Corridoio

Un ragazzo che frequenta l’istituto E.C.Fo.P., ente cattolico di formazione professionale di Monza riconosciuto e convenzionato con la Regione Lombardia, pare che sia rimasto diversi giorni in punizione fuori dalla classe perché omosessuale.

A denunciare il fatto sono stati i genitori del ragazzo e l’episodio ha naturalmente scatenato una pioggia di polemiche. Sinistra Ecologia Libertà con il coordinatore nazionale, Nicola Fratoianni, ha domandato: “Quanto tempo bisogna aspettare per avere una legge civile contro l’omofobia?”; mentre la deputata e responsabile Scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero annuncia che presenterà “quanto prima un’interrogazione parlamentare affinché il Miur faccia chiarezza”.

Tuttavia, prima di gridare allo scandalo è necessario fare chiarezza su quanto avvenuto. La versione dei fatti fornita dall’istituto scolastico, infatti, è molto diversa rispetto a quella dei genitori dello studente. “Tutto è durato un giorno e non settimane – ha assicurato il direttore Adriano Corioni – l’episodio risale a mercoledì scorso. E la mattina successiva il ragazzo si è presentato a scuola con la madre e i carabinieri. Si era verificato un grave episodio e volevamo tutelare il ragazzo, per cui lo abbiamo messo in uno ‘spazio’ all’interno del centro, dove si fermano anche i docenti. Ma non è un corridoio. E c’erano anche degli educatori”.

Il giovane, ha raccontato Corioni, aveva “pubblicato su un social network una fotografia ‘pornografica’, un atto sessuale, che lo ritraeva. Sono stati i compagni, amareggiati, a informarci. A questo punto per evitare che in classe si ingigantisse la cosa, e che ci fossero tensioni, tra chi è contro e chi è a favore”, si è deciso di separarlo dagli altri “in attesa – ha continuato il direttore – di parlare con la famiglia e i servizi sociali che già seguono il giovane. Li abbiamo chiamati, ma i servizi sociali, fino a oggi, non si sono proprio fatti vedere”.

Ora è fondamentale chiarire l’esatta dinamica dei fatti.

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