Proseguendo a parlare di musicisti italiani e in special modo di contrabbassisti è la volta di Furio Di Castri milanese di nascita 1959, esso ha vissuto in varie parti del mondo, da Buenos Aires, Napoli, Venezia, Torino, Roma e Parigi. Dagli anni Novanta risiede a Torino. Furio Di Castri studia da autodidatta iniziando quello della tromba, passando al basso elettrico per poi approdare al contrabbasso. Inizia nell’ambito delle registrazioni all’inizio degli anni Settanta e la sua prima opera discografica la produce nel 1973 all’età di diciassette anni.

Dopo un anno vissuto in Tunisia Di Castri si stabilisce a Roma ed inizia ed inizia ad avere collaborazioni di prestigio con le formazioni italiane da Maurizio Gianmarco e Massimo Urbani. In questo modo entra nel circuito internazionale del jazz, e viene a, contatto con i migliori jazzisti americani e diventa uno dei contrabbassisti italiani più richiesti come sideman e suona al fianco di Chet Baker, Art Farmer, Walter Davis Jr., Jimmy Knepper, Freddie Hubbard, Kenny Clarke, Enrico Pieranunzi, Al Grey, Franco D’Andrea, Tate Montoliu, Sal Nistico, Dave Samuels. All’inizio degli anni Ottanta Furio Di Castri inizia ad avere una collaborazione regolare con il quartetto del trombettista Enrico Rava e del trio del pianista italo-francese Michel Petrucciani. Inoltre ha partecipato a vari concerti e a tournée Internazionali con vari artisti di grande livello, dall’italo-argentino Dino Saluzzi, Joe Henderson, Chet Baker, John Taylor, Steve Lacy, Lee Konitz, Paul Motion, Joe Lovano, Pharoah Sanders,Charles Lloyd, Ray Anderson, Tony Oxley.

Nel 1989 Furio Di Castri viene premiato per essere tra i migliori talenti europei al New Jazz Meeting di Baden, Baden in Germania, organizzato dalla Radio televisione tedesca ( la Sud-Westfunk).

Nel 1990 inizia la sua lunga collaborazione con il trombettista sardo Paolo Fresu, musicista di alto livello artistico, in un progetto questo che lo vedrà in un turnover con diversi musicisti, come John Taylor, Naco, Jon Balke, Pierre Favre e Antonello Salis. Da questa collaborazione con Salis nascerà, nel 1995, il Trio PAF. Nel 1997 Furio Di Castri formerà il gruppo Wooden You con Mauro Negri, Andrea Dulbecco e Bill Ellgart e comincia a scrivere per formazioni allargate, sia in ambito concertistica che per progetti di teatro , danza e arte contemporanea.

All’inizio del Millennio siamo nel 2002, Di Castri forma il Quintetto Outline con i musicisti Bayan Zulfikarpasic, Gianluca Petrella, Eric Vloeimans, Joel Alluche. In questo periodo il contrabbassista milanese a tante idee e progetti e nel 2005 forma un nuovo gruppo il Trio Ideal Standard e l’anno dopo organizza con il cantante Peppe Servillo lo spettacolo, dedicato all’indimenticabile attore e cantante Domenico Modugno, in questo spettacolo si vedano la partecipazione di noti musicisti del panorama internazionale da Rita Marcotulli, Javier Girotto, Fabrizio Bosso e Fausto Mesolella.

Successivamente Furio Di Castri dirige il Torino Jazz Lab., un’orchestra laboratorio di venticinque elementi con la collaborazione del Conservatorio e l’Università degli Studi di Torino. Nel 2007 il musicista genovese vince il premio Insound come migliore contrabbassista italiano e nel 2008 si esibisce in concerti di contrabbasso solo con lo spettacolo L’esibizione di andare verso il basso e con Zapping – Nguyen Lè, Eric Vloeimans, Rita Marcotulli, Joe Allouche, Mauro Negri – Il Vino dell’Opera – Mauro Ottolini e Michele Rabbia, Furio – Marco Tamburini e Achille Succi. Nello stesso anno è stato selezionato per il World Bass Festival di Stuttgard città della Germania e per la Convention Bass2008 di Parigi in Francia.

