La protesta civile a Roma di medici e infermieri dopo i numerosi atti di violenza negli ospedali italiani

E’spiacevole prendere atto di una grave problematica, che pare non avere mai fine, e che si concretizza con le continue violenze nei confronti del personale sanitario nell’espletamento delle proprie funzioni. Il susseguirsi di episodi di aggressioni gratuite, finalmente, dopo la nuova escalation non lascia indifferente il Governo. Successivo all’intervento del Ministro della Salute è arrivato anche l’annuncio del Ministro dell’Interno che ha manifestato l’intenzione di rafforzare la presenza degli operatori di polizia nella vigilanza delle strutture ospedaliere.

Ovviamente l’attuazione concreta della soluzione individuata dal Ministro, per evitare che vada a infrangersi contro i soliti intoppi del sistema, richiede un aumento di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria da destinare ai presidi sanitari. Di fatto, il numero dei medici e/o operatori sanitari aggrediti in servizio, e non solo, è in continuo aumento. Si tratta di violenze esercitate, per lo più, da parenti di pazienti esasperati dalle lunghe attese nell’erogazione delle prestazioni che non dipendono dalla volontà dei sanitari. A questo si aggiungono i giovani che danno in escandescenza perché sotto l’effetto di alcol o droghe.

Malgrado ciò i camici bianchi continuano a recarsi in corsia per onorare la propria professione, seppure tra mille difficoltà di gestione, una burocrazia esasperata e, a questo punto, anche una sorda indifferenza sociale. Recentemente si sono rilevati gravi episodi di violenza. Tramite gli sportelli di ascolto e sostegno agli operatori, sono stati chiesti più controlli da parte delle forze dell’ordine, così come alle ASL di costituirsi parte civile per i procedimenti che si sono fatti via via sempre più numerosi. Ora è necessario e non più rinviabile che del problema si faccia carico anche lo Stato perché ne va della salute di tutti gli operatori sanitari e della tenuta dei servizi nei confronti del cittadino. I dati parlano di un’emergenza che ha toccato tutto il territorio nazionale.

Oltre 130mila aggrediti ogni anno per il solo personale infermieristico, con un sommerso non denunciato all’Inail di circa 125mila casi; violenze che per oltre il 70% dei casi si consumano sulle donne e che non finiscono solo per mettere a rischio l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche di compromettere il funzionamento delle dotazioni strumentali, causando danni, anche economici, a tutta la società. Di contro, il segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri ritiene urgente – ancor prima di potenziare i presidi di polizia – cambiare la legge 14 agosto 2020 n.113 “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”, poiché si è dimostrata fallimentare e non ha prodotto risultati efficaci.

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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