Arriva come un fulmine a ciel sereno la proposta dell’Unione ciclistica internazionale al termine di una riunione in videoconferenza predisposta nel contesto dell’attuale pandemia e che ha visto la partecipazione di tutti i principali rappresentanti delle famiglie di ciclisti su strada professionisti, dagli organizzatori alle squadre e agli atleti.

Sono state confermate le voci in circolazione sulle nuove date delle grandi corse a tappe e in linea.
“Mi piace l’idea, perché alla fine comunque in una annata come questa vedere un Giro d’Italia sarebbe uno stimolo molto importante – ha commentato Davide Cassani, commissario tecnico della nazionale italiana – Sappiamo che è un anno eccezionale, sarebbe una grande bella cosa. L’importante è ripartire, nel modo giusto. Bello rivedere partire anche il Giro nel 2020 – ha aggiunto – come quello del 1946, il primo dopo la pausa bellica, dove tutto era fermo. Anche il Tour allora non riuscì a svolgersi quell’anno”.

Positiva anche la reazione di Rcs Sport, che organizza la corsa rosa: “Noi siamo pronti a partire. Il primo week end di ottobre va bene, dal 3 al 25 ottobre, tre settimane piene e quattro week end: come il Tour, i diritti sono uguali per tutti” ha detto Mauro Vegni, direttore ciclismo di Rcs Sport. Il quale, però, ha sottolineato che manca “ancora un’ufficializzazione delle date da parte dell’Uci, a cui avevamo fatto delle proposte. Avevamo già messo in chiaro che il Giro a novembre era impossibile, quindi si svolgerà ad ottobre” ha aggiunto, sottolineando che quanto alla partenza “quella dall’Ungheria è un’ipotesi ancora sul campo ma sempre più flebile, oggi come oggi, anche se siamo sempre in contatto. Ma stiamo pensando a situazioni alternative in Italia – ha concluso – Potrebbe anche esser dal sud o dal centrosud. Al nord più tardi ci si arriva meglio è”.

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Smentita, invece, l’ipotesi riportata in mattinata da El Pais, che aveva ipotizzato una sorta di sovrapposizione tra Giro e Vuelta, da corrersi contemporaneamente a ottobre. In Francia, inoltre, i funzionari del Tour de France ieri avevano dichiarato di non poter mantenere il programma previsto dal 27 giugno al 19 luglio, dopo che il presidente francese Emmanuel Macron ha bandito le riunioni pubbliche nel paese fino a metà luglio a causa della pandemia. Il giornale francese Le Dauphine ha poi affermato che il Tour stava ipotizzando uno slot dal 29 agosto al 20 settembre, il che avrebbe reso impossibile la Vuelta, come previsto tra il 14 agosto e il 6 settembre. Il Tour deve essere considerato prioritario perché è la gara più famosa del mondo, generando le maggiori entrate televisive e di sponsorizzazione per il ciclismo. Il Tour e la Vuelta sono entrambi gestiti dall’Amaury Sport Organisation ma l’ultima parola sulle nuove date è dell’ente ciclistico (Uci). “Adatteremo le date per la Vuelta a quelle previste per il Tour, ma sappiamo che saranno sempre provvisorie perché dipendono dalle decisioni dei governi e dalla lotta contro il coronavirus“, ha affermato El Pais citando una fonte della Vuelta. “Ma sarà sempre l’Uci a impostare il calendario”. Lo spostamento delle grandi corse influirà anche sull’evento vetrina dell’Uci, i mondiali di ciclismo su strada che come detto restano programmati per il 20-27 settembre in Svizzera.

La Redazione giornalistica – Foto TPI

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