Il presidente dell’Aia Alfredo Trentalange (64 anni), torinese, ha arbitrato in serie A dal 1989 al 2003. Di recente ha assistito alla partita di un campionato Under 15 a Vercelli. La competizione era arbitrata da Andrea Felis il ventenne direttore di gara colpito da un pugno a fine settembre durante la partita Oleggio Castello vs Carpignano, squadre di Prima categoria nel Piemonte. L’ex allenatore degli ospiti, l’uomo che ha colpito il ragazzo con un pugno alla testa, è stato squalificato per cinque anni e “precluso” da ogni ruolo in ambito Federale. Purtroppo nessuna sanzione allevierà mai il dolore fisico/morale e la tristezza per il video – diventato virale – in cui l’aggressione si è sviluppata.

Il presidente Trentalange ha fatto sentire al giovane arbitro la vicinanza di un ambiente alle prese con una crisi di vocazioni. Negli ultimi anni l’Aia ha perso circa tremila fischietti e oggi in certe competizioni giovanili o dilettantistiche sono effettuati anche doppi turni, con arbitri in campo sia il sabato sia la domenica. Per ricreare l’entusiasmo il presidente ha previsto che le “prime linee” si esibiscano ai livelli più bassi. Ad esempio l’arbitro Marco Serra, oramai entrato nel giro della serie A, a settembre ha diretto Cus Torino contro Resistenza Granata in Terza categoria. In futuro avverranno altre presenze di alto livello. Se le nuove leve arbitrali scarseggiano, non c’entra soltanto la violenza gratuita sempre più diffusa.

Di recente in Sardegna un fischietto in rosa è stato colpito con una manata. La disaffezione dei giovani nei confronti del calcio – come dichiarato da Trentalange – è generale ed è legata a tanti fattori. A tal proposito l’Aia – d’intesa con il presidente della Figc – ha intrapreso diverse iniziative per contrastare il fenomeno.

Per esempio ha reso possibile il doppio tesseramento; infatti, oggi, fino a diciassette anni, si può giocare e arbitrare allo stesso tempo in campionati Figc. Inoltre si vuole introdurre arbitri-giocatori negli spogliatoi delle squadre giovanili per avvicinare le due figure e metterle a contatto quotidiano; così come confrontarsi all’interno delle scuole. Arbitrare è bello e formativo, perché fa crescere e dà responsabilità.

I pugni e le manate fanno scalpore, spopolano sui social, ma sono le eccezioni e abbattono chi li sferra. Il giovane arbitro Felis continuerà il suo percorso nel calcio e nel mondo che lo circonda fatto di persone buone ma ahimè, anche d’individui cattivi.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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