Mostra e breve biografia di un umanista di Romagna, Giambattista Vicari dalla “Fiera Letteraria” al suo “brevetto”,editò la celebre rivista “Il Caffè”.

Al di fuori dei musei e delle città s’accendono eventi culturali? Si s accendono. E straordinario è un importante, gentile, ricordo alle soglie del Montefeltro in provincia di Pesaro e Urbino. Lassù, dove scende il medio fiume Foglia e sale una celebre via per Urbino, in una signorile e bella casa di campagna dal raro nome di “Casino del Sole”, Anna Busetto Vicari ha acceso un dovuto e seguito ricordo di suo padre, il celebre giornalista Giambattista Vicari. 

Così è in corso, in questi giorni, una mostra, appunto a Casino del Sole. I visitatori potranno ammirare interessanti documenti legati alla storia della rivista “Il Caffè” le lettere a Vicari di Calvino, Celati, Volponi, Malerba, Ceronetti, Flaiano ed altri amici . Ma, a Casino del Sole, sono esposti anche “stupefacenti” quadri dipinti su vetro. Sono dello stesso Vicari che, dal padre, aveva ereditata l’attitudine al disegno. Le immagini, di cui sopra, realizzate su vetro, sono gioiose, talvolta dissacratorie, altre volte ironiche, vi sono colori vivaci con il blu predominante e l’oro. Sembrano memorie ancestrali dei mosaici di Galla Placida e San Vitale della sua Ravenna. La mostra che è stata aperta dall’ 1 al 7 aprile adesso è visitabile tutti i giorni su appuntamento (whatsapp Anna Busetto Vicari 3452398405) 

Ma, detto dellesposizione è bene si legga -qui di seguito- una biografia in breve del Giornalista, dello Scrittore, dell’Editore e del Pittore.  

Vicari, nato a Ravenna nel 1909, dopo aver frequentato il locale Liceo classico prese la laurea in Legge a Bologna. Quindi e per un breve periodo lavorò in banca. Decise, però, di darsi al giornalismo. E nel 1931 diventò direttore del periodico “La Santa Milizia”, giornale della federazione fascista ravennate. Nel 1938 volle trasferirsi a Roma, dove fu assunto come redattore capo della rivista “Il Meridiano di Roma”. Ben presto, riuscì ad inserirsi dove vivaci erano le lettere e le arti, tanto che conobbe Erza Pound e ne divenne amico. Così, nel 1942 di Pound, pubblicherà “Carta da visita”. In seguito, dal 1940-1943 dirigerà la rivista “Lettere d’Oggi”. 

Ma, sempre in Roma, Giambattista Vicari alla pubblicazione della rivista vuole anche abbinare una interessante attività editoriale, con due collane: La “Collezione Romanzi Brevi” e la “Biblioteca Minima Tempus”. Così, gli riuscì di pubblicare Pavese, Pound, Bigiaretti, Cancogni ed Emanuelli. Ma, ecco la guerra. E nel 1943, chiamato alle armi, dovette interrompere il lavoro con le pubblicazioni librarie. 

Nel dopoguerra, riprese l’attività di giornalista e critico letterario. Nel 1948 fu redattore capo della “Fiera Letteraria”. Ma, dalla Fiera ecco il suo importante “brevetto”!. E’ il 1953 e Vicari dà alle stampe una sua rivista letteraria. Dà alle stampe il “Il Caffè”, rivista che dirigerà per venticinque anni.  Ed “Il Caffè”, come volle scrivere il noto Walter Della Monica, cominciò ad “esprime l’anima del suo fondatore. Cioè, satira, sottili sarcasmi e graffi. Tanto che Vicari, divertendosi e divertendo, “punse” i più bei nomi della letteratura e del giornalismo contemporanei”. Già!, si potevano leggere gentili punture per Italo CalvinoLeonardo SciasciaGianni CelatiGuido CeronettiAlberto ArbasinoGaio Fratini.

E nella sua “Arte-Critica” e puntuale Vicari ebbe disegnatori come Saul Steinberg, Roland Topor e Jean-Michel Folon. Poi, come per altre celebrate realtà editoriali, il Caffè si spense nel 1977.  

Ma, negli ultimi anni 70 Vicari era anche diventato professore alla Scuola di giornalismo dell’Università di Urbino e sempre ad Urbino fondò e diresse il “Laboratorio di scrittura” dove vi collaborarono anche Pino Paioni, Italo Calvino, Paolo Fabbri e Paolo Valesio.

Purtroppo a soli 69 anni , nel marzo del 1978, Giambattista Vicari morì.

A cura di Francesca Brugnettini – Foto ImagoEconomica 

Redazione IL POPOLANO

La Cesenate

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