Un “settore” che non conosce crisi è quello delle ecomafie, il cui fatturato continua ad aumentare in tutto il mondo. Secondo i calcoli, nell’anno in corso potrebbe arrivare a toccare quasi i 260 miliardi di dollari, con un aumento del 26% rispetto al 2014.

Basandoci solo sugli ultimi dieci anni, i ricavi derivati dai reati ambientali sono cresciuti in media del 5-7% ogni anno: molto più del Prodotto interno lordo globale. I crimini contro l’ambiente sono la quarta attività illecita al mondo per fatturato, dopo droga, contraffazione e traffico di esseri umani.

Questi dati sono stati resi noti attraverso un’indagine svolta dall’agenzia dell’Onu per l’ecologia, dall’UNEP, e dall’Interpol, e diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente.
I reati spaziano dal traffico di specie selvatiche, al taglio illegale di boschi, dal contrabbando di oro e altri minerali, alla pesca di frodo, dal traffico di rifiuti, alle frodi sui crediti di carbonio.

Per il direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner, “le forti somme di denaro generate da questi crimini mantengono in affari bande sofisticate e alimentano l’insicurezza nel mondo. Il risultato non è solo devastante per l’ambiente e le economie locali, ma per tutti quelli che sono minacciati da queste imprese criminali. Il mondo deve unirsi per adottare una forte azione nazionale ed internazionale per porre fine ai reati ambientali”.

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