I cavalieri teutonici sono cavalieri che fanno parte dell’Ordine Teutonico comunemente detto o dell’ordine dei Fratelli della Casa di Santa Maria in Gerusalemme.

Essi appartengono a questo antico ordine monastico-militare e ospedaliero sorto in Terra santa nel 1191, nel periodo della terza crociata, per assistere i pellegrini che arrivavano dalla Germania.

Alla fine del XII secolo iniziarono a spostarsi verso la costa baltica, nei territori polacchi e successivamente in Transilvania per proteggere il regno d’Ungheria dai nomani Cumani, su richiesta del re Andrea II d’Ungheria.

I Cavalieri teutonici riuscirono a conquistare territori molto vasti, convertendo le popolazioni pagane in un processo di cristianizzazione, scontrandosi sia con i russi ortodossi sia con i polacco-lituani; questi ultimi però, sconfiggendo i cavalieri nella battaglia di Tannenberg, ridussero i domini dell’Ordine alla sola Prussia orientale e ad alcuni possedimenti minori in territorio germanico.

Nel 1525 il trentasettesimo Grande Maestro dell’Ordine, Alberto di Hohenzollern-Ansbach si convertì al luteranesimo assumendo il titolo di Duca di Prussia e i territori che rimasero dell’ordine divennero possedimenti del Sacro Romano Impero, del Ducato di Curlandia e Semigallia e di Napoleone Bonaparte (1809).

Nel 1929 la Santa Sede rese l’ordine una regolare congrega di canonici, dedita alla cura delle anime e alle opere di carità.

Sembrerebbe che in origine l’Ordine risalisse al 1099 quando un cavaliere tedesco ferito durante i combattimenti per la presa di Gerusalemme venne assistito e curato da una coppia di pelllegrini tedeschi, probabilmente mercanti, che decisero di dedicarsi all’ospitalità e all’assistenza dei pellegrini fondando un piccolo ospedale ed una cappella dedicata alla Vergine Maria; anche se l’ospedale venne distrutto con la caduta di Gerusalemme, esso venne ricostruito e dato in gestione a due religiosi tedeschi, ai quali se ne aggiunsero altri fino a diventare Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme.

L’attività dell’ordine si era talmente tanto evoluta che il Papa dell’epoca, Innocenzo III, assegnò loro il mantello bianco con la croce nera; nel giro di breve l’ordine venne esteso alla Terra Santa, Cipro, Grecia, Italia, Spagna, nel Sacro Romano Impero, nei Paesi Bassi e nei paesi baltici.

Dal taglio dell’abito (una veste nera per i monaci-cavalieri, un mantello nero per i sergenti d’arma), al tipo di alimentazione e al programma della giornata, ogni particolare della vita quotidiana del Cavaliere Teutonico era fissato da norme di una precisione cosi minuziosa quanto complessa, che non lasciava nulla al caso, all’improvvisazione e all’iniziativa personale.

In tempo di pace la giornata del cavaliere iniziava alle 5 in estate, alle 6 in inverno, con “l’ufficio di prima”, la cui liturgia si rifaceva alla regola di San Benedetto, poi veniva il “capitolo quotidiano”, infine una lunga serie di faccende che si modificavano con il variare del calendario liturgico.

A mezzogiorno, in linea di massima, aveva luogo il pasto principale, era preceduto da un Benedicite e da un Pater noster che venivano recitati in ginocchio, poi il frate lettore saliva in cattedra e cominciava la lettura delle Scritture; i cavalieri erano autorizzati a iniziare il pasto soltanto al segnale del Commendatore.

Il menù abbondante prevedeva carne di bue o di montone, accompagnata da un contorno di verdure. Il martedì, il giovedì e la domenica mangiavano uova e latticini, seguiti da due portate di verdure il lunedi, il mercoledi e il sabato; pesce il venerdi.

Erano previsti molti giorni di digiuno ma non significavano una privazione di cibo, soltanto un certo modo di preparare gli alimenti e una riduzione delle ore trascorse a tavola. Poichè i cavalieri dovevano essere sempre nella migliore forma fisica in vista di un combattimento, la regola vietava di privarsi di cibo, salvo autorizzazione speciale del Commendatore, al di fuori del Venerdi Santo, unico giorno dell’anno in cui i cavalieri dovevano nutrirsi solamente di pane ed acqua.

Era di rigore che i cavalieri dovessero tagliare pane e carne in pezzi ben precisi a causa dei poveri ospitati nelle commende, ai quali andavano gli avanzi. Per regolamento nessuno poteva alzarsi dal tavolo senza l’autorizzazione del Commendatore, tranne per motivi quali incendio, assalto del nemico o problemi di salute.

Questo valeva per il refettorio comune, quanto alla mensa dell’infermeria, riservata ai malati, essa prevedeva prescrizioni alimentari più rigide: niente farinacei o legumi che potessero provocare gonfiore, niente carne di bue, di scrofa o di animali castrati, pesce ma non anguilla, piccioni, verdure fresche ma niente cavolo.

La giornata del Cavaliere Teutonico terminava a mezzanotte con “l’ufficio delle vigilie” recitato (cantato nei giorni di festa) dal cappellano e dai cavalieri che sapevano il latino. Poi i fratelli venivano autorizzati a ritirarsi definitivamente, verso l’una e trenta, nel loro dormitorio.

In caso di guerra erano previste modifiche a tutto il programma, la regola precisava infatti che ogni volta che risuonava il grido di guerra, anche se erano occupati, i cavalieri dovevano dirigersi verso i loro cavalli e mettersi a disposizione del Maresciallo e del Gran Maestro. Per tutta la durata dei combattimenti, i cavalieri non potendo assistere alle cerimonie regolari, dovevano, per quanto possibile, sostituire le ore canoniche con la recitazione di un certo numero di Pater noster.

A cura di Barbara Comelato – Foto Imagoeconomica

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