Hanno dai 16 ai 25 anni e un avvenire reso nebuloso dalla pandemia, progetti e prospettive in standby, ma una gran voglia di tornare in pista.
Sacrificati in nome della salute pubblica, ostaggio della didattica a distanza nel chiuso delle loro stanze, espropriati di ogni esperienza di sensi e di scambio, nel tempo in cui la condivisione e il corpo diventano cruciali nella definizione di sè.

Scippati di una prospettiva limpida sul domani, i giovani sono le vittime collaterali di questa pandemia, la nostra meglio gioventù interrotta, che fatica a proiettarsi nel futuro. Da mesi psicologi e sociologi lanciano allarmi sul disagio esistenziale degli adolescenti, fiaccati da un eterno confinamento, finalmente il presidente del consiglio Mario Draghi li indica come una priorità nella destinazione degli investimenti legati al Next Generation Eu, la maxi manovra economica, che già nel nome allude alle generazioni che verranno.

“Dobbiamo prenderci sulle spalle la responsabilità della società che daremo ai ragazzi”, dichiara Massimiliano Tarantino, direttore di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, un osservatorio privilegiato sul mondo dei giovani e della formazione che ha il polso preciso della situazione, grazie all’osservatorio sulle povertà educative che ha messo in campo tanti progetti, da Future Rap, piattaforma di confronto educativo che dà voce ai teenager, al recente The urban tree, doc, sul laboratorio milanese sul futuro La fragilita’ e l’orgoglio.
Nell’ambito di Scuola di Cittadinanza Europea Future Rap è una piattaforma proposta dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli che si rivolge ai giovani tra i 14 e i 25 anni proponendo un occasione di scambio, di confronto e di racconto dello loro esperienze personali, delle urgenze, delle priorità e visioni del futuro partendo da tre dimensioni concrete di vita di cui non possiamo far a meno: Il lavoro, quello che si vorrebbe e quello che si potrebbe fare, l’ambiente, ovvero la responsabilità di ciascuno di noi alla quale siamo chiamati dai fenomeni che ci stanno sovrastando, più grandi di noi, come il cambiamento climatico e la crisi ecologica e la felicità: cosa ci rende felici, cos’è la felicità oggi e cosa sarà domani?

Incredibile e stupenda iniziativa!

Nel 2019 i giovani sono stati protagonisti delle piazze. Davano voce a una nuova idea di democrazia, la pandemia ha tolto loro la scuola, lo sport, le occasioni di socialità, acuendo il senso di incertezza e di solitudine”
Ma soprattutto gli adolescenti rischiano di affacciarsi a un mondo depredato: l’emergenza climatica, la crescita delle disuguaglianze, un mondo del lavoro polverizzato. Per non parlare del debito che graverà sulle loro spalle.

Costruire politiche innovative significherà includere il loro sguardo, dare cittadinanza alle loro voci, ascoltarli, cercare di interpretare le loro idee di crescita, di felicitaà, di futuro, mettere a valore la nostra esperienza e la loro insoddisfazione.
Mi permetto di raccogliere questa sfida pubblicando questa lettera di una ragazza di 21 anni perchè significa immergerci in un orizzonte pieno di nebbia, ma dove anche noi abbiamo il dovere di caricarci sulle spalle un po’ dei loro sogni.

….” Caro, non carissimo, Futuro,
mi permetto di darti del tu: ti sento un po’ troppo vicino per essere qualcosa che non conosco. Non credo che questo possa offenderti, d’altronde tu stesso mi rincorri ogni giorno per cercare di dirmi qualcosa. Questa è l’occasione per parlarmi.
Futuro, io non vorrei dirti nulla, se non che sto iniziando a odiarti.
Sono crudele e forse un po’ stupida.
Dovrei tenerti a bada, dirti che non vedo l’ora che sia domani per incontrarti, dirti che ti penso.
La verità è che non ho più voglia di cercare la tua amicizia.
Ci ho provato incessantemente per anni, e nel bel mezzo della cosiddetta crisi esistenziale dei 20 anni, ho capito che forse il segreto è smettere di darti così troppa importanza. Futuro, la nostra è una relazione tossica.
Lo dico anche per te, per metterti in guardia. Tra tutte le persone che segui ogni giorno, io potrei essere tra le peggiori. Sono stata molto incostante nel dimostrarti affetto.
A 7 anni ti guardavo dal basso con curiosità e impazienza.
A 14 ti desideravo, ti pensavo la notte prima di andare a dormire, a 16 ti ignoravo, a 19 fallivo nel tentativo di costruirti.
Futuro, forse tu saprai dirmi che cosa ti rende così misterioso ed affascinante, quando le tue sembianze si avvicinano sempre più a un mostro con mille teste.
Perchè abbiamo così tanto bisogno di vederti?
Prometti tanto e non ti sveli mai.
E noi continuiamo a cadere e a farci male, dimenticando ogni volta la lezione: con te non si può vincere.
Futuro, se io sapessi cosa voglio da te, non starei qui, impaurita, confusa e arrabbiata.
E’ che ho paura di accontentarmi.
E poi come faccio a prenderti in mano, a essere lucida, a non perdermi nel turbinio degli eventi, delle emozioni, delle occasioni che inconsciamente sprecherò, non sapendo che si trattava di occasioni?
Come faccio a capire chi voglio essere, se mi sto costruendo nella versione più bella?
Futuro, ti prego di essere clemente con questa poveretta che ti scrive, in fondo, speranzosa.
Ti custodisco così come sei, un segreto, perchè, nonostante le mille tribolazioni, continuo ad avere voglia di viverti.
Per sempre tua.
Andreea Giuglea, 21 anni, attrice ed universtaria

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Imagoeconomica

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