Quando il 4 febbraio 1945 si aprì a Yalta, in Crimea, la conferenza dei capi di Stato delle maggiori potenze impegnate nella guerra contro la Germania, le sorti di quel Paese erano inequivocabilmente segnate. Il Terzo Reich non solo non aveva più alcuna possibilità di modificare l’andamento del conflitto, ma non poteva sottrarsi in alcun modo ad una resa totale e incondizionata.

La vendetta sulla Germania nazista fu davvero feroce: basta ricordare la questione delle “riparazioni tedesche”; i Sovietici richiedevano venti miliardi di dollari, ma Churchill obiettò che tale cifra avrebbe causato il collasso della Germania, e che, secondo un’affermazione rimasta celebre, “se si vuole che il cavallo tiri il carretto, occorre dargli il fieno”.
Involontario e predittivo pensiero: seppur abbiano dovuto aspettare più di 40 anni, “il fieno”, i tedeschi, lo hanno trovato e, al posto del “carretto”, oggi tirano l’intera economia europea.

Ad ogni modo, al di là delle decisioni alleate, che non potevano non mettere in ginocchio la Germania nazista, la parte più importante degli accordi di Yalta fu comunque la Dichiarazione sull’Europa Liberata, con la quale si stabilivano principi importantissimi per la vita democratica del continente.

Il futuro del continente sarebbe stato realizzato in base ai principi della Carta Atlantica: «Diritto di tutti i popoli a scegliersi la forma di governo sotto la quale vogliono vivere – restaurazione dei diritti sovrani e di autogoverno in favore dei popoli che ne sono stati privati dalle potenze aggreditrici».

Alla chiusura della conferenza il britannico «Time» scrisse: “Tutti i dubbi che potevano sussistere sulla possibilità che i Tre Grandi fossero in grado di cooperare in pace come avevano cooperato in guerra sono spazzati via per sempre”.
Pensieri e Principi, quelli sanciti a Yalta, che rappresentano, sia pure in embrione, la struttura delle nazioni Unite come la conosciamo ancora oggi. La vita, però, è fatta anche di cose concrete: quelle della vita, ad esempio, e della natura umana, che cambia continuamente.

E così gli accordi di Yalta, che per alcuni avrebbero inaugurato un grande periodo di pace e di sviluppo, per altri nascondevano la volontà di un dominio mondiale.

Yalta fu anche un esito inevitabile di un periodo terribile.
L’Europa, il mondo, uscivano dalla Seconda guerra mondiale, c’erano stati 50 milioni di morti, c’era l’alleanza antinazista che dominava su tutto. Ovviamente, che Stalin, l’Unione Sovietica, avesse delle tendenze egemoniche si poteva vedere, però ancora non era partita l’aggressione aperta che iniziò successivamente, con il 1948. D’altra parte era difficile pensare, in un mondo ormai stanchissimo e affranto, di riprendere immediatamente un conflitto con quelli che erano stati gli alleati.

Come spesso avviene nella storia, fu un errore inevitabile che toccò ad alcune nazioni e ad alcuni popoli pagare amaramente. Così, la situazione da lì in poi cambiò piuttosto velocemente: Il 5 marzo del 1946 Churchill pronunciò il celebre discorso della “cortina di ferro” e così ebbe effettivamente inizio la Guerra Fredda. Churchill fu l’ultimo protagonista della Conferenza di Yalta a morire, nel gennaio del 1965 dopo essersi ritirato a vita privata. Stalin era morto il 5 marzo del 1953.

L’anno prima era stata decisa la chiusura del confine tra Berlino Ovest e Berlino Est. Si aprì un’epoca terribile per le nazioni dell’est europeo. Poi, con la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre dell’89, cioè con la fine della spartizione di Yalta, si aprì una finestra di grande opportunità e, per un momento, l’umanità poté sognare ad occhi aperti l’idea di un plurilateralismo globale. E’ durato pochissimo. Oggi siamo di fronte ad un ritorno di quella logica che era sottesa a Yalta, con una colpa in più: allora nessuno lo sapeva, oggi sappiamo quali sono i prezzi pagati con Yalta.

Questo è ancora più crudele e ancora più deprecabile.
Non che sia il caso di convocare una nuova Conferenza di Yalta, anche perché bisognerebbe moltiplicare i posti a tavola e fare spazio a nuovi commensali che hanno alle spalle popolazioni di miliardi di persone, in grado di fare sfigurare quello che resta dei tre Paesi presenti a Yalta.

A quel tavolo si siederebbe volentieri la Francia, assente allora, e che oggi con Macron ha appena confermato la disponibilità, per la sicurezza dell’Unione Europea, della capacità di dissuasione dell’arma nucleare.
Poco cambierebbe per noi italiani, assenti allora ed ancor più assenti adesso, salvo che a rappresentarci, insieme ad altri 26 paesi forti di mezzo miliardo abitanti, fosse l’Unione europea, oggi assente dal consiglio di sicurezza ed incapace di parlare con una voce sola.
Eppure è questa la sola strada possibile per contare qualcosa nel mondo del XXI secolo.

A cura di Avv. Costantino Larocca editorialista – Foto Imagoeconomica

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