Ucciso perché ha difeso il suo amore. Una storia terribile che arriva dal comune di Fermo, nelle Marche, dove ieri Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano di 36 anni richiedente asilo, è morto dopo essere stato picchiato da un ultrà della Fermana che aveva aggredito la compagna di Emmanuel, 24 anni. L’ultrà l’aveva prima insultata, parlando di “scimmie africane”, poi si era messo a strattonarla; a quel punto Emmanuel era intervenuto, ma a seguito di un pugno da parte dell’ultrà è caduto a terra, sbattendo la testa ed entrando in coma. E’ morto poco dopo.

Tra l’indignazione generale per quanto avvenuto, Don Vinicio Albanesi, che dava accoglienza ai due migranti nel seminario vescovile, ha fornito ulteriori dettagli sulla vicenda, parlando di una “provocazione a freddo” proveniente dallo stesso “giro delle bombe davanti alle chiese di Fermo”. Infatti, da febbraio di quest’anno, sono state ben quattro le chiese della Diocesi prese di mira da ignoti che hanno piazzato ordigni esplosivi artigianali. I parroci sono tutti impegnati nell’assistenza a emarginati, migranti e tossicodipendenti.

Emmanuel e la sua compagna erano fuggiti dalla Nigeria, dove avevano perso tutti i loro familiari in uno degli attacchi alle chiese cristiane da parte di Boko Haram; erano arrivati in Italia dopo aver superato altre violenze in Libia. Nella traversata, il bambino che lei portava in grembo non ce l’aveva fatta. Una volta arrivati nel nostro Paese, speravano di poter avere una vita migliore; a gennaio, Don Vinicio li aveva uniti informalmente in matrimonio (a causa della mancanza di documenti).

Il loro sogno si è infranto davanti al razzismo di un ultrà italiano di 35 anni, già noto alle forze di polizia e sottoposto a Daspo. Stando ad una prima ricostruzione dei fatti, sembra che il nigeriano abbia reagito contro il tifoso impadronendosi di un paletto staccabile della segnaletica stradale con cui lo avrebbe colpito. L’ultrà, avrebbe raggiunto con un pugno al viso Emmanuel, facendolo cadere a terra: nella caduta il 36enne avrebbe battuto la testa e sarebbe poi stato colpito ancora. L’italiano è stato denunciato e al momento è a piede libero; un amico che era con lui è entrato nell’inchiesta invece come testimone.

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