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DEGRADO E PERIFERIE

Perché le città e i quartieri sono sempre più in degrado? È una questione politica o più economica? 

La periferia è il tema dominante di questa epoca. Nell’ormai consolidato spostamento globale delle persone dalle campagne (termine generico perché possono essere monti, colline, pianure) verso le città, anziché abbracciare la cultura urbana, ha creato ed espanso le “periferie” che sono così fortemente cresciute. Fenomeno rilevato nei paesi ricchi (quelli europei in particolare) nei primi anni ’90 del secolo scorso con l’inizio dell’arrivo d’immigrati dal sud del mondo e dall’Europa dell’est.

Aumentato con un certo decadimento economico dalla seconda metà del 2000, causa i vuoti lasciati dalle dismissioni industriali, come ad esempio i capannoni abbandonati. Così come nei centri storici palazzi in degrado, e lungo le strade, l’abbandono di edifici a volte anche di valore antico. Oggi sarebbero invivibili e non ristrutturabili perché così deteriorati che ogni demolizione o rifacimento non sarebbe economicamente compatibile da parte dei proprietari. Pertanto periferie cresciute con mega condomini desolanti, mentre i quartieri sono in uno stato di cattivi servizi sociali, in particolare nelle grandi città. Questo sta avvenendo anche nelle città medie di provincia, che dominano il panorama urbano italiano.

Poi ci sono i tanti paesi (quasi ottomila), sparsi lungo le arterie italiane che non sopravvivono più all’avanzare delle nuove mega attività commerciali sempre più innovative. Dappertutto, anche nelle città più moderne nascono continuamente “abbandoni urbanistici”, ghetti e periferie degradate. La periferia si trova nelle medie grandi città, ma esiste anche nel disagio di migliaia piccoli comuni che sono diventati tutti interamente “periferie”. Perché, ad esempio, non offrono opportunità alla popolazione giovanile che vi risiede, non c’è formazione, ricerca del nuovo, nessuna novità, insomma niente. Hanno un trend di vita quotidiana sonnolento, pigro, senza prospettive. Il potere politico, quello delle amministrazioni comunali, sembra avere poche idee e strumenti inadeguati per agire, per sviluppare progetti specifici d’integrazione della popolazione, delle attività economiche e commerciali.

Sarebbe necessario accorpare i comuni medio-piccoli in nuove città, dare volti geografici e poteri nuovi e più autorevoli agli enti locali. Fa specie che in queste immense e variegate periferie ci abiti la popolazione più giovane, tante persone che guardano con speranza a una prospettiva di vita e di crescita in quei luoghi inadeguati. Le periferie, pur nelle criticità, rappresentano la popolazione che vuole migliorare la propria condizione, persone che cercano un futuro migliore. Ogni progetto o idea politica per superare l’abbandono e il degrado crescente deve coinvolgere chi ci abita. Deve riuscire a parlare con gli abitanti, per capirne le necessità e realizzare insieme modelli insediativi in cui fare vivere bene persone e comunità. Non c’è urbanista, architetto o politico intelligente, che non sia d’accordo con la necessità di dare nuova e diversa vita a questi luoghi abbandonati, prospettando operazioni di coraggio e in ogni caso coinvolgendo chi ci vive.
Le periferie sono le città del futuro, quelle dove si concentra l’energia umana e quelle che lasceremo in eredità ai nostri figli.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

scrivi a: vicedirettore@costantinieditore.com

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