L’artista si definisce tale quando sa emozionare il pubblico. L’ arte sta nel sapere cogliere il momento e trasmetterlo agli altri nei modi più disparati: l’importante è che si crei una sorta di incantevole dimensione, quasi fantastica. Un’artista, in particolare, con una lunga carriera nel mondo dello spettacolo, ci sta riuscendo da, almeno, quarant’ anni a questa parte. Di chi stiamo parlando? Ma di Enrico Ruggeri (classe 1957), milanese doc. Cantautore, conduttore televisivo e radiofonico, ma anche e soprattutto scrittore di una certa bravura. Il suo ultimo romanzo si chiama ‘Un prezzo da pagare e verrà presentato, al Nona di Riccione, martedì 30 agosto. Prima, però, di parlare del suo romanzo giallo, chiediamo a Ruggeri qualcosa delle sue tre carriere, che sta portando avanti con successo, diverse sì ma, per certi versi, anche uguali.

Ruggeri, come riesce a conciliare questi tre ruoli?

‘A me piace raccontare storie agli altri. Lo faccio nel mio territorio musicale che è la musica, ma siccome, a volte, le canzoni sono troppo brevi e qualcosa rimane nella penna, allora mi piace scrivere libri, parlare e condurre, soprattutto in radio. Questi tre ambiti sono tre facce della stessa medaglia.’

Adesso mi dica qualcosa sulla sua ultima opera letteraria…
‘Sto cominciando a prenderci gusto,anche con ottimi risultati. Diciamo che mi sto affezionando a questo al mio personaggio, ovvero il commissario Antonino Lombardo. Secondo la Mondadori, il successo del mio libro precedente La brutta estate, era da attribuire all’ immagine di questo commissario che era stata tratteggiata in maniera efficace. Sono stato incuriosito e stimolato ad andare avanti e a far conoscere, ancora di più, questo personaggio che in questo libro è diventato il protagonista principale, a differenza del primo romanzo in cui appariva come figura secondaria.’

Scrivere libri gialli come questi non è semplice vero?
‘Io non scrivo libri gialli per l’ amore enigmistico che suscitano, ma la cosa che mi entusiasma di più è quello di mettere delle persone normali a contatto con eventi straordinari per tirare fuori le loro sensazioni forti. Quindi, in qualche modo, il giallo diventa un pretesto narrativo, per raccontare un mondo. ‘

Ruggeri, c’è qualcosa che le da più soddisfazione fare tra musica, scrittura e conduzione?
‘E’ difficile fare una graduatoria. Mi piacciono tutte le cose che faccio. E’ chiaro che il mio ego è più gratificato quando sono sul palco e le persone sono sotto a cantare e il pubblico alza le mani, ma scrivere mi piace davvero molto.’

Abbiamo parlato di musica, è in tournèe in questo momento?
‘Sì esatto. io sono uno che naviga un po’ a vista, in questo momento sto facendo una tournèe e poi vediamo. In genere qualcosa da fare la trovo sempre. Non sono uno che sta con le mani in mano. Per me la vacanza è cambiare la routine, facendo cose divertenti. Andare a presentare un libro è una vacanza così come presentare un programma.’

Ruggeri, parlando di conduzione non si può parlare di Mistero vero?

‘E’ stato un bell’ esperimento che, però, mi aveva legato molto e dopo tre edizioni ho deciso di lasciare, perchè mi sembrava di essere troppo etichettabile e a me non piace essere incanalato in qualcosa. Il nome Mistero deriva da una mia famosa canzone, perchè a me piace chiamare i miei programmi come i titoli delle mie canzoni, come avevo già fatto con un altra trasmissione che si chiamava, appunto: Quello che le donne non dicono.’

A cura di Nicola Luccarelli – Foto Images

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