Se n’è andato a soli sessantasette anni, a causa di problemi dopo un intervento chirurgico, Claudio Garella, Garellik come lo avevano soprannominato per quel suo fisico dinoccolato, diverso dai portieri degli anni settanta/ottanta.

Era cresciuto nel vivaio del Torino, lui nato in Barriera di Milano, periferia nord della città; in granata aveva esordito in Serie A, causa un infortunio occorso a Castellini nel corso di una trasferta a Vicenza.
Poi, come successo a tanti prodotti del vivaio, aveva preso altre strade, non sempre apprezzato per quel suo stile non troppo canonico, qualche papera presto ribattezzata “garellata”.
In giro per l’Italia sino a quando era arrivata la chiamata del Verona, “quel” Verona che, fatto di scarti, con il mitico Osvaldo Bagnoli in panchina, aveva vinto il primo ed unico scudetto della sua storia.
Garella era stato uno dei protagonisti di quella entusiasmante stagione, mentre tutti aspettavano il loro crollo, i gialloblu erano un rullo compressore.
Ricordo la partita contro il Torino, al Comunale nel girone d’andata, un 2-1 per il Verona, in cui Garella mise in mostra tutto il suo repertorio, fatto di parate strepitose, con le mani o qualunque altra parte del corpo arrivasse sul pallone!
La tappa successiva di carriera fu il Napoli di Maradona, un altro scudetto ed un’altra serie di paratone, magari con poco stile, ma la cosa che contava era parare, altro che storie.
Terminata la carriera era tornato nella sua Torino e poco a poco il mondo del calcio lo aveva dimenticato, messo da parte, forse perché era schietto, verace, mentre il vendersi bene è qualità preferita all’avere qualcosa da dire.
Ho conosciuto Garella in occasione di una partecipazione di entrambi ad una trasmissione televisiva targata Toro, una quindicina di anni fa ed era stato un piacere ascoltarlo e poi scambiare quattro chiacchiere con lui.
L’ho poi incrociato altre volte, l’ultima solo pochi mesi fa, mentre entrambi facevamo la spesa e non mancava mai un saluto ed una battuta sul Toro.
Stamattina ho saputo della sua morte improvvisa e, come tanti, mi sono tornate in mente certe sue parate, compresa una incredibile rovesciata, tanto la cosa essenziale era evitare di prendere gol, non come farlo, lo stile.

Ed anche lassù tornerà a parare, come faceva fin da ragazzino, quando all’oratorio sfidava tutti a fargli gol.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Vittorio Calbucci arch. storico 

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