubblica una canzone chd diviene negli Stati Uniti il disco di maggior successo dal titolo I Could Only, Whisper Your Name  cheper un’altra  colonna sonora per il film The Mask, con l’attore Jim Carrey.

I momenti epici – Nel 1997, il cantante americano produce l’opera discografica To See You, che lo porterà a girare fino all’Europa e a partecipare con il suo concerto al Premio Nobel per la Pace a Oslo, in Norvegia. Torna a recitare in Excess Baggage, al fianco degli attori Alicia Silveston e Benicio’ del Toro. Nel maggio dell’anno dopo, ha il suo primo ruolo da protagonista nel film diretto da Forest Whitaker’s: Ricominciare a Vivere, con l’attrice Sandra Bullock.
Scrive i testi e le musiche per il musical di Broadway Than Shalt Not di Emile Zola Therese Raquin, presentato per la prima volta negli anno 2000. Collabora alla narrazione del film My Dog Skip,  del regista  Jay Russell. Recita in una produzione televisiva americana, nel programma South Pacific con l’attrice Glen Close, trasmessa dalla ABC.
Recita ancora nel suo dodicesimo film, dal titolo Topolino, con la sceneggiatura di John Grisham. Poi nuovamente un nuovo lavoro discografico, pubblica Songs I Heart,  rielaborazioni di spettacoli per bambini.  La star americana non finisce mai di stupire raccogliendo ulteriori premi tra le composizioni e le recitazioni. Con Songs I Heart vince un’altro Grammy Award.

Epilogo – Quando veste i panni di un ricco miliardario Daddy Warbucks a 53 anni nel musical Annie Live per la rete NBC dichiara: “È  uno spettacolo così classico che mi è molto familiare per averlo visto  un milione di volte. Ed è una di quelle cose in cui lo guardi e ti diverti e non ti immagini mai davvero di farne parte, quindi quando mi è stato chiesto di interpretare  Daddy Warbucks è stato un po’ surreale perché è un ruolo così iconico. Non era qualcosa cui avevo davvero pensato. Ero solo entusiasta che mi fosse stato chiesto di farlo”.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Repertorio

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