Napoli, 1931, nasce la Compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo”, un fortunato sodalizio artistico tra Eduardo, Peppino e Titina De Filippo.
Nel 1944, le incomprensioni tra Eduardo e Peppino, portano a un’insanabile frattura fra i due fratelli. Stanco del teatro umoristico e forse anche a seguito dell’incontro casuale con Pirandello, Eduardo cambia improvvisamente genere scrivendo una commedia sulla guerra e le sue terribili conseguenze: “Napoli milionaria”, opera totalmente diversa dalle precedenti: comica al primo atto, amara al secondo, quasi tragica al terzo.

Con Napoli milionaria nasce anche la compagnia “Il teatro di Eduardo”. Gli attori della sua compagnia, vicini alla gente della strada, ne interpretano la misera realtà, interpretando esattamente i personaggi che incontrano in città, dai quali comprano sigarette o caffè.
L’opera debutta a Napoli, al teatro San Carlo, il 25 marzo 1945. A Napoli la guerra è finita da soli sei mesi, ma i tedeschi sono ancora presenti in Italia. La platea è stracolma, ed Eduardo recita con grande emozione e apprensione.

La commedia racconta la storia della famiglia Jovine, composta da Gennaro Jovine, dalla moglie Amalia e dai figli. Gli Jovine, a causa delle difficoltà economiche, per sopravvivere decidono di darsi alla “borsa nera”, cioè al commercio illegale di prodotti di prima necessità. Quando però, nel corso di un controllo della polizia, tutto viene messo a rischio Gennaro dovrà fingersi morto.

Nel frattempo Amalia si legherà moltissimo all’amico Errico Settebellizze, mentre sua figlia Maria Rosaria resterà incinta di un soldato americano e il figlio Amedeo (Fabrizio Nevola) inizierà a rubare auto. Quando finalmente Gennaro sarà uscito dal carcere troverà una famiglia molto diversa da quella che ha lasciato, tanto da non badare a lui mentre è presa dai festeggiamenti per il compleanno di Errico. L’unico rapporto che riuscirà a recuperare sarà quello con la figlia più piccola, Rituccia, molto ammalata, a cui Gennaro racconterà i suoi pensieri, tra cui il celeberrimo “Addà passà ‘a nuttata”.

Da un’intervista di Enzo Biagi pubblicato sulla Stampa il 5 aprile 1959, Eduardo racconta: “E’ nella mia città che ho provato la più profonda commozione della mia vita. Fu alla prima di Napoli Milionaria. Quasi tutti i teatri erano requisiti, c’era la fame e tanta gente disperata. Ottenni il San Carlo per una sera.
I professori dell’orchestra, per assistere allo spettacolo, si erano infilati nel golfo mistico – Vedrete che ci diffamerà – pensava qualcuno allarmato… Arrivai al terzo atto con sgomento. Recitavo e sentivo attorno a me, un silenzio assoluto, terribile. Quando dissi l’ultima battuta “deve passare la notte“, scese il pesante velario e ci fu ancora silenzio, per otto, dieci secondi, poi scoppiò un applauso furioso e anche un pianto irrefrenabile.

Tutti avevano in mano un fazzoletto, gli orchestrali del golfo mistico che si erano alzati in piedi, i macchinisti che avevano invaso la scena, il pubblico che era salito sul palco, tutti piangevano, e anch’io piangevo. Io avevo detto il dolore di tutti.”
A distanza di 76 anni, anche a causa della gravissima crisi economica mondiale che stiamo attraversando, la povertà ha assunto altre forme ma è purtroppo tristemente presente nella società odierna, forse per questo Eduardo riesce ancora a parlare ed emozionare ciascuno di noi.

articolo a cura di Franco Buttaro – Foto Rai

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