Caro Mario,
te ne sei andato come un sacerdote che officia, non so se lo sai, ma hai un nome forte che nemmeno l’ultima guerra ti ha colpito a confronto di papà caduto per mano dei fascisti. La tua, me lo hai sempre raccontata non è stata una vita in terra, facile. Ti sei fatto praticamente da solo, e lo so, lo sappiamo, a Cesena come a Roma, predicavi il vangelo repubblicano di Giuseppe Gaudenzi.

Ma oggi, prima del tuo viaggio spirituale, vorrei leggerti il “Popolano”, quel quindicinale che insieme all’amico Denis Ugolini, abbiamo condiviso per lunghi anni e che la vecchia tipografia di papà aveva il privilegio di stampare e diffondere nei quartieri. Eravamo tutti orgogliosi di quelle quattro facciate, tra l’altro fondate nel 1900 e che il partito della “foglia verde” cesenate aveva tenuto in vita.

LetturaMario Guidazzi, un uomo semplice che ha saputo fare della politica uno strumento indispensabile a sostegno dei cittadini precari, ma anche per dare un volto ad una città malatestiana che stava crescendo nel tessuto artigianale.

Una persona schietta che non rinunciava mai ai consigli comunali, anzi era sempre il primo ad entrare nella sala degli specchi, a proporre innovazione, a non avere sprechi sui piani regolatori. Era un vice-Sindaco umile con una disponibilità umana dilagante.

Mario, tu eri qua con noi fino un giorno fa, ma rimarrai ai nostri occhi per sempre. Sai che non mi sono mai piaciuti i “sermoni” servili o salire sul carro dei vincitori quando la torta è già sul tavolo del fine banchetto.

E, allora chiudo così il nostro Popolano cartaceo, quello di allora, ma che, come sapevi oggi girovaga per il mondo in cerca di un lettore e di una sua identità.
Ciao Mario, sei stato Super per me e per tanti cesenati.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto fonte Gianmaria Zanotti

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