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DAVIS IL TROMBETTISTA OLTRE L’UNIVERSO

Parlare di un personaggio come il musicista, il trombettista Miles Davis è un’impresa veramente impegnativa, difficile anche seguire la sua enorme attività di produzione, sia per quanto concerne i concerti live, i lavori in sessioni in studio per realizzare le produzioni discografiche, per l’etichetta Prestige Records di Bob Weinstock, che Miles all’inizio degli anni Cinquanta firmò un contratto che lo tenne legato con la label, dal 1951 fino al 1955. Il rapporto con un contratto in esclusiva con la Casa Discografica Prestige terminò quando Davis firmò nel 1955 un contratto in esclusiva con una etichetta la major, la Columbia Records alla quale rimase legato per trent’anni.

Per onorare il suo contratto con la Prestige Records, Davis realizzò ancora una serie di famose sedute di registrazioni con il suo quintetto nel 1955 e nel1956 mentre in contemporanea incideva il suo primo album per la sua nuova label la Columbia Records, “Round About Midnight” uscito nel 1957.
Da queste sedute la Prestige ricavo materiale per i quattro celebri album che furono pubblicati tra il 1957 e il 1961: Cookin’, Relaxin’, Workin’ e Steamin’ with the Miles Davis Quintet.
Negli ultimi anni della sua vita Miles Davis abbandonò la Columbia e nel 1985 passo al Warner Music con la quale realizzò i suoi ultimi lavori a partire da Tutu d 1986.

Questo certamente e stato il lavoro più importante e che dal 1951 al 1985 a lasciato un segno tangibile, nella musica moderna.
Miles Davis è stato un’innovatore per il modo in qui a portato lo stile musicale, il Bebop ad essere una musica innovativa fuori dai canoni del precedente stile, lo Swing.
La sua tromba e il modo con cui la suonava, con la sordina Harmon a fatto si di imprimere un suono e una tecnica moderna e una scuola, che a influenzato i musicisti moderni dopo di lui, che hanno attinto e studiato il suo nuovo metodo di interpretare i canoni di questa musica moderna.

Oggi in questo secolo, il nuovo millenio, posso dire che nel mondo della Musica Jazz, abbiamo avuto un innovatore, un maestro che ha portato all’aldilà la musica oltre i confini dell’universo.
Miles Dewey Davis III, nasce a Alton nello Stato dell’Illinois in America, il 26 maggio 1926.
Miles nacque da un’acuta famiglia afro-americana, figlio di Miles Davis II, un affermato dentista di St. Louis. Sua madre, Cleo Henry, un abile pianista, avrebbe voluto che imparasse a studiare uno strumento, il violino, ma, per il suo tredicesimo compleanno, suo padre gli regalò una tromba.

Davis ne fu subito entusiasta e iniziò a studiare lo strumento con un maestro privato, un tedesco di nome Gustav, e con il direttore della banda del liceo che frequentava, Elwood Buchanan.
Davis racconta che Buchanan non gli permetteva di suonare usando il vibrato; pare bacchettandolo sulle mani tutte le volte che lo faceva, nonostante allora fosse di moda, e attribuisce ai suoi consigli una delle caratteristiche del suo suono, sul quale Miles Davis, ebbe anni dopo a dichiarare: “Preferisco un suono rotondo senza troppo carattere, una voce senza molto tremolo, vibrato o armonici gravi. Se non riesco ad ottenere un suono del genere non riesco a suonare”.

All’età di diciassette anni, nel 1943, Davis fece la sua prima esibizione in pubblico con il gruppo di Eddie Randle, i Blue Davils, e cominciò a frequentare il giovane trombettista Clark Terry che era già una celebrità locale. Il gruppo dei Blue Davils avevano una certa notorietà e questo permise al non ancora diciottenne Miles di entrare in contatto con molti musicisti famosi che assistevano alle loro esibizioni.

Tra questi vi era il quasi coetaneo il trombettista Fats Navarro, che attraversò con Davis i primi anni a New York.
Tutto questo fu fondamentale per la, sua formazione musicale, anche perché nella sua autobiografia Davis racconta che all’epoca possedeva in tutto tre dischi, uno di Lester Young, uno di Coleman Hawkins e uno di Duke Ellington. Durante quell’anno Sonny Stitt offrì al giovane Miles l’opportunità di unirsi all’orchestra di Tiny Bradshaw che era in città, ma la madre di Davis si oppose fino a che il figlio non avesse completato l’ultimo anno di scuola.

Nel 1944, al Riviera Club di St. Louis, Davis andò ad assistere ad un concerto della Big Band di Billy Eckstine. Oltre al leader, l’orchestra all’epoca vedeva fra i suoi ranghi, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Sarah Vaughan, Buddy Anderson, Gene Ammonds, Lucky Thompson e Art Blakey.

Davis racconta che, appena entrato nel locale, un tale lo avvicinò e gli chiese di sostituire uno dei trombettisti, Anderson che era indisposto; Davis ovviamente accettò subito. Il tale era il trombettista Dizzy Gillespie.
Miles ricorderà questo evento, e il concerto che seguì come il momento in cui gli fu rivelato quello che veramente voleva fare.

