Giuseppe Conte e Beppe Grillo

Non si da per vinto e tira diritto chiamando a raccolta i suoi. Grillo, dal suo blog, lancia al Movimento 5 Stelle e la blinda la regola del “dopo due mandati niente ricandidatura“. Prosegue: “Sapevamo fin dall’inizio di dover combattere contro zombie che avrebbero fatto di tutto per sconfiggerci o, ancor peggio, contagiarci. E così è stato: alcuni di noi sono caduti, molti sono stati contagiati. Ma siamo ancora qui“.

Non esiste – si legge – un vento favorevole per chi non sa dove andare, ma è certo che per chi va controcorrente il vento è sempre sfavorevole. Sapevamo fin dall’inizio di dover combattere contro zombie che avrebbero fatto di tutto per sconfiggerci o, ancor peggio, contagiarci. E così è stato: alcuni di noi sono caduti, molti sono stati contagiati. Ma siamo ancora qui, e alla fine vinceremo, perché abbiamo la forza della nostra precarietà: siamo qui per combattere, non per restare, e questa nostra diversità è spiazzante per gli zombie“.

La regola così come composta metterebbe fuori dai giochi delle prossime elezioni big come il presidente della Camera Roberto Fico, la senatrice Paola Taverna, l’ex reggente Vito Crimi, e gli ex ministri Fraccaro, Bonafede e Toninelli. Si punterebbe a non “perderli” ma senza concedere loro altro tempo come deputati e senatori.

Dal canto suo il presidente del movimento Giuseppe Conte, in un’intervista a il Fatto Quotidiano nega che con la decisione di non ammettere deroghe alla regola del doppio mandato, Grillo si sia imposto anche su di lui. “Non è così“, assicura. Con Grillo “Abbiamo sempre ragionato assieme anche su eventuali deroghe alla regola per salvaguardare l’esperienza di alcuni portavoce“. Beppe Grillo, secondo Conte, “ha sempre espresso la sua opinione, consapevole che la decisione sulla votazione o meno degli iscritti spettava a me“.

Di certo si tratta di una regola fondativa: ne capisco la filosofia e comprendo la posizione di Grillo, che è il custode dei princìpi. Pubblicamente avevo aperto alla possibilità di una consultazione in Rete degli iscritti sul tema, ma la politica non può essere un mestiere“. “Detto questo, con la crisi di governo il quadro è cambiato: non sarebbe stato serio ridiscutere la regola in prossimità del voto. Non ci sarebbero state la serenità e l’obiettività necessarie. E poi la deroga solo per alcuni rischiava di innescare una logica da ‘fedelissimi di Conte’, mentre io voglio solo fedelissimi del M5S. In questi brutti giorni in cui abbiamo ministre che cambiano bandiera per Calenda – conclude riferendosi a Gelmini e Carfagna – noi diamo un segnale rivoluzionario al Paese di coerenza e di rispetto degli impegni“.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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