Troppe malattie tra calciatori. La rilevazione dell’esperto che spiega perché non bisogna credere alla tv

Franco Ferretti, a 13 anni ha vinto il primo titolo mondiale di squadra per la ginnastica artistica, a 15 il titolo mondiale nel singolo, ha allenato non solo pluricampioni olimpici italiani come Julieta Cantaluppi ma ha lasciato un segno anche nel calcio e nel pugilato. Era lui il preparatore atletico dell’Ascoli calcio del record ancora imbattuto, campionato 1977-78, 61 punti in serie B (oggi sarebbero 87), così come ha collaborato alla preparazione di pugili quali Francesco Damiani e Patrizio Oliva. Professore universitario ha all’attivo decine e decine di titoli mondiali vinti

Tanti atleti sono morti di recente, lei che pensa?

“Sono maestro di sport, vero, in 4 attività. Le morti non vengono fuori dall’oggi al domani, si maturano negli anni”

Spieghi meglio

“Dico sempre che lo sport è un rischio per pochi, i quali devono essere tutelati totalmente a livello medico, a livello tecnico e a livello societario”

E questo accade in Italia?

“Ma assolutamente no. Oggi vede, si va avanti per passione. Se la passione uno ce l’ha per una bella ragazza, una bella donna, posso capirlo ma se per passione fai diventare gli atleti cavie si fanno danni distruttivi”

Si ha troppa fretta di arrivare?

“A dire cazzate in televisione si fa in fretta e sembrano tutti scienziati. Il doping è un veleno che distrugge le persone. Quando dicono che il grande Pantani è stato campione del mondo perché si è dopato bisogna prendere chi lo dice, arrestarlo, metterlo in galera e buttare la chiave perché dà un messaggio oltre che falso anche stupido”

Ci faccia capire…

“Un atleta si forma con delle coordinazioni bio neuro motorie che devono essere perfette e quando poi ad un atleta perfetto fai bere un bicchiere di vino che non ha mai toccato quello dà i numeri. Qualsiasi cosa gli dai che non è sano lo disturba e si crea uno squilibrio. Il doping, le sostanze illecite distruggono le azioni bio dinamiche”

Si può solo immaginare…

“Sgarrare sugli atleti li rovina. Il preparatore deve sapere tutto di quell’atleta che spesso non sa niente di se stesso. Devi essere in mano a gente che capisce quello che fa e non a improvvisati. Il grande maestro mondiale di box Steve Klaus, il più grande di tutti diceva sempre che la preparazione è tutto e mi ripeteva: ‘Franco fai parlare tutti. Anche lo scemo ha qualcosa di buono. Devi capire tu che cosa”

Si può arrivare in alto senza prendere nulla?

“Sì arriva in alto se non si prende nulla ma lavorando con preparatori che sanno cosa fanno. Il doping è molto usato da gente che non ha capacità atletiche, da allenatori che non sono allenatori e che recepiscono queste porcherie. Non bisogna avvelenare con nessuna porcheria che può essere il doping o altro o i farmaci, usati in modo improprio”

Se è tutto business come si fa? Sta distruggendo le persone che sono dentro gli atleti? Si saltano le tappe per arrivare ai risultati

“Dico di più. Oggi non si prende più il cappuccino al bar ma un farmaco ad ogni istante, per non parlare di cosa è successo col Covid. Ogni farmaco è una medaglia, ha due lati. Ogni medaglia ha il suo rovescio, lo spiega la ricerca scientifica, non quei cretini che vanno in televisione. Devi sempre guardare i danni che il tuo operato può creare, per questo lo sport è un rischio per pochi”

Ci faccia altri esempi su questo equilibrio che permette di costruire l’atleta

“Uno che ha delle doti può arrivare in alto se non prende schifezze. Il problema altrimenti viene fuori abbastanza in fretta e si diventa vittime. A bruciare una persona ci vuole niente. Le posso fare un esempio?”

Prego

“Avevo un amico che era un prodigio nel salto in lungo, a 17 anni aveva un record mondiale bestiale. Ma faceva i 100 metri in 12 secondi. Lo allenarono per un paio di mesi solo sulla velocità, per portarlo a 11 secondi e farlo così andare oltre gli otto metri di salto. Arrivarono a 11 secondi e dopo settimane che non si allenava davvero staccò per un salto. Si sentì un urlo tremendo, si ruppe i legamenti crociati, completamente frantumati. Un atleta finito. Questo per dirle che basta operare uno sforzo non conforme alla preparazione momentanea che hai per distruggerti. Questo perché lo sforzo deve essere sì leggermente progressivo ma devi digerirlo. Se non ti muovi così’ la catena si rompe”

Cosa vede oggi?

“L’attività fisica, è dimostrato da molti studi, crea massa muscolare anche in tarda età, anche nei 70-80enni che non hanno mai fatto attività. A qualsiasi età se sai allenare bene e modulare in base all’età hai risultati. Oggi vedo cose incredibili. Uno come Ibrahimovic fermo. Sarebbe indistruttibile nelle mani giuste, io riuscirei a farlo lavorare fino a 60 anni. Lo stesso Buffon può arrivare in attività a 60 anni. Non a caso ho l’Ascoli dei record. Abbiamo preso dei ragazzi, Pasinato, Ambu, Greco, e abbiamo fatto con loro un anno di incremento organico, raggiungendo il nostro record imbattuto. L’allenamento deve permettere all’atleta di maturare prima di tutto la sua funzione cardiocircolatoria perché a distruggerlo ci vuole poco. Basta mandargli il cuore fuori giri fino a danneggiargli una valvola e l’ho rovinato. L’atleta è una macchina umana. Facciamo un parallelo: ho una Ferrari, un Alfa o un altra auto qualsiasi. Hai un motore nuovo e lo porti al numero di giri. Se tu vai oltre misura e vai fuori giri, il motore nuovo lo spacchi. Così è l’atleta”

Ma di improvvisazione ne abbiamo vista tanta, anche col Covid…

“Hanno fatto cose immonde. Oggi non si può più parlare di questo in Italia. Ho finito adesso un trattato, si chiama “Respiro vitale”, un’opera che risulterà fondamentale post pandemia. Ma quanto accaduto bisogna dirlo e non nasconderlo. Ad Ascoli si dice: ‘tu lascia fare… che poi ti trovi la moglie incinta (ride)”.

A cura di Antonio Amorosi fonte Affari Italiani – Foto Lapresse 

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