È difficile non riconoscere a Davis un ruolo di innovatore e genio musicale. Dotato di uno stile inconfondibile ed un’incomparabile gamma espressiva, per quasi trent’anni Miles è stato una figura chiave della Musica Jazz e della musica in generale del XX secolo.
Dopo aver preso parte alla rivoluzione del Bebop, egli fu ideatore di vari stili, fra cui il Cool-Jazz, l’Hard-Bop, il Modal-Jazz e il Jazz-Elettrico, chiamato anche Jazz-Rock.
Le sue registrazioni, assieme agli spettacoli dal vivo dei numerosi gruppi guidati da lui stesso, furono fondamentali per lo sviluppo artistico della Musica Jazz.

Miles Davis fu e resta famoso come strumentista dalle sonorità inconfondibilmente languide e melodiche, sia per il suo atteggiamento innovatore, peraltro mai essente da critiche, sia per la sua figura di personaggio pubblico.
Fu il suo un caso abbastanza raro nel campo della Musica Jazz: fu infatti uno dei pochi musicisti in grado di realizzare anche commercialmente il proprio potenziale artistico e forse l’ultimo ad avere anche un profilo di star dell’industria musicale.
Una conferma della sua poliedrica personalità artistica fu la sua postuma ammissione, del marzo 2006, alla Rock and Roll Hall of Fame; un ulteriore riconoscimento di un talento che influenzò tutti i generi dell musica della seconda metà del XX secolo.

L’opera di capo orchestra è importante almeno quanto la musica che Miles Davis produsse in prima persona. I musicisti che lavoravano nelle sue formazioni, quando non toccarono l’apice dalla carriera al fianco di Miles, quasi invariabilmente raggiunsero sotto la sua guida la piena maturità e trovarono l’ispirazione per slanciarsi verso traguardi di valore assoluto.
“Per me la musica e la vita sono una questione di stile” (Miles Davis).

Dotato di una personalità notoriamente laconica e difficile, spesso scontrosa, Davis era anche per questo chiamato il principe delle tenebre, soprannome che alludeva fra l’altro alla qualità notturna di molta della sua musica. Questa immagine oscura era accentuata anche dalla sua voce roca e raschiante: Davis disse “di essersi danneggiato la voce strillando contro un produttore discografico pochi giorni dopo aver subito un’operazione alla laringe”.
Chi lo conobbe da vicino lo descrivono come una persona timida gentile e spesso insicura, che utilizzava l’aggressività come difesa.

Il Davis strumentista non fu un virtuoso nel senso che lo furono, ad esempio, Dizzy Gillespie e Cliford Brown. Egli è tuttavia considerato da molti uno dei più grandi trombettisti di Musica Jazz, non solo per la forza innovatrice della composizione, ma anche per il suo suono – che divenne cromaticamente un marchi di fabbrica – e l’emotività controllata caratteristica della sua personalità stilistica, che in dischi come Kind of Blue trova la sua massima espressione.

John Coltrane che lavoro a questa opera discografica dice:”Vedete, io ho vissuto per molto tempo nell’oscurità perché mi accontentavo di suonare quello che ci si aspettava da me, senza cercare di aggiungerci qualcosa di mio… Credo che sia stato con Miles Davis, nel 1955, che ho cominciato a rendermi conto che avrei potuto fare qualcosa di piu”.
L’influenza di Miles Davis dagli altri trombettisti fa del musicista un personaggio chiave nella storia della Musica Jazz, al pari di Buddy Bolden, King Oliver, Bix Beiderbecke, Louis Armstrong, Roy Eldridge, Dizzy Gillespie, Clifford Brown, Don Cherry e tanti altri ancora.

Davis è un vero laboratorio vivente che consentì non solo lo sviluppo di generazioni di musicisti e di nuove tendenze musicali, ma lasciò traccia anche nel costume della società.
Lasciandosi a volte guidare dal pubblico, e a volte precedendolo, egli non esitò mai a reinventare il suono e la musica per cui era conosciuto, nemmeno dopo il successo del Rock, quando passò ad una sonorità totalmente elettrica, sfidando l’opposizione e talvolta l’ostilità della critica.

Il grande carisma dell’uomo, oltre che da un’enorme produzione artistica di indiscusso valore, scaturi anche da un’attenta costruzione dell’immagine, opportunamente e sapientemente aggiornata nel corso degli anni, sino ad arrivare all’ultimo periodo cui il vestiario pieno di colore, in gran parte firmato Versace conferiva al musicista una certa sacralità e ritualità alle peculiari esibizioni dell’unico musicista del XX secolo che seppe essere allo stesso tempo artista rivoluzionario e icona della cultura pop, dell’industria dello spettacolo e dei megaconcerti.
Milles Davis muore a Santa Monica in California, il 28 settembre del 1991 a sessantacinque anni.

A cura di Alessandro Poletti – Foto

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