Gli anni ’90 hanno visto nascere molte band. E’ stato un periodo in cui la musica “da ballare” la faceva da padrone. E proprio in questa decade, esattamente nel 1998, sono nati gli Eiffel 65. Il gruppo era composto originariamente dal musicista Maury (Maurizio Lobina), il front-man e cantante Jeffry Jey (Gianfranco Randone), e il disc jokey Gabry Ponte (Gabriele Ponte), quest’ultimo poi, nel 2005, ha deciso in comune accordo con Maury e Jeffry Jey di lasciare la band. Chi di noi non ha ballato con le loro hit “Voglia di Dance All Night”, “Blue”, “Move Your Body” e tante altre? Nel 2007 sono tornati alla ribalta e da poco sono usciti con “Panico”, il loro nuovo disco.

Maury, chi sono gli Eiffel 65?
“Sul palco siamo in due: Io Maury Lobina alle tastiere e console, e Jeffrey Jey frontman e voce”.

Avete cavalcato un’onda negli anni ’90 e ancora siete sulla cresta di quell’onda. Qual è il vostro segreto?
“Credo che l’aver scelto, dall’inizio della carriera, la musica come priorità assoluta ci abbia permesso di concentrarci sulle cose che nel tempo dimostrano avere più valore, ovvero le emozioni che solo la musica e le canzoni possono dare. Le nostre canzoni sono riuscite nell’intento di superare le barriere del tempo, regalandoci ancora oggi molte opportunità e grandi soddisfazioni. Da circa 7 anni abbiamo ripreso l’attività live e i risultati ci hanno piacevolmente sorpreso.
La risposta di pubblico sia in termini di affluenza che in quelli di partecipazione ai nostri show è addirittura più importante di quanto non lo fosse in passato”.

Nel corso degli anni un componente ha lasciato la band, ma l’anima degli Eiffel 65 è rimasta, vero?
“Io sono sempre stato quello a cui era affidata la scrittura melodica e armonica, gli arrangiamenti, la produzione artistica e i testi in italiano. Jeffrey si è sempre occupato di eseguire tutte le parti vocali e scrivere i testi in inglese. C’è da dire che all’epoca eravamo parte attiva della Bliss Corporation, l’etichetta dove siamo nati e cresciuti musicalmente, dove c’erano diversi altri arrangiatori, Dj e musicisti che collaboravano alla produzione dei nostri album. I ruoli potevano anche variare, ognuno di noi era abbastanza indipendente nelle varie fasi, ma le canzoni più importanti del gruppo sono state sostanzialmente scritte e prodotte nel modo descritto prima. Quindi è lecito dire che l’anima del gruppo è quella che si vede sul palco anche oggi”.

Perché i vostri pezzi sono apprezzati ancora così tanto? Sono stato il 31 Marzo scorso alla discoteca Altro Mondo Studios di Rimini e devo dire che mi avete emozionato come tanti anni fa…
“E’ il potere della musica fatta con tanta passione e partecipazione, è in grado di superare i confini del tempo e farsi apprezzare anche da chi non ne ha vissuto il momento di massimo splendore.
D’altronde, se si pensa ai grandi protagonisti della storia della musica, subito vengono in mente le loro canzoni, anche quando gli stessi non esistono più o non sono più in attività.
Ci si lega a tal punto a quelle melodie, suoni e testi che li si continua ad ascoltare, riproporre e condividere. Ed è allora che si comprende la profonda differenza che c’è tra scrivere una pagina della storia e ottenere un successo estemporaneo. Ma queste sono considerazioni che si possono fare solo dopo che sono passati gli anni e avvenuti i naturali ricambi generazionali”.

Siete saliti sul palco di Sanremo. Che esperienza è stata?
“Arrivavamo da anni di tour mondiali e numeri davvero fuori dal comune, quindi non eravamo facilmente impressionabili. Il festival non era mai stato un obiettivo per noi che arrivavamo principalmente dalla dance in inglese. Ma devo ammettere che calcare quel palco da protagonisti nel nostro paese e soprattutto agli occhi dei nostri cari, ci provocò un’emozione molto diversa da quelle di altri eventi esteri decisamente più rilevanti a livello mondiale, ma meno a livello personale. Siamo cresciuti con i nostri genitori che guardavano Sanremo e quindi non era semplicemente una trasmissione promozionale o una gara canora. Tant’è che ci presentammo senza avere pronto un album da promuovere, proprio solo per il gusto di parteciparvi e far felici i nostri cari”.

Il vostro ambiente ideale sono ancora le discoteche?
“Dipende cosa intendi per ambiente ideale. In generale negli ultimi 7 anni abbiamo suonato in qualunque tipo di evento/location: club, arene, piazze, stadi, festival open air, ma in tutta onestà non abbiamo notato differenze sostanziali in termini di risposta di pubblico o buona riuscita dello show. C’è da dire che la maggioranza delle richieste arriva dai club. Fortunatamente il nostro è un repertorio trasversale che va dalla hit dance in inglese fino al mid tempo pop in italiano, quindi si applica naturalmente a diverse situazioni. Se invece la domanda si riferisce a cosa è ideale per noi devo fare una differenza: io, da eterno clubber, sono più propenso a suonare nei club anche piccoli con la gente quasi addosso, mentre Jeff ,da buon front-man appassionato di pop, preferisce i grandi spazi e le grandi folle.. non fosse altro che in questi casi si sale sul palco ad un orario decente per un essere umano”.

La vostra canzone simbolo?
“Senza dubbio Blue, che il prossimo anno festeggerà 20 anni dalla primissima pubblicazione. Questo brano continua a regalarci soddisfazioni ogni singolo giorno, anche di natura completamente diversa dal binario produzione musicale come le colonne sonore: di recente è parte integrante della soundtrack di Iron Man 3 e dei Puffi 3 e diversi altri film indipendenti. Ma spezzo una lancia anche a favore del nostro repertorio italiano che, secondo me, ha contribuito molto a farci durare nel tempo”.

Siete usciti con un nuovo disco, volete dirci qualcosa?
“Abbiamo pubblicato un singolo a titolo di test, dati gli anni senza pubblicazioni targate Eiffel 65. Si chiama Panico, ha una buona risposta nei live pur non essendo stato pompato a livello promozionale. Ci stiamo confrontando con il web, la realtà che conta di più oggi e che non esisteva nel periodo in cui siamo nati e cresciuti come band”.

Continueremo a vedervi Dance All Night?
“Come potremmo evitare? Non sappiamo fare altro”.

A cura di Nicola Luccarelli

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