IL 21 settembre finisce l’ estate e inizia l’ autunno. Solamente questo? Sì, per la stragrande maggioranza della popolazione terrestre sì, ma questa è anche una giornata particolare. Si celebra o dovrebbe almeno essere così, la pace. Chi lo sapeva alzi la mano… Nessuno o quasi, anche perché se non appare su internet o sui social, è come se non accadesse nulla.

Beh, per fortuna vostra, cari signori, sono io a ricordarvelo, siete fortunati! I popoli in guerra abbassano le armi, cessano il fuoco e perché? Perché l’ ha detto l’ Onu e non da ieri, ma dal 1981. Esistono tante giornate, tante ricorrenze, tante celebrazioni, tante manifestazioni che dovrebbero servire a sensibilizzare l’ opinione pubblica e farci riflettere un po’ di più sulle cose che ci stanno a cuore e invece, alla fine della fiera, non servono a un fico secco.

Non sono 24 ore che faranno cambiare idea a Israeliani e Palestinesi, che li faranno camminare a braccetto lungo il viale della riconciliazione. Non saranno certo 24 ore che impediranno all’ Isis di tagliare testa e far saltare questo o quel monumento. Non saranno certo 24 ore a farci cambiare idea sulle cose. Invece di fare qualcosa in maniera diretta, si indicono queste giornate all’acqua di rose, alla ‘vogliamoci tutti bene’, perché lo dice un’organizzazione mondiale. Eh, se bastasse questo, le guerre durerebbero due ore e poi si ritornerebbe a mangiare tutti allo stesso tavolo. Ma i conflitti, sia portati avanti con le armi o con le parole, spesso e volentieri, durano anni e non si risolvono a tarallucci e vino, ma a ritorsioni e giustiziando i prigionieri catturati. Chi non vorrebbe la pace nel mondo? Tutti, è al primo posto nella mia lista dei desideri, ma tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, ma un’ intera galassia.

E per questo che io penso che, l’ ipocrisia di queste giornate, sia evidente e cristallina come acqua di sorgente. Ci sono troppe manifestazioni, troppe ricorrenze, troppi minuti di silenzio, troppi flash mob, troppo di tutto, davvero troppo. Ma cambiare le cose no? Costa troppa fatica, troppo tempo, meglio far finta di darsi da fare, per far sentire gli altri direttamente interessati. E per il resto? Per il resto, tutto come prima, i prossimi giorni, ognuno penserà alle proprie cose, alla propria vita insomma e fino al prossimo posto su facebook e articolo su internet, si penserà solo a dove andare a festeggiare il proprio compleanno.

A cura di Nicola Luccarelli

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