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Da bambino, frequentando l’oratorio, mi resi conto di quanti diversi gradi di povertà e di ricchezza esistevano.

Io, non mi sono mai sentito in difficoltà nei confronti dei miei coetanei, ritenuti dal popolino provinciale più fortunati, perché i bambini che frequentavo, dal mio punto di vista, facevano tutti parte di un’unica classe che in principio era elementare, poi media e superiore.

Quando conobbi Abdul avevo circa quindici anni e i nostri padri, lavorando nella medesima azienda, finirono per stringere una solida amicizia. Mio padre insegnò al signor Karim a giocare a Maraffone e lui ricambiò svelandogli i segreti dell’Algerian Patience Solitaire.

Abdul aveva una struttura e delle doti fisiche con le quali avrebbe potuto giocare, indifferentemente, a diversi sport, ma il suo sogno era quello di diventare un grande ciclista. Riuscire a raggiungere la popolarità di un grande del passato come il suo concittadino Abdel-Kader Zaaf, nato anch’egli a Sidi Bel Abbes circa mezzo secolo prima. Purtroppo lo stipendio mensile del padre sommato ai guadagni saltuari della madre camiciaia, non gli permettevano di possedere una bici da corsa.

Al campo di calcio del quartiere, chiedeva a turno agli amici di poter usare le loro biciclette durante le partite, così da potersi allenare nell’attesa di possederne una personale. E allora pedalando con vigore tra belle colline e vigneti, attraversati da strade percorribili in bicicletta, amava soprattutto le strade sterrate le quali concedono a chi pedala il giusto tempo di guardarsi intorno e di ammirare i paesaggi. In prossimità delle festività natalizie, in azienda, come ogni anno, si svolgeva una giornata all’insegna della Tombola e quell’anno, per la Super Tombola finale, il premio era una bicicletta da corsa Vicini con cambio Campagnolo e telaio rosso fuoco.

In accordo con tutti i colleghi che partecipavano all’iniziativa, mio padre, che in queste occasione ricopriva il ruolo di colui che estraeva i numeri dal panariello, in occasione della Super Tombola, fece uscire forzatamente i numeri della cartella di Karim il quale, all’oscuro di tutto, vinse l’ambito premio rendendo Abdul il bambino più felice del mondo. Già il giorno di Natale, al mattino, lo si poteva vedere in sella al suo gioiello inerpicarsi sulle strade che si srotolavano al suo passaggio, tra colline imbiancate dalla brina, in dolce compagnia di una banana e miele prodotto dallo zio Mohamed, apicoltore.

I bisogni fisiologici non si possono espletare a comando, per questo motivo Abdul si permise una sosta di qualche minuto in una zona appartata. Da quel momento, il sogno di Abdul svanì come neve al sole. Un furgone di passaggio, con al volante un autista in evidente stato di ebrezza, colpì la bicicletta, parcheggiata sul ciglio della strada, facendola cadere in un dirupo estremamente profondo. Abdul, come avrete di certo capito, non diventò mai un grande ciclista, si laureò con borsa di studio, in Matematica e Fisica insegnando ai suoi allievi l’amore per le due ruote e a nutrirsi anche dell’aria che dolcemente accarezza il viso di un ciclista.

La sua corsa, è terminata una settimana fa, quando una signora tutta ingioiellata con un trucco lussuoso e una pelle perfetta si distrasse dalla guida, per rimirarsi l’ombretto colorato e le ciglia lunghe lucide, e lo investì al volante del suo Suv Lamborghini Urus, facendoprecipitare Abdul e la sua Bianchi Gran Sport arancione, nello stesso dirupo dove trentacinque anni prima era precipita la sua prima bicicletta. Il paradiso in terra non esiste, ma chi va in bicicletta ci arriverà comunque. (Mauro Parrini).

A cura di Marco Benazzi – Foto ImagoEconomica

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