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DARE E AVERE

La SuperLega ha scatenato in questi giorni un vero e proprio pandemonio mediatico e non, d’altra parte il calcio fa parte della nostra vita, del nostro giornaliero, e per “nostro” intendo l’Europa molto più che la sola Italia.

Ciò che è andato in onda da sabato notte in poi è un fatto non solo ideologico, ma credo abbia e tocchi aspetti molto più vasti del solo sport e del solo calcio, proprio perché il calcio è ormai diventato (perché lo HANNO fatto diventare tale) più un fatto economico che una questione di sport; il terremoto creato, o causato se vi piace di più, dalla possibile nascita di un qualcosa di “INTOCCABILE”, potrebbe persino diventare fatto positivo se, dal vertice del pallone in giù, lo si userà per CAMBIARE finalmente qualche cosa e non solo qualche regola …. ad personam.

Difficile? Impossibile? Essere positivi o negativi è una libertà di pensiero, la stessa che ha accompagnato i commenti alla nascita della SuperLega, persino su questo giornale, dove la Redazione ha prodotto articoli basati su punti di vista ed idee completamente diverse, condivisibili o meno a seconda delle opinioni personali di ciascuno, ma che sono sempre valide quando ci sono motivazioni adducibili e non solo prese di posizione perché lo dicono i social e bisogna accodarvisi!

Ho dato un titolo all’articolo che ha una spiegazione anche relativa al calcio, inteso come azienda, dove le Società possono essere legate a proprietà diversificate, dato che la Juventus non è più solo …. degli Agnelli, così come il Milan è di proprietà di un Fondo americano o l’Inter di un Gruppo cinese, mentre altre realtà hanno una struttura alquanto diversa; certo non ci sono più i Rozzi e gli Anconetani, ovvero personaggi che hanno “usato” (in senso buono) il calcio come mezzo per salire la scala sociale …. il Costantino marchigiano era un imprenditore edile, mentre il Romeo faceva il procuratore, il mediatore, il direttore sportivo, il sensale per diversi, prima di mettersi a capo di una sua Società.

Però, perché i Rozzi e gli Anconetani riuscivano a far funzionare economicamente le proprie Società pur non essendo nababbi multimiliardari? Rispondere che era un altro calcio mi parrebbe sbagliato come principio ed invece propenderei per rispondere che erano molto più bravi a dirigere le loro aziende di coloro che oggi riescono, anche solo in dodici, a creare debiti per miliardi, che non vogliono pagare, anzi che vogliono scaricare su tutto il resto del mondo pallonaro.

Sinceramente non mi interessano gli interventi della politica, perché quella è la solita questioni di provare a “far rendere” qualsiasi situazione, però credo non si debba neppure viaggiare con i paraocchi o la questione di essere tifosi, dato che la realtà del caso è abbastanza lampante …. ci sono Presidenti di Società gestite da vomito, piene di debiti, che HANNO DECISO di esserci solo loro, di giocarsela tra di loro, ma SOPRATTUTTO di dividere la torta solo ed unicamente a loro beneficio!

Florentino Perez ed Andrea Agnelli sono i Presidenti di Società con una struttura diversa, ma che, specie il secondo, non cacciano un centesimo di tasca propria, dato che il Real Madrid è un’azienda con migliaia di soci, i più ricchi dei quali, si “giocano” il ruolo di Presidente, mentre la Juventus fa parte di un Gruppo a capo del quale manco c’è un Agnelli (di cognome) e nel cui contesto ogni realtà ha un bilancio cui la Capo Gruppo DEVE provvedere nel caso in cui i conti siano in rosso …. ed il rosso è piuttosto marcato, nel caso.
Dare ed avere quindi centrano perché con questi si fa un bilancio, anche quello delle Società calcistiche, pur se, rispetto a qualunque altra azienda, altro settore, essere in pesante passivo non sempre significa fallire …. anzi.

E qui mi viene spontanea una domanda: se il calcio sta davvero morendo, come affermano i due soloni a capo della Superlega, perché invece di sedersi in pochi per “fottere” tutti gli altri, non ci si siede per dare una sterzata calmierante al pallone? Se così fosse, tedeschi e francesi non si siederebbero anche loro al tavolo della discussione? Si parla tutti i giorni di cambiare il mondo del calcio, ma allora perché non si comincia una volta a mettersi a parlarne seriamente? O perché non si prendono a modello quelle realtà virtuose e che chiudono i bilanci quantomeno in pareggio?

Certo gli interessi dei singoli prevalgono, ci sono anche qui le poltrone, i giochini/giochetti, le porcherie, ma è possibile che si sia capaci di fare debiti e null’altro? Se il calcio sta davvero morendo, perché non si dà un calcio nel culo a Raiola che chiede dodici milioni netti l’anno per il prode Donnarumma? Ci vuole davvero chi o che cosa per decidere che già due sarebbero un’esagerazione, e non solo in tempo di pandemia? Demagogia? Pressapochismo? Ma la demagogia ed il pressapochismo sono farsi delle domande o sperperare denaro inutilmente e poi battere cassa e piangere miseria, quando invece essendo degli amministratori fallimentari dovrebbero mandarti a fare in ….?

Essere dei bravi amministratori significa scrivere sui bilanci cifre milionarie su cognomi che al massimo giocheranno in quarta serie? Essere dei bravi amministratori significa prendere gente a parametro zero (finto, dato che ci sono sempre le commissioni agli agenti), riempiendoli di soldi come otri? E poi parliamo di calcio che muore se non si crea la SuperLega? Ma chi si vuole prendere in giro? Davvero pensano che tutti abbiano l’anello al naso e non sappiano leggere un bilancio e far di conto? Va bene il tifo, sono un tifoso anche io, ma c’è un limite a tutto, persino al farsi prendere per i fondelli …. da certa gente poi ….

In una Società di calcio entrano ed escono soldi, come in una qualsiasi altra azienda, come in una qualsiasi famiglia, ma se pensate che le uscite siano sempre maggiori delle entrate, come pensate finisca? Nel calcio però no, perché il calcio è anche questione sociale, dice qualcuno …. ma per favore …. e se i ragazzini preferiscono la play station allo stadio o all’abbonamento a Sky è proprio perché se giocano a Fifa vince chi è più bravo, non chi è più ricco, ma di questo evidentemente non tutti se ne sono accorti.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Imagoeconomica

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