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DUCATI DA SBALLO IN SPAGNA

Jerez non è mai stato un circuito di quelli che piacciono alla Ducati, e l’unico successo della casa di Borgo Panigale era datato 2006, con Loris Capirossi a precedere Sete Gibernau, in un’altra doppietta delle rosse Desmosedici, che evidentemente in Spagna o raddoppiano o fanno …. fatica.

In prova era il francese Quartararo a dare spettacolo e, da primo della classe, pareva destinato ad incrementare il proprio vantaggio in classifica, giocando sul fatto che ad affiancarlo in prima fila c’erano la Yamaha di Franco Morbidelli (che corre anche questa stagione con il modello 2019 …. forse perché hanno paura che con il modello “nuovo” dia la paga agli ufficiali) e la Ducati di Miller, mentre in seconda fila partivano Pecco Bagnaia, anche lui su Ducati, il giapponese Nakagami (che riportava una Honda nelle parti alte della griglia) e l’altro pilota in rosso (Pramac) Zarco.

Più indietro erano finiti l’alterno Vinales, Aleix Espargaro in sella ad un’Aprilia brillante, il duo Suzuki, con Rins davanti al Campione del Mondo in carica, Mir; quattordicesimo scattava un cauto Marquez, mentre Valentino Rossi deludeva ancora con il diciassettesimo posto e non molto meglio facevano le KTM, con Binder undicesimo ed Oliveira sedicesimo.

Quartararo e la sua Yamaha parevano decisi, dopo un avvio cauto, a fare propria la terza gara su quattro, ed i tempi erano dalla loro parte dato che il vantaggio su Miller andava incrementandosi centesimo su centesimo, sino al secondo e mezzo di metà gara circa, quando il bolide blu rallentava vistosamente e Miller passava come un missile l’avversario.

A quel punto era difficile capire cosa fosse successo a Fabio, dato che le gomme parevano ancora a posto e si poteva prospettare solamente qualche anomalia sulla sua moto; il fatto era comunque strano ed il rallentamento lo portava ad essere superato via via da molti avversari ….
Miller era così lanciato verso il successo, seguito da Bagnaia, che aveva superato e teneva a distanza di sicurezza Morbidelli, seguito da Nakagami e Mir , in un serpente che giungeva nelle stesse posizioni sino al traguardo, con l’australiano che vinceva la sua prima gara con la Ducati ufficiale, dopo un avvio di stagione che lo aveva visto faticare, anche a causa di un problema al braccio che lo aveva portato, tre settimane fa, ad un intervento chirurgico.

Il secondo posto di Pecco Bagnaia lo portava al comando nella classifica del mondiale, un grande risultato per il giovane centauro piemontese, che aspetta ancora di salire sul gradino più alto del podio, ma è costante nelle prestazioni, grazie ad una guida veloce, quanto ragionata, dove dimostra di aver messo a frutto qualche errore della passata stagione, la prima in Moto GP.

Che dire poi di Franco Morbidelli, meritatamente terzo, con una moto ormai “vetusta”, quasi un pezzo da museo, come dicono i suoi stessi meccanici, che però il pilota italo-brasiliano sa far correre più e meglio delle Yamaha ufficiali, che hanno un Vinales al solito scostante e che pare entrato in un toboga di scarsi risultati dopo aver vinto la prima gara di stagione; il solito Maverik insomma, veloce sul giro secco ma che poi in gara alterna gare fantastiche ad altre in cui sembra un principiante.

Discorso diverso su Quartararo, di cui a fine gara si è compreso quale fosse il problema, ovvero il riacutizzarsi della sindrome compartimentale che, nel 2019, lo aveva già portato all’intervento chirurgico (il medesimo problema che affliggeva Miller ad inizio stagione); guidare una moto a trecento all’ora comporta una grande fatica ed evidentemente lo stress cui vengono sottoposte le braccia, il destro specialmente, ha fatto tornare a galla un problema grave che potrebbe condizionare non poco la stagione del giovane francese.

Per il resto c’è da segnalare il quarto posto di Nakagami, con una Honda che finalmente non sembra un triciclo, l’ottimo sesto posto dell’Aprilia di Espargaro ed il duo Honda URC, Marquez-Pol Espargaro (nono e decimo), a seguire anche Vinales e Zarco, mentre Oliveira portava all’undicesimo posto la prima delle deludenti KTM.

Nono posto finale quindi per Marc Marquez, che continua il percorso di ripresa, difficile sicuramente, e che in prova è caduto in una delle curve più veloci del circuito, fortunatamente senza troppi danni e senza ripercussioni al braccio che qualche problema lo da certamente ancora, ed è difficile pensare che dopo tre operazioni non certo leggere, bastino pochi giri in moto per riprendere confidenza e guidare come Marc sa fare.

Valentino Rossi è invece finito diciassettesimo, preceduto dal fratello, Luca Marini, e dimostrando tutte le difficoltà con una Yamaha Petronas che conosce ma cui non riesce ad adattarsi; troppo vecchio Vale per competere con una banda di giovanotti senza paura? Magari è così, però andarci cauti (piano va già la Yamaha) nei giudizi finali sarebbe forse più giusto, anche perché Vale non è certo da buttare, non ancora.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Patrizia Ferro

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