Ha inoltre collaborato a spettacoli teatrali e musicali con Lella Costa, Valter Malosti, David Riondino, Piergiorgio Odifreddi, Alessandro Benvenuti, Michele di Mauro, Giuliana Musso, progetto di composizione e sonorizzazioni ambientali per l’arte contemporanea per le istallazioni di Stefano Arienti e di Polar Gomez Cassio e improvvisazioni estemporanee per danza contemporanea con Giorgio Rossi e la Compagnia di Danza Sosta Palmizi, in questa occasione il musicista genovese ha prodotto lo spettacolo Space is the Place, in occasione del Festival della Scienza di Genova nell’anno 2008 e dei Mondi di Gallileo produzione avvenuta a Venezia nell’anno 2009.

Nello stesso anno quello del 2008 Furio Di Castri, con una formazione composta dai suoi musicisti, Nguyen Lè, Joel Allauche, Mauro Negri, Eric Vloeimans e Rita Marcotulli un gruppo già rodato e unito, questo progetto porta alla realizzazione d’opera discografica Zapping: “Che cas’hanno in comune Thelonious Monk e Frank Zappa? Praticamente nulla a parte il fatto di essere stati due geni musicali largamente incompresi dai loro contemporanei e giustamente rivalutati dalla generazioni successive. Tra coloro che sono rimasti affascinati da queste due personalità, Di Castri ha avuto l’idea più “perversa” (come la definisce lui stesso sulle note di copertina) non tanto di giustaporre le loro composizioni realizzando il solito cover-album, quanto di cercare di entrare nella testa di Zappa ed immaginare come questi avrebbe potuto interpretare la musica di Monk. Idea ai limiti dell’autolesionismo dato dell’estrema complessità di entrambi i personaggi, eppure risalta brillantemente dal contrabbassista milanese “di origine genovese: “da qualunque parte lo si guardi” l’opera discografica “Zapping risulta un oggetto divertentissimo, una specie di “telecomando” impazzito sul quale l’autore Furio Di Castri” si avventa in modo schizzofrenico, mostrando frammenti brevissimi, quasi irriconoscibili, di Evidence Skyppy, Trento Small Gigars, Trinkle Tinkle e Ugly Beauty, impostati con Rhythm’s and Blues e rock futuribile tutto luci ed effetti, chorinho, soul e che- cha.

A volte l’occhio (l’orecchio) salta distratto (si fa per dire) da un canale all’altro, il riferimento è appena percepibile, si fa sottile e insinuante, quasi “sublimale”; in altri casi la musica ha più tempo per strutturarsi ed il cervello può processarla con tutta calma ed apprezzare la godibilità dei brani.
Vige un’ “anarchia – ordinata” in perfetto stile zappiano, un caos sapientemente orchestrato sul quale aleggia – sempre molto zappiana – l’ironia graffiante di Di Castri. Che – come il suo idolo – pretende molto dai suoi collaboratori e lì spreme come limoni, ottenendo da ciascuno il meglio: dissacrante follia rockettara da Nguyen Lè, energia e precisione da Joel Alluche e Eric Vloeimans (già membri del duo quintetto online), eleganza e perfetta padronanza di più linguaggi musicali da parte di Rita Marcotulli e Mauro Negri “.
(IL testo virgolettato è tratto dal sito oneline jazzconvention.net, Promo Music – PM CD o 14 – 2008).

Ecco che il racconto che ho fatto di questo musicista italiano esprime la volontà oltre che ad avere la sua attività artistica con le proprie formazioni ad essere anche un ambasciatore della Cultura Musicale, nel senso pieno del termine, un ambasciatore che mette a disposizione degli altri il sapere, l’insegnamento che come tanti suoi colleghi danno ai ragazzi, agli allievi nei tanti conservatori in Italia, ma anche nei vari seminari estivi di Musica Jazz, lungo la nostra penisola.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Getty Image

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