L’ora “X” , quale ora X? la decima mas fascista? Come possibile, eppure sembra così e tocca proprio la UE dove tra 7 giorni esatti, i Leader dei 27 Stati Membri si incontreranno a Bruxelles per decidere i nomi dei “top jobs” che occuperanno i posti di potere del Consiglio Europeo (Presidenza di Commissione, Consiglio e Parlamento e Alto rappresentante per gli Affari esteri).

Quella che sembrava già cosa decisa dalla sinistra, che si ritiene l’unica forma democratica vivente e capace di governare, si è complicato dopo il successo imprevisto della destra in Francia e lo scontro tra Francia e Germania da una parte e Italia dall’altra.
Ovviamente Macron e Scholz, i due grandi perdenti, insistono nel voler chiudere rapidamente, forti dei numeri e dei seggi nella nuova Eurocamera e impongono di ripartire dalla maggioranza Ursula von del Leyen quale Presidente della Commissione Ue. Oggi i conteggi sono leggermente diversi da quelli maturati nel 2019: Ppe, S&D e Renew ammontano solo 404 seggi, sufficienti a “scavallare” il quorum di 361 ma non sicuro causa i voti imprevedibili dei “franchi tiratori” che già la volta scorsa furono cica una novantina con il rischio di annullare le previsioni fatte!

La Premier Giorgia Meloni lo sa bene e non si è lasciata prendere “in giro” dagli esponenti della sinistra, e ha ricordato che oltre ai numeri c’è la politica, ovvero: la sconfitta dei liberali di Renew e dei Verdi, un leggero arretramento dei socialisti di S&D, l’avanzata della destra e vittoria dei popolari del Ppe. Non ha neppure dimenticato di enunciare la sconfitta lampante di Macron e Scholz. Per cui ha proposto un incontro e ha confermato il suo categorico rifiuto di un pacchetto di nomine definito “pre-confezionato“.

Su tale situazione si è anche allineato il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che al tavolo del Consiglio dei governatori del Mes a Lussemburgo ha protestato per l’isolamento dell’Italia nella partita dei top jobs sottolineando: “Un trattamento assolutamente sbagliato e pregiudizievole verso un Paese fondatore di primaria importanza“.
Nel contempo nascono le alternative e nuove trattative! Tre le tante ne emerge una che ci tocca da vicino, ovvero se dovesse saltare anche il “pacchetto»”  (von der Leyen alla Commissione, Antonio Costa al Consiglio, Roberta Metsola al Parlamento e Kaja Kallas come Alto Rappresentante) si aprirebbe un nuovo scenario: I socialisti al posto del portoghese Costa potrebbero indicare l’ex segretario del Pd Enrico Letta (una nota già evidenziata qualche giorno fa su La Stampa, ma un vero disastro per noi, negativo come Premier e negativo come Segretario del PD). Questo fatto potrebbe però piacere sicuramente a Macron e Scholz, visto che il commissario sarebbe espressione diretta del Governo italiano e pertanto la Premier Meloni, secondo loro, sarebbe ben contenta di avere un italiano ai vertici dell’Ue (tra i due, peraltro, c’è un rapporto consolidato), anche se in fondo sarebbe una nomina in quota socialisti e che non potrebbe in alcun modo avere conseguenze sul portafoglio del commissario italiano, uno dei pochi esecutivi usciti vittoriosi dalle elezioni.
Inoltre non dimentichiamo che Ecr, dopo aver scavalcato Renew, consolida la posizione di terzo gruppo dell’Eurocamera anche se non entrerà nei conservatori il Fidesz dell’ungherese Viktor Orbán.
Altro tema di incompatibilità è rappresentato dai rumeni di Aur che hanno preventivamente sottoscritto una dichiarazione pro Ucraina. Da non trascurare anche la posizione Kiev, su cui la Meloni non transige, definita “una linea rossa”, dal co-presidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini.
A cura di Pier Luigi – Foto ImagoEconomica 
Editorialista Pier Luigi Cignoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui