E’ davvero difficile pensare che mentre và in onda un Sanremo Covid, la politica rimanga assente sui problemi reali di tanti italiani stretti nella morsa della disperazione economica.

L’invenzione delle zone colorate per regioni ed ora per comuni non convince quel popolo di commercianti, albergatori, ristoratori e lavoratori che sono praticamente al lastrico.

Dare i ristori agli operatori nelle sole zone rosse è una strategia inefficiente, che sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di molteplici attività; come dire che nelle zone arancioni scure, o arancioni, o gialle, gli italiani sono propensi a spendere quando esistono comunque restrizioni addirittura nei propri luoghi.

I ristori devono arrivare e in fretta a tutte quelle attività che da un anno hanno avuto una perdita d’esercizio importante e che oggi non sono più in grado di pagare nemmeno le bollette o di portare un poco di pasta alle loro famiglie. Nel nostro paese sono innumerevoli gli artigiani, i commercianti che si avvalgono dei loro familiari per fare reddito e avere una vita normale.

Si legge nel nuovo di DPC, di regole, di chiusure fino al 6 aprile, ma non vi è nulla di scritto di come saranno in qualche modo aiutate le imprese in questa fase di gestazione, di guerra pandemica. E’ davvero struggente pensare il come potranno superare questo momento di “profondo rosso” tutti i titolari di una partiva IVA.

Se l’idea irriverente è quella di pensare di fare morire l’artigianato italiano tagliandolo a spezzatino, allora quei politici che si beffano dei palinsesti televisivi emanando proclamazioni per ottenere consensi, dovrebbero sapere che gli italiani hanno sempre avuto un divano dove fare accomodare lo Stato e mai una poltrona d’oro in ottemperanza di pensioni reversibili e d’oro.

Ricordiamo che nell’antica Roma il senato con i suoi effettivi poteri, divenne arbitro delle finanze romane; dal suo parere dipendevano le percezioni dei tributi e le molte liberalità: distribuzioni di terre, compensi equi ai lavoratori, piccole imprese, ecc.); soprattutto, controllava le spese, dando assenso agli ordini di pagamento che il magistrato mandava all’erario. Pure dal Senato dipendeva la monetazione urbana.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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