Titolo in alternativa: “IN CASA SENZA STARE IN SILENZIO”!

Eh già, restare a casa, in famiglia, per tanti giorni, rischia di far andare in tilt l’equilibrio familiare.
Con l’Italia bloccata da coronavirus, le famiglie si trovano in una situazione inconsueta: genitori che lavorano in gran parte da casa, e figli che non vanno a scuola, e non fanno nessuna attività extrascolastica.

Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti col tempo, ma siamo sicuri che sappiamo come utilizzarlo al meglio tutto questo tempo? Gli equilibri possono diventare precari, perchè non siamo più abituati a una convivenza forzata.
E gli spazi domestici, come si possono gestire? Ne vogliamo parlare?
E ancora, come si può utilizzare il tempo libero dei figli e le relative ansie?

E, sarà; poi vero, che come dicono gli esperti di psicologia positiva, quando tutto sarà passato saremo persone migliori?
In una società, fondata sulla produttività e sul consumo sfrenato, in cui, tutti, per anni, abbiamo corso dietro a mille impegni, senza sabati ne’ domeniche, senza giorni festivi, da un momento all’altro, arriva lo stop.

CHOC, di più, perchè in realtà ci viene chiesto di cambiare il nostro stile di vita, e il cambiamento non è permesso che sia graduale, deve essere “qui ed ora”, subito, e richiede di modificare il proprio quotidiano, e lo sappiamo bene tutti, che l’essere umano è abitudinario, anche nelle cattive abitudini, ahiè!

Quale dovrebbe essere la ragione che motiva al cambiamento? Spesso le persone che stanno bene, sono scarsamente motivate a fare cambiamenti, non ne percepiscono la necessità, e in una famiglia dove si lavora in due, ci si ritrova la sera e nei fine settimana, ma durante la giornata siamo sempre stati soli a gestire le rispettive attività, compresa l’organizzazione domestica. Tutti in una stanza, coniugi, figli e, aggiungiamo, proprio per non farci mancare nulla, un nonno, una nonna, un cane, un gatto, anche se abbiamo una casa abbastanza grande e, perchè no, un giardino, l’atmosfera può farsi elettrica.
Chi intrattiene i figli, e poi chi l’ha detto che la moglie, che prima cucinava una sola volta, per tutti, alla sera, debba cucinare due volte, e poi perchè sempre lei, la moglie?

Cambiano i ruoli, vanno in frantumi i patti, la lite è a portata di mano. E adesso vi dirò ciò che penso, senza retorica: tutto dipende dalle condizioni di partenza. Nelle famiglie “sane” questa fase può essere l’occasione per scoprire nuove dimensioni della vita familiare, per condividere più tempo insieme, per allenare l’ascolto, per riscoprirsi l’un l’altro.
Però, per fare questo ci vuole amore, consapevolezza, dignità e rispetto della propria vita, prima di tutto, una cosa che non si raggiunge in due, che non si compra, ma che si coltiva e si cura in ognuno di noi, se ci si ascolta bene e la si interroga. E’ un po’ come il silenzio, il vuoto, il buio, che fa paura se non lo si interroga.

Vanno rimmappati i ruoli, costantemente, e concedetemelo, con leggerezza, quella leggerezza che si chiama curiosità, e voglia di camminare ancora insieme. Sarebbe utile approfittare di questo choc, per recitare un ruolo a cui in questi anni molti genitori avevano rinunciato, quello ad esempio di essere compagni di gioco dei propri figli, stare più all’aperto, riscoprire i cortili, dove si giocava a pallone o a carampana, dando normalità all’emergenza, escogitando con la fantasia nuovi giochi educativi, come cucinare insieme, oppure sfidarsi in giochi da tavolo, o misurarsi con i videogiochi dei bambini.

Siamo ancora nella fase del trauma, poi ci aspetta una fase post traumatica che potrebbe avere aspetti positivi, se ben gestita. Cosa resterà, non di questi anni 80?, ma di questo 2020?
Difficile dirlo, importante è ritrovare una forma di ottimismo e di speranza, ma basandosi su un atteggiamento di consapevolezza e responsabilità reciproca, autentica.

Socrate, antico filosofo classico, diceva “gnoti sauton”, che tradotto vuol dire “conosci te stesso”: è solo diventando più coscienti della nostra vulnerabilità e della nostra reciprocità che ne usciremo.
Questa pandemia ci sta mandando un messaggio molto forte: che non basta pensare solo a noi stessi, ma che è più importante il recupero del senso di noi, delle nostre rispettive fragilità, dell’importanza della vita.
Tutto il resto può attendere! Coraggio, forse ce la possiamo fare!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Fotolia